Da nord a sud lavoratori dello spettacolo in protesta: “Riaprire in sicurezza”

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Landini: "Introdurre i livelli essenziali di cultura, per garantire che in ogni territorio, comune, regione, ci siano servizi culturali e di spettacolo"
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di Luca Monticelli, Nadia Cozzolino, Micol Brusaferro, Mario Vetere, Sara Forni

ROMA – I lavoratori dello spettacolo scendono nelle piazze italiane per chiedere al governo la ripartenza in sicurezza del settore. Da Torino a Palermo sono centinaia gli artisti, ma anche tecnici e scenografi che si appellano all’esecutivo Draghi. Il mondo della cultura e degli spettacoli dal vivo è in ginocchio. I ristori non bastano più, i sindacati auspicano che le attività possano riaprire in sicurezza.

“È un momento assolutamente drammatico per il mondo della cultura, dello spettacolo e delle arti, ma anche un momento in cui dobbiamo guardare alle opportunità per salvare questo settore cosi’ importante”, ha detto la leader della Cisl, Annamaria Furlan. “Bisogna investire e creare le condizioni perché i teatri e i cinema possano essere riaperti in sicurezza”, ha sottolineato. Furlan ricorda un vecchio canto delle lavoratrici tessili di inizi ‘900 che diceva: “Vogliamo il pane ed anche le rose, ecco, allo stesso modo, il pane, il reddito, il lavoro, la cultura come pane quotidiano per l’anima, per noi questo è fondamentale. Per il sistema paese e per tanti lavoratori, spesso sconosciuti: conosciamo soltanto i grandi nomi, ma dietro ai grandi nomi ci sono migliaia di uomini e di donne che vogliono riprendere a lavorare e guardare al futuro. I ristori sono stati importanti ma purtroppo non sono arrivati a tutti e spesso in ritardo. Dobbiamo entrare in una logica di investimento nella cultura, che è centrale per il nostro Paese. Ne abbiamo bisogno tutti”, ha aggiunto Furlan.

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Covid, Luca Zingaretti: “Le istituzioni studino protocolli per riaprire i teatri”

Il segretario della Uil, Pierpaolo Bombardieri, si è rivolto al governo perché si impegni “con urgenza nel riaprire cinema e teatri in sicurezza”. E ha evidenziato: “Rilanciare il settore dello spettacolo significa non solo restituire a tutti gli operatori del settore sicurezza, reddito e professionalità, ma anche dare spazio alla crescita culturale del Paese”. Il numero uno della Cgil, Maurizio Landini, ha chiesto al governo di “riaprire le attività che rispettano le norme di sicurezza”. Inoltre “l’occasione del piano europeo contro la pandemia non deve essere sprecato: serve un investimento sulla cultura e sullo spettacolo“. Landini ha lanciato l’idea di “introdurre i livelli essenziali di cultura, per garantire che in ogni territorio, comune, regione, ci siano servizi culturali e di spettacolo“. Infine, al ministro Franceschini, Landini ha detto: “Ci ascolti: questo è un settore che ha un livello di precarietà senza eguali, quindi c’è un problema non solo di tutela del reddito, ma di garanzia di diritti minimi”.

NAPOLI, SIT-IN LAVORATORI SPETTACOLO: RIFORMA CONTRO PRECARIETÀ

“Oggi siamo nelle principali piazze italiane e chiediamo di aprire un tavolo di confronto ministeriale per una riforma del settore“. A sottolinearlo è Salvatore Cosentino, tecnico audio e componente del coordinamento arte e spettacolo Campania, rete che ha organizzato un sit-in fuori al teatro Mercadante di Napoli. A scendere in piazza attori, tecnici, musicisti, maschere che lavorano in cinema e teatri, ma anche titolari di aziende che si occupano di service nei settori dello spettacolo, concerti, danza, teatro. La manifestazione si è spostata per alcuni minuti fuori alla stazione marittima, dove i lavoratori hanno attuato un blocco stradale per alcuni minuti e poi si sono diretti in corteo verso la sede dell’accademia delle Belle arti. Davanti all’ingresso del Mercadante sono stati esposti due striscioni con la scritta “Il lavoro non è un favore” e “Le briciole aumentano la fame”, mentre sono diversi i cartelli e gli slogan di protesta contro il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. “Migliaia di lavoratori in quest’ultimo anno non hanno potuto lavorare. Molti sono stati esclusi dal bonus e la finta riapertura estiva non basta di certo a dare un salario a queste persone. Siamo in piazza – ha proseguito Cosentino – a un anno esatto dalla chiusura di teatri, locali, luoghi di concerti e spazi di musica. Il governo Draghi è appena nato, ma ha già chiarito quello che intende fare anche per nomine fatte: con Franceschini si vuole ripercorrere un passato che non ci piace e Brunetta torna al governo, una persona che qualche anno fa ha invitato i lavoratori dell’arte a cambiare mestiere”. “I bonus – ha aggiunto – hanno raggiunto solo una parte dei lavoratori ed erano cifre che bastavano forse a far sopravvivere una sola persona, non intere famiglie. I bonus non ci bastano, serve una riforma che eviti l’estrema precarizzazione del settore, un problema che esiste a prescindere dal Covid”.

