BOLOGNA – Sono stati tagliati questa mattina a Bologna i quattro alberi all’interno del cantiere del Museo dei Bambini, nel quartiere Pilastro di Bologna: un abbattimento al centro di un braccio di ferro che va avanti da tempo, con residenti e attivisti contrarissimi e decisi a osteggiare l’abbattimento degli alberi e il progetto. Questa mattina, durante le operazioni di taglio degli alberi, c’erano le forze dell’ordine schierate da una parte e cittadini dall’altra. Ad opporsi alla realizzazione del Museo dei bambini è il comitato cittadino ‘Mubasta’, nato nei mesi scorsi, che riunisce residenti e persone contrarie alla realizzazione della struttura all’interno del parco Moneta-Mitilini, un progetto che considerano “calato dall’alto” e che rovina e stravolge un parco a cui ruotano attorno tante possibilità di aggregazione sociale. Ma oggi gli alberi, alla fine, sono stati abbattuti, tra camionette della Polizia, Digos, Vigili del fuoco e vigili urbani: i lavori sono iniziati all’alba e conclusi in mattinata.






Contro il progetto portato avanti dal Comune, i residenti contestavano il consumo di suolo di circa “1.300 metri quadri”, peraltro all’interno di un’area verde, e il taglio di alberi sani proprio al centro del parco. I fusti da sacrificare dovevano essere quattro, “in realtà abbiamo scoperto stamattina che sono cinque, perché ce n’era uno malato, e quindi non si sa mai: lo togliamo”, attacca Laura Pasotti, portavoce del comitato cittadino Mubasta. Nove, invece, “sono quelli piccoli che invece verranno trapiantati, quindi spostati fuori dal cantiere”, e alcuni di questi “erano stati piantati due anni fa in compensazione ai lavori della caserma, che aveva già ridotto le dimensioni del parco notevolmente”.
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LA RABBIA DEI RESIDENTI CON FISCHIETTI E PENTOLE
Saputo che nel parco erano arrivati gli operati, questa mattina attivisti del comitato sono accorsi e si sono piazzati in presidio al parco, dove si affaccia la biblioteca comunale Luigi Spina, sotto gli occhi delle Forze dell’ordine. Una cinquantina gli attivisti. Uno di loro ha tentato di entrare all’interno del cantiere, ed è stato identificato e portato in Questura, e poi rilasciato, fa sapere Pasotti. Ma rimane la rabbia dei residenti, che nel corso della mattina hanno assistito al taglio degli alberi, rumoreggiando e protestando con fischietti e pentole.
“NON CI FERMEREMO: QUEL PARCO È UN SIMBOLO DEL QUARTIERE E VA DIFESO”
Oggi pomeriggio era poi in programma un sit-in a Palazzo d’Accursio in occasione del Consiglio comunale, ma il comitato Mubasta ha deciso di annullarlo e rimanere al parco tutto il giorno. Parco che è “un simbolo di questo quartiere– continua Pasotti- è un luogo di socialità e di ritrovo per i bambini, c’è la biblioteca pubblica, qua c’è la Casa gialla, che è un’altra struttura in cui fanno attività per i ragazzini, è il nostro polmone verde. D’estate ci sono le persone anziane, c’è il campo da basket, il campo da calcio…”. E ora, gli attivisti contestano questo progetto “calato dall’alto” che ha visto un processo partecipativo con la cittadinanza solo sulla carta, visto che il confronto “ha coinvolto “due classi delle scuole elementari Romagnoli, qualche genitore e qualche associazione del territorio e basta”.
“Mi piange il cuore vedere che hanno tagliato gli alberi, speravo che non si arrivasse a questo punto- conclude Pasotti- però c’è ancora da difendere il parco, e quindi il fatto che abbiano tagliato l’albero e non ci fermerà: non vogliamo che venga edificato, non vogliamo trovarci un edificio di tre piani davanti a casa”.
FIGLIO LUIGI SPINA: “TRADITO PATTO COMINCIATO CON MIO PADRE”
Un parco “pieno di storia, che venne difeso 60 anni fa dai primi abitanti del quartiere, tra i quali il signore a cui è intitolata la biblioteca qui alle mie spalle, che era mio padre”. E adesso, cantierizzato e con gli alberi al centro tagliati, per fare posto al progetto del Museo dei Bambini portato avanti dal Comune, “il polmone verde di questo quartiere viene devastato”. A parlare è Sergio Spina, presente oggi al presidio del comitato Mubasta al parco Mitilini-Moneta-Stefanini, nel giorno del taglio dei quattro grandi alberi previsto dal progetto. È il figlio di Luigi Spina, che nel 1966 fu il primo presidente del comitato inquilini del rione Pilastro, e che insieme ai cittadini, a fronte della previsione di costruire un’altra striscia di case proprio dentro al parco, con scuole e supermercati, e riuscì a ottenere invece una variante del piano regolatore, spostando i nuovi edifici dietro all’area verde.
“Si prevedeva una grande cementificazione fino alla via San Donato, salvarono il parco. Allora e oggi ci ritroviamo nelle stesse condizioni, in un parco che è stato già devastato dalla costruzione di un’immensa caserma dei Carabinieri, adesso dal Muba, la previsione che venga attuato il parcheggio scambiatore per il tram, e quando finalmente troveranno i soldi per il tram, arriverà anche il tram”, sottolinea Spina. Ma è la risposta delle Istituzioni a essere diversa.
“L’AMMINISTRAZIONE È SORDA”
“La differenza oggi rispetto a sessant’anni fa è che allora c’era un’amministrazione che, seppur paternalistica, era in grado di ascoltare la popolazione che qui viveva, anche perché erano buona parte dei suoi elettori. Oggi abbiamo una amministrazione che è completamente sorda, che non ha proposto nessuna consultazione, e questo è il primo vero tradimento, oltre alla devastazione ambientale che ci si prospetta”. In questo senso, le ricadute di questi lavori impatteranno anche sulla vita degli abitanti della zona. Si tagliano i rami degli alberi, “ma si stanno recidendo anche le relazioni sociali di questo quartiere e la relazione sociale di questo quartiere con le istituzioni di questa città. Sono ferite gravissime che vanno e accompagnano la devastazione ambientale e la stesa di cemento e asfalto che ci aspetta dopo”.
Questo, prosegue Spina, è infatti “anche un luogo di storia e di socialità per gli abitanti del quartiere”. Ha deciso di aderire al comitato Mubasta, perché “sono stato un abitante di questo quartiere per 30 anni, ho lavorato in questa scuola di quartiere fino a qualche anno fa e mi trovo a solidarizzare con gli abitanti del Pilastro”. Spina, insegnante, racconta di aver portato generazioni di ragazzi “ai musei civici bolognesi, al Mambo, al Museo della Musica a fare le attività che verranno in qualche modo riproposte qui”, in teoria previste al Museo dei Bambini. Ma qui “avevano però il posto dove, usciti da scuola, potevano vivere la loro vita liberamente in un parco”.







