ROMA – Con l’Iran bisogna trovare “una soluzione diplomatica”: è l’esortazione dell’alta rappresentante per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, intervenendo sulla crisi tra Iran e Stati Uniti nel corso del Consiglio Affari esteri che si tiene oggi a Bruxelles. “L’Iran sta attraversando un momento di debolezza inedito- ha detto Kallas nel suo intervento- e noi dovremmo davvero approfittarne per trovare una soluzione diplomatica”. Giovedì riprenderanno a Ginevra i colloqui sul nucleare, il terzo round dopo i due già avvenuti a febbraio, in cui ci si aspetta la presentazione di una bozza di accordo. Ma dal presidente Donald Trump continuano ad arrivare moniti di un possibile attacco armato, che indiscrezioni di stampa davano già per il fine settimana appena trascorso. Ora si parla anche di un’operazione volta a eliminare direttamente la guida suprema iraniana Ali Khamenei e suo figlio Mojtaba. Lo riferisce l’agenzia statunitense Axios citando funzionari di Washington, secondo cui un piano per uccidere i due esponenti della Repubblica islamica sarebbe stato presentato a Trump qualche giorno fa.
La stessa testata riferisce anche che l’amministrazione americana sarebbe ancora disponibile ad accettare un accordo, se Teheran acconsentirà a portare avanti un programma di arricchimento dell’uranio esclusivamente “simbolico”. Khamenei ha più volte affermato che l’Iran non rinuncerà al diritto di portare avanti un proprio programma nucleare e quindi all’arricchimento dell’uranio, sebbene dopo gli attacchi subiti da Israele nella guerra di giugno, tutti gli impianti e le infrastrutture atte a questo scopo siano state distrutte. Venerdì, in una intervista ai media locali, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha tuttavia affermato che i negoziatori statunitensi non avrebbero affatto chiesto a Teheran di accettare un arricchimento zero, nonostante dall’amministrazione Trump emerga questa linea. Il governo iraniano deve intanto fare i conti anche con le proteste interne: ieri migliaia di studenti universitari hanno organizzato sit-in e manifestazioni all’interno di diversi atenei del Paese, sia per chiedere la fine della repubblica degli ayatollah, sia per commemorare i manifestanti uccisi nelle proteste di dicembre e gennaio. Si tratta delle prime iniziative di protesta dai fatti delle settimane scorse. L’emittente Bbc riferisce di aver verificato la veridicità di diversi video che mostrano momenti di tensione con altri dimostranti pro-governativi.