Maria Francesca Di Costanzo, maschera del teatro Stabile, ricorda che nei mesi di apertura “si garantiva la massima sicurezza. Noi lavoriamo in un teatro con oltre 700 posti a sedere. Ma nei mesi di apertura c’erano 40 o 50 persone a sera. Lo spazio per il distanziamento c’era. Il nostro lavoro è mutato, da pura accoglienza siamo diventati un aiuto per la sicurezza. E non mi sembra che in teatro ci siano stati dei contagi“. Andrea Adinolfi è arrivato a Napoli da Cava de Tirreni, in provincia di Salerno, dove ha aperto “Casa Teatro” “un laboratorio – ha raccontato – dove si fanno corsi di recitazione per adulti e piccoli e una rassegna teatrale. Durante il Covid ho trasformato Casa Teatro in una ‘scatola scenica’ che permettesse agli artisti di scendere in strada per microspettacoli e il pubblico dà un’offerta a cappello”. A protestare anche le aziende che si occupano di service e allestimenti nel mondo dello spettacolo. In Campania sono circa 300 imprese “che non guadagnando più – ha spiegato Raffaele Vitale, presidente della Federazione aziende dello spettacolo della Campania – non possono più dare lavoro a tanti tecnici. È il buio più completo dal 23 febbraio dello scorso anno. I lavoratori sono a casa e con questo calderone dello streaming c’è lavoro per pochi. Ma diciamo chiaramente che il futuro non può essere lo streaming, in questo settore porterà con sé anche tanta disoccupazione”.

 SFOGATOIO BOLOGNA: “FACEVO EVENTI, ORA SONO PESCIVENDOLO”

“Ciao a tutti, sono Alfredo, ho 30 anni e per 15 sono stato organizzatore di eventi in Emilia-Romagna. C’è chi dice sia un artista, io preferisco non darmi questa definizione. Infatti oggi di lavoro faccio il pescivendolo”. “Ciao, sono Oliver, faccio il tecnico luci da 24 anni e vorrei tornare a fare il mio mestiere esattamente come lo fanno ristoranti, palestre, chiese e altri luoghi di piccola e media aggregazione”. Brevi note vocali che in pochi secondi hanno reso perfettamente la situazione dei lavoratori dello spettacolo e della cultura che oggi, a Bologna come in altre 21 piazze d’Italia, si sono riuniti in un presidio per chiedere che vengano “rispettati diritti e dignità” e che il Governo attui delle misure concrete per aiutare chi, da un anno esatto, non sta più lavorando a causa dello stop agli eventi dovuto all’emergenza sanitaria.

A Bologna, in piazza San Giuseppe proprio dietro il Teatro Arena del Sole chiuso da mesi, c’erano circa 80 persone, che si sono riunite nonostante l’Emilia-Romagna da domenica sia in zona arancione, rispondendo alla chiamata del network ‘Professionisti spettacolo e Cultura – Emergenza Continua’ e della ‘Rete Intersindacale Risp’. Se molti professionisti mancavano per via delle limitazioni legate agli spostamenti da un Comune all’altro, altri, come testimoniano le note vocali trasmesse al microfono, oggi sono costretti a fare un lavoro diverso a causa del blocco del settore culturale. I professionisti dello spettacolo e della cultura chiedono una riforma del settore a livello ministeriale ma “ecco io credo che non possa essere Franceschini, che in questo anno si è dimostrato inadeguato a portare avanti una riforma dei lavoratori dello spettacollo perché fino ad adesso a Franceschini non gliene è fregato niente”, dice Cecilia Muraro di Adl Cobas, unico sindacato che oggi è sceso fisicamente in piazza al fianco dei lavoratori dello spettacolo (le altre sigle si sono organizzate questa mattina su Zoom, ndr). A un certo punto, la manifestazione si è interrotta a causa di un furto non riuscito. Dopo che due uomini si sono azzuffati davanti a tutti, Muraro ha ‘ironizzato’ al microfono, sperando che quella di rubare non sia la “fine” dei lavoratori dello spettacolo, da mesi senza stipendio. In piazza a Bologna presenti, ma defilati, anche l’attore Alessandro Bergonzoni e la consigliera di Coalizione Civica, Emily Clancy.

