Draghi camomilla per Salvini, intanto è guerra tra (e dentro) i partiti

MARIO DRAGHI
L'editoriale del direttore Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – È guerra dentro e tra i partiti sulle riaperture, a partire dai ristoranti anche a cena e altre attività come cinema, teatri, palestre ecc. Oggi a Palazzo Chigi c’è stato un faccia a faccia tra il premier, Mario Draghi, e il leader della Lega, Matteo Salvini: “Mi ha chiamato Draghi, abbiamo parlato di riaperture”, ha detto Salvini al termine dell’incontro.

Ed è proprio sulla linea aperturista che ormai è guerra tra (e dentro) i partiti della maggioranza. Per Salvini “se c’è un problema a Brescia si interviene in provincia di Brescia, non fai un lockdown nazionale da Bolzano a Catania. Chiusure mirate, a differenza di quello che accadeva qualche mese fa dove si apriva o chiudeva tutto. E poi un ritorno alla vita”.

Ma che ne pensa Draghi? “Penso che ci sia voglia di cambiamento. Anche da questo punto di vista. Attenzione, cautela, se ci sono le terapie occupate non si scherza con la salute della gente. Ma alcune norme di buon senso mi sembrano palesi. Se non c’è rischio a pranzo, non c’è rischio a cena”, ha chiuso sul punto il capo del Carroccio.

La posizione di Salvini ha trovato un significativo appoggio: il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, esponente di spicco del Pd che al momento opportuno correrà per la segreteria Dem, ha detto che “la riapertura dei ristoranti alla sera proposta da Salvini, laddove non vi siano troppi rischi di contagio, è una richiesta ragionevole… dove le cose vanno meglio si può pensare di introdurre qualche elemento di flessibilità per alcune categorie”. Dichiarazione subito commentata dallo stesso Salvini: “Fa piacere trovare consenso trasversale su una proposta di assoluto buonsenso…”.

Una sintonia che ha scatenato la reazione del Pd a guida Nicola Zingaretti: “Ma la voglia di Salvini di riaprire tutto non è in contraddizione con le notizie che arrivano da Brescia, dalla bergamasca e dal cremonese? I ristoratori vanno sostenuti ma non resi complici dell’aumento dei contagi” tuona Pietro Bussolati, responsabile imprese e professioni del Pd.

E non sono schermaglie, ma i primi segnali del terremoto ‘Governo Draghi’ che nei prossimi mesi investirà tutte le forze politiche mettendo sottosopra carriere, ambizioni e leadership. Ad esempio, la chiamata del leader della Lega a Palazzo Chigi, da fonti autorevoli era stata spiegata come “risposta alla sofferenza di Salvini, manifestata negli ultimi giorni con le sue sparate. Salvini -spiegano- rimasto fuori dal Governo sta cercando di ridimensionare Giorgetti, suo competitor interno. Draghi l’ha chiamato per dargli un po’ di visibilità e di peso“, aggiungono voci maliziose.

Fonti leghiste, da parte loro, confermano questa ‘sofferenza’ di Salvini anche con il cambio repentino in Lombardia del coordinatore della Lega: “Ha rimosso, senza congresso, il segretario Paolo Grimoldi, suo avversario storico, e ci ha messo il suo Fabrizio Cecchetti”. Insomma, sembra di capire, in attesa delle prossime battaglie, Salvini pensa a blindarsi a casa sua.

Anche nel Pd si cominciano ad affilare le armi e, sotto traccia, è un fiorire di accuse, anche pesanti: “Salvini, Bonaccini e Renzi, stanno lavorando insieme”; “Guardate le pose di Salvini e Bonaccini, si atteggiano a Duce del nord e a quello dell’Emilia-Romagna”. Ormai da parte dei ‘zingarettiani’, è la replica, “si vedono e agitano fantasmi dappertutto. D’altra parte col Pd che sprofonda verso il basso, magari fosse il 18 per cento, e col M5S al 10% c’è poco da dire: siamo di fronte al fallimento dell’attuale linea politica del segretario Zingaretti“.

Anche a livello territoriale si combatte tra i Dem: a Firenze gli ‘zingarettiani’ hanno attaccato la segretaria regionale, Simona Bonafé, e sono passati all’opposizione. E nel M5S? Non ne parliamo. Si litiga sui sottosegretari da nominare; si litiga con i parlamentari espulsi che ora promettono ricorsi a pioggia e cercano di riorganizzarsi in gruppi autonomi. 

Si cercherà di porre rimedio ‘tirando’ dentro l’ex premier Giuseppe Conte: “Bisognerà aspettare ancora qualche giorno, poi si chiarirà- spiega una fonte ‘grillina’- cambieremo lo statuto, si nominerà questa nuova segreteria con dentro Conte e questa lo potrebbe nominare Presidente. A quel punto sarà la forza del personaggio a trasformarlo di fatto in Capo politico del Movimento”.

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