Kaabour (Conngi): “Formare al ‘diversity management'”

Il presidente parla alla 'Dire': "Con Luiss e Diaspore, in rete con aziende"
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ROMA – I giovani con background migratorio possono contribuire a “dare sostanza” a una visione internazionale, anche in chiave di ‘diversity management’, come figure aziendali con le competenze per definire offerte e alleanze ad hoc per nuovi mercati: parole di Simohamed Kaabour, presidente del Coordinamento nuove generazioni italiane (Conngi). L’occasione dell’intervista con l’agenzia Dire è un webinar dal titolo ‘Italian and African geopolical perspectives’. Organizzato dalla Luiss Guido Carli, è il secondo appuntamento del ciclo Diaspora Program, con un focus sui talenti di origine straniera in un’ottica di accentuazione dell’internazionalizzazione dell’ateneo e delle proposte universitarie dell’Italia.

“Negli ultimi anni sta crescendo l’attenzione per il ‘diversity management’ da parte delle aziende” sottolinea Kaabour. “Si cercano figure nei team in grado di parlare lingue differenti e di interagire grazie alle loro competenze sociali e culturali con imprese anche dall’altra parte del mondo; questo matching è decisivo per poter proporre servizi che si adattino al meglio ai nuovi clienti e ai nuovi contesti globali”. Secondo questa lettura, i giovani con background migratorio sono “ponti” ideali per rilanciare l’industria in Italia, nel cuore di “uno spazio euromediterraneo”, e “anche al di fuori dell’Italia”.

Il ciclo della Luiss contribuirebbe allora a “dare sostanza” a una visione internazionale. “L’Università forma in Italia persone che possono avere le chiavi giuste per lavorare ovunque” dice Kaabour. “Un fenomeno, questo, che non va pensato come fuga di cervelli ma come sinapsi che si spostano da un punto all’altro e che creano un movimento globale e una trasformazione con impatto su più fronti, nella società e nelle comunità”.

Il presidente del Conngi parla di “visione glocale”, per la quale “l’azione nel piccolo deve sempre guardare alle conseguenze e alle cause di ciò che accade altrove”. Secondo Kaabour, “le persone di origine straniera hanno questo ruolo, che ne siano consce o meno” e “le università devono farsi promotrici di percorsi di formazione che sappiano anche superare alcuni stereotipi”.

Un impegno, questo, che incrocia i percorsi della cooperazione internazionale allo sviluppo. “In Africa e altrove nel Sud del mondo ci sono atenei che offrono possibilità di altissima formazione” dice Kaabour. “Università come la Luiss possono allargare gli orizzonti culturali attraverso la messa in rete con altre istituzioni, contribuendo a valorizzare le potenzialità di altri Paesi e dei loro cittadini”.

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