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Musica, Top 50 del 2021: per la prima volta le donne sono maggioranza

musica
Il miglior disco per i critici è 'Sometimes I Might Be Introvert', splendido lavoro della rapper londinese Little Simz
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ROMA – Little Simz, Michelle Zauner (Japanese Breakfast), Olivia Rodrigo, Arlo Parks, Rebecca Lucy Taylor (Self Esteem). Il presente della pop music è loro. E di tante altre. Per la prima volta dal 2009 (da quando, cioè, il sito www.anydecentmusic.com compila una super classifica di fine anno aggregando i giudizi di tante riviste e siti di musica) le donne sono maggioranza nella top 50 dell’anno che va a concludersi. Parliamo dei voti della critica specializzata, quella dedicata quasi esclusivamente all’universo musicale anglofono, quella che nell’epoca di Spotify si occupa ancora di recensire e raccontare gli album.

Dal 2009 il sito anydecentmusic raccoglie e somma le classifiche delle riviste e dei siti musicali più rispettati e letti: Pitchfork, Mojo, Nme, Rolling Stone, Uncut, Guardian e tanti altri. Parliamo di rock, pop, soul, rap, musica elettronica. I numeri della “graduatoria definitiva” non mentono: tra i migliori 50 dischi dell’anno sono 28 quelli dove una donna ha un ruolo da protagonista, anche come frontwoman di una band di uomini per esempio. E’ la prima volta dal 2009 che il genere maschile è minoranza. Il miglior disco per i critici è ‘Sometimes I Might Be Introvert’, splendido lavoro della rapper londinese Little Simz. Arrangiamenti grandiosi, campionamenti importanti e testi tra il politico e il personale; un grosso passo avanti per la 27enne di origini nigeriane. Nell’anno in cui il più grande della black music contemporanea (Kanye West) ha pubblicato un mezzo flop, il disco di Little Simz lascia intravedere un futuro glorioso, senza confini né etichette.

Nella top ten del 2021 sette dischi su dieci hanno un’impronta femminile fondamentale. Mai così tanti. Nel 2009, per dire, erano tre. Quest’anno ci sono il pop di Olivia Rodrigo e Self Esteem, il rock di Japanese Breakfast e Dry Cleaning, il soul di Arlo Parks. Il riconoscimento di tante, bravissime artiste è in atto da qualche anno. Sono i numeri a dirlo. Tra il 2009 e il 2016 tra i migliori 50 dischi dell’anno quelli incisi da donne sono sempre stati tra gli 11 (il minimo, nel 2009 e nel 2010) e i 17 del 2015. Molti meno della metà. Negli ultimi quattro anni il salto in avanti: 19 nel 2017, 21 nel 2018, 25 nel 2019 e nel 2020. Quest’anno il sorpasso. Grazie ai lavori di tante musiciste. Alcune già superstar, come Adele, Lana Del Rey, Billie Eilish, St. Vincent. Altre all’esordio, come PinkPantheress le già citate Olivia Rodrigo e Arlo Parks. E poi il soul psichedelico di L’Rain, il pop cinematografico di Cassandra Jenkins, lo splendido ‘Ignorance’ dei Weather Station di Tamara Lindeman, l’r&b femminista di Jazmine Sullivan (‘Lost One’ è una canzone sublime: la fine di un amore che all’occorrenza può farsi metafora di un anno disgraziato, questo 2021, in cui in tanti hanno perso qualcuno o qualcosa). Il podio, poi, da qualche anno è una questione femminile. Nel 2018 al primo posto finì ‘Dirty Computer’ di Janelle Monae, nel 2019 ‘Norman Fucking Rockwell!’ di Lana Del Rey, nel 2020 ‘Punisher’ di Phoebe Bridgers, quest’anno Little Simz. E pensare che tra il 2009 e il 2017 solo due volte su 9 il gradino più alto era stato occupato da una donna: Pj Harvey nel 2011 con ‘Let England Shake’ e Fka Twigs con ‘Lp1’ nel 2014. 

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