Disfunzione erettile, a Bologna si ridona la piena capacità con le protesi peniene

Policlinico 'riferimento' in Italia: "Protesi meglio di farmaci"
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ROMA – Le protesi peniene, come testimoniato da più casi, “si sono dimostrate affidabili e sicure” ridando “ai pazienti con disfunzione erettile un’attività sessuale completa e soddisfacente”. Su questo aspetto, “estremamente delicato perché riferito alla sfera più intima delle persone, le statistiche confermano che la soddisfazione dei pazienti e delle rispettive partner dopo l’impianto di una protesi peniena è superiore al 90%, laddove la soddisfazione per analoghi trattamenti farmacologici non supera il 70%-75%”. Lo evidenzia il Policlinico Sant’Orsola di Bologna facendo il punto su una sua ‘specialità’ che lo rende riconosciuto come uno dei Centri di maggiore competenza in questo settore in Italia e uno dei pochi che effettua interventi di protesi peniene in regime di servizio sanitario nazionale. Introdotto da tempo, l’impianto di protesi peniene “risolve in maniera completa e definitiva il problema dell’erezione”.

I CORSI DI IMPLANTOLOGIA PENIENA

E il Policlinico promuove anche corsi avanzati di implantologia peniena per i giovani specialisti uro-andrologi interessati ad approfondire questa branca della chirurgia genitale maschile. L’Unità dipartimentale di Andrologia, diretta da Fulvio Colombo, ospita frequentemente corsi di live surgery con impianti di protesi peniene su pazienti idonei e selezionati, con condivisione delle informazioni e delle metodologie che consentono ai medici di acquisire competenze concrete e approfondite sulle nuove terapie biomedicali. “Va ricordato che la disfunzione erettile- precisa il Policlinico -clinicamente definita incapacità, ricorrente o costante, di raggiungere o mantenere un’erezione adeguata durante il rapporto sessuale- ha conseguenze devastanti per la vita quotidiana”, comporta “isolamento sociale e scadimento delle capacità lavorative e produttive“.

LE CAUSE DELLA DISFUNZIONE ERETTILE

La disfunzione erettile può essere indotta da interventi chirurgici a carico dell’apparato uro-genitale, ma può anche manifestarsi in soggetti non sottoposti ad interventi, anche di età giovanile, per i quali le terapie farmacologiche di tipo orale (le ben note ‘pillole blu’, o similari) o locale (vasodilatatori, iniettati direttamente nel tessuto del pene) risultino inadeguate o non praticabili. I dati più recenti segnalano che le patologie maschili che interessano l’apparato uro-genitale sono in continua crescita, con un significativo abbassamento dell’età di insorgenza. Questo sembra dipendere solo in parte dall’invecchiamento della popolazione, correlandosi anche a stili di vita non appropriati.

IL CARCINOMA PROSTATICO

“Il carcinoma prostatico, ad esempio, rappresenta la più frequente neoplasia- come si legge nella nota diffusa dal Policlinico Sant’Orsola di Bologna- nella popolazione maschile dei paesi occidentali”: in Europa, viene diagnosticato ogni anno a 450.000 uomini e in 90.000 casi comporta il decesso del paziente. La cura di questa neoplasia è in continua evoluzione e le tecnologie mediche sempre più avanzate hanno comportato grandi benefici in termini di guarigione e di sopravvivenza. Nonostante i progressi, gli interventi chirurgici necessari per eliminare la malattia prostatica possono però comportare conseguenze ed effetti collaterali quali, ad esempio, la disfunzione erettile: una percentuale ancora elevata di questi pazienti -dal 30 al 50% tra quelli sottoposti a prostatectomia radicale- possono sviluppare problemi di erezione, una patologia che -più o meno nel 20% dei casi- non risponde alla terapia farmacologica. 

Allargando l’orizzonte tra i maschi Europei si stima che, complessivamente, la disfunzione erettile possa colpire circa il 50% degli uomini sessualmente attivi, nella fascia di età superiore ai 50 anni”. “Per fortuna, i progressi della scienza medica- segnala il Policlinico- hanno consentito di mettere a punto soluzioni biomedicali estremamente affidabili, venendo così in aiuto anche di quei pazienti per i quali le terapie farmacologiche non siano più efficaci, oppure siano controindicate. Una delle soluzioni di comprovata efficacia è rappresentata dall’impianto di protesi peniene”.

COME AVVIENE L’IMPIANTO

L’impianto di una protesi peniena consente la piena ripresa funzionale e ridona la possibilità di avere rapporti completi. L’intervento prevede l’inserimento di due piccoli cilindri (protesi idrauliche) nelle due camere di erezione del pene, i corpi cavernosi. Questo permette un’erezione virtualmente non difforme da quella naturale, con la medesima sensibilità e capacità di eiaculazione riscontrabili in precedenza e con immutata funzione urinaria. Le protesi e il piccolo dispositivo di controllo vengono inseriti in modo da non risultare visibili, un aspetto di vitale importanza per la rassicurazione dei pazienti e la piena accettazione dell’impianto. “I pazienti idonei agli impianti di protesi peniene” commenta il professor Fulvio Colombo, direttore dell’Andrologia del Sant’Orsola “presentano spesso patologie cardiovascolari o metaboliche, come il diabete, o possono essere reduci da interventi urologici a carico del bacino. Infine, possono essere pazienti che hanno risposto per molti anni alle terapie farmacologiche che non risultano ora più efficaci. Per questo, è importante proporre soluzioni alternative che ridiano speranze e qualità di vita”.

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23 Gennaio 2020
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