Il Pd litiga? Silvio Berlusconi fa il casting per trovare giovani candidati

di Angelo Di Silvio per www.dire.it Adelante con juicio. Silvio Berlusconi non conosce lo spagnolo. Si è sempre vantato di parlare un ottimo francese, un po' meno l'inglese, di sicuro non il tedesco. Eppure quale frase appare più azzeccata per il Berlusconi attuale se non quella attribuita dal Manzoni al cancelliere Ferrer, nel tredicesimo capitolo dei Promessi Sposi, che sprona il suo cocchiere ad attraversare due ali (non plaudenti, anzi assai agguerrite) di manifestanti? Avanti con prudenza
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di Angelo Di Silvio per www.dire.it

Adelante con juicio. Silvio Berlusconi non conosce lo spagnolo. Si è sempre vantato di parlare un ottimo francese, un po’ meno l’inglese, di sicuro non il tedesco. Eppure quale frase appare più azzeccata per il Berlusconi attuale se non quella attribuita dal Manzoni al cancelliere Ferrer, nel tredicesimo capitolo dei Promessi Sposi, che sprona il suo cocchiere ad attraversare due ali (non plaudenti, anzi assai agguerrite) di manifestanti? Avanti con prudenza. Partito mobilitato ma senza strafare. Perché i guai politici, e Berlusconi lo sa bene, in questo momento sono nel campo del Partito democratico. E non si risolveranno presto. Ma c’è un punto di domanda che angoscia l’ex presidente del Consiglio: adelante si, con juicio pure, ma per andare dove?

“Per ora il Presidente è impegnato nei casting dei giovani che vuole impiegare alla prossime elezioni”, si lasciano sfuggire alcuni senatori azzurri in una pausa dei lavori del Senato. Una frase che di per sé non appare come una censura, ci mancherebbe. Ma racconta due aspetti della difficoltà del berlusconismo moderno: quello di pensare che le elezioni (se e quando arriveranno, con buona pace dello psicodramma del Pd) siano la panacea di tutti i mali e che ‘giovane’ sia necessariamente migliore di ‘vecchio’.

L’ex premier è convinto che bisogni prepararsi a ogni evenienza. Pronta quindi la proposta di legge elettorale: proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione che supera il 40% di voti validi; no senza se e senza ma alle preferenze, fonte di ogni corruttela, capo della coalizione scelto direttamente dagli elettori; recupero del miglior perdente.

Partito pronto anche sul campo della scuola (più dolori che gioia per il Governo Renzi) con il trio Polverini – Centemero- Aprea a fare le pulci alle misure sull’alternanza tra istruzione e formazione. Fi mobilitata anche a fianco di un categoria storicamente a destra come quella dei tassisti, con un ecumenico Gasparri risoluto nel chiedere che il Governo “ascolti tutti”. Impegnatissimo Brunetta a chiamare a raccolta una lista di (potenziali) alleati lunga così (da Berlusconi a Fitto, Quagliariello, Nucara, Caldoro e Mario Mauro) per tornare a vincere ‘come a i bei tempi’.

Tutto vero. Cose che accadono in queste ore. Se il campo democratico, lacerato dalla scissione alle porte, rappresenta un’involontaria vittoria politica per le opposizioni,  quello moderato è agitato dall’incubo di non farsi travolgere dalla crisi della ‘politica’. Grillo e Salvini fanno paura. Ma se il primo è visto come il fumo negli occhi, il secondo è ancora il ‘nemico amatissimo’ con il quale la quadra non si è ancora trovata. Lega e Fi distinti e distanti, si sarebbe detto tempo fa. Con idee diverse su temi cruciali come l’Europa, l’immigrazione, le regole.

Eppure le foto dei consiglieri comunali milanesi di Fi con le banane gonfiabili in mano in segno di protesta contro la piantumazione delle palme in piazza Duomo la dice lunga sul ‘mood’ che gli azzurri dovranno inseguire se vorranno accaparrarsi anche il voto popolare che ora guarda all’altro Matteo. Ma è cosa nota che in politica, come nella vita, tra l’originale e la copia, gli elettori scelgono il primo.

 

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