MONDO SPETTACOLO PROTESTA A TRIESTE: “TUTTI A RISCHIO”

Striscioni, cartelli, slogan scritti a penna su fogli e cartoncini. In Friuli Venezia Giulia i lavoratori del mondo dello spettacolo hanno protestato oggi a Trieste, con una manifestazione in piazza Unità d’Italia, promossa in modo unitario da Slc Cgi, Fistel Cisl, Uilcom Uil. “L’ iniziativa- spiegano le sigle sindacali insieme, in una nota- vuole dare visibilità al settore tutto, e senza distinzione di tipo di rapporto di lavoro, per alzare i riflettori sui rischi che il prolungarsi della pandemia e delle conseguenze gravi che potrebbero determinare chiusure definitive di teatri e cinema e la perdita di posti di lavoro e di molte professionalità importanti in tutti i comparti. Si propone- sottolineano- di dare un impulso mirato a tutti i soggetti in campo, per la ripartenza possibile e necessaria“. In un susseguirsi di interventi al microfono, sono state elencate le richieste più urgenti avanzate dal settore al Governo: finanziamenti con modalità e tempi certi di erogazione e un monitoraggio costante sui fondi, un recovery plan con investimenti nuovi e strutturali nel tempo per il settore della cultura, un sistema di protezione sociale con ammortizzatori adeguati per sviluppare l’occupazione e una tutela maggiore per previdenza e assistenza.

In piazza a Trieste sono arrivati da tutta la regione, attori, musicisti, cantanti, ballerini, titolari di scuole di danza, ma anche tante persone che lavorano dietro le quinte, agli allestimenti di spettacoli e concerti, oltre agli organizzatori di eventi. Tutti fermi ormai da un anno. Molti hanno evidenziato le grandi difficoltà legate anche all’impossibilità di effettuare una programmazione delle attività a breve e medio termine, che determina un senso di incertezza pesante verso il futuro. “Esprimo tutta la solidarietà- scrive in una nota il consigliere regionale Furio Honsell di Open sinistra FVG- e riconoscenza, ai lavoratori della musica e dello spettacolo che da oltre un anno sono tra coloro che hanno più subito le conseguenze lavorative della pandemia. Ci siamo molto impegnati per garantire loro i ristori attraverso un provvedimento che in molti ritenevano difficilissimo. È fondamentale- conclude- per la salute collettiva queste attività che possono aiutarci nell’elaborazione culturale autentica della sofferenza e degli sconvolgimenti di questa pandemia”.

REGGIO CALABRIA, LAVORATORI SPETTACOLO: “CI SIA DATA DIGNITÀ”

“Anche qui si è sentita la mancanza di eventi e di spettacoli, una condizione che si è ripercossa su tutte le persone lavorano nel nostro settore. Chiediamo quindi che ci sia data dignità e un riconoscimento per il lavoro che svolgiamo“. Così alla Dire il cantautore reggino Francesco Stilo del collettivo Malaerba oggi a Reggio Calabria nel corso dell’iniziativa Un anno senza eventi, promosso in 20 città italiane dalla Rete intersindacale professionisti dello spettacolo e della cultura (Risp) e promosso in Calabria da Approdi, lavoratrici e lavoratori della cultura e dello spettacolo. “Le difficoltà sono due – riferisce il regista ed attore Gaetano Tramontana di Spazio Teatro – una economica, una psicologica. Ma ci sono anche aspetti sociali, etici perché c’è il rischio di abituarci a vivere senza eventi, teatro, danza, musica dal vivo. Questo è un punto fondamentale perché speriamo che quando finirà tutto la gente abbia voglia di tornare a fruire dei nostri spettacoli”.

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