Agricoltura e lavoro: asse Martina-Camusso per rivedere l’uso dei voucher

"Se i voucher in agricoltura vengono usati per prestazioni occasionali, bene, ma se vengono utilizzati solo per nascondere una vera assunzione, distorcono e l'abuso non va bene"
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ROMA – Rivedere l’uso dei voucher in agricoltura, uno strumento utile se ben usato, un metodo per coprire del lavoro nero aggirando i contratti se abusato. Susanna Camusso, segretario generale Cgil, e Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole, si trovano su posizioni comuni intervenendo al convegno ‘Attiviamo lavoro. Le potenzialità del lavoro in somministrazione nel settore dell’agricoltura’, oggi a Roma, organizzato da The European House Ambrosetti alla sala polifunzionale di Palazzo Chigi.

In base a un’elaborazione (dati Istat 2015) l’economia sommersa nel settore agricolo, rappresentata esclusivamente dal lavoro nero, ha raggiunto 5,1 miliardi nel 2013 ed è passata dal 15,2% del valore aggiunto agricolo nel 2011 al 15,4% nel 2013. Come ha ricordato nei giorni scorsi il presidente della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano, poi, i voucher hanno toccato un vero record nel 2015 con 115.000.000 di unità a fronte delle sole 500.000 nel 2008 (230 volte di più). Rivolta alle aziende Assosom, l’associazione delle agenzie per il lavoro, Camusso esorta ad essere “straordinariamente rigorosi” nel “combattere l’illegalità”, quindi “dovreste essere i primi con la bandiera contro i voucher”, perché “quello è una politica di immersione del lavoro”. Quindi, dice il segretario Cgil, “bisogna fare rapidamente un ragionamento sul fatto che la legalità dei rapporti di lavoro e l’equa retribuzione siano temi fondamentali”. In particolare, aggiunge Camusso, “nell’agricoltura possiamo dire che si è sommerso lavoro che prima era lavoro stagionale e regolare“. Insomma, conclude, “il voucher è nemico tanto delle agenzie” per il lavoro “oltre che della linea di demarcazione della legalità”.

Per parte sua, Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole raccomanda “una riflessione molto seria” perché “il tema dei voucher in agricoltura non va banalizzato” e serve “un’analisi molto veritiera della situazione per evitare dinamiche distorsive e pericolose”. Per questo, “e lo dico io che sto sul fronte della rappresentanza dei produttori- esorta Martina- è giusto riflettere su come i voucher in agricoltura sono stati utilizzati”. Il punto è che guardando le dinamiche dell’uso dello strumento “non posso non interrogarmi, quindi bene se si apre una riflessione su questo fronte, e io e Poletti andremo fin dove si può andare, perché si deve affrontare questa discussione anche per riperimetrare un po’ il rapporto tra sistema dei voucher e mondo agricolo” con “un set di proposte che aiutino anche l’impresa agricola a valutare altri percorsi riconosciuti”. Ad ogni modo, “sarebbe una follia raccontare” che il sistema dei voucher in agricoltura “ha fatto solo bene”, sì, “ha certamente risposto a una dinamica e in alcune situazioni è stata davvero un’operazione efficiente, detto ciò il sistema va messo in manutenzione”, conclude Martina.

D’accordo anche Cesare Rasizza, presidente di Assosomm, che si dice d’accordo. “Ci siamo trovati uniti nell’unica cosa che conta: la legalità nel posto di lavoro e la correttezza sul posto di lavoro”, quindi “se i voucher vengono usati per prestazioni occasionali, bene, ma se vengono utilizzati solo per nascondere una vera assunzione, distorcono e l’abuso non va bene”.

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