Bombe d’acqua, dissesto e siccità: Anbi e Mipaaf a confronto

Intervista doppia tra Francesco Vincenzi, presidente Anbi, e il sottosegretario al Mipaaf, Giuseppe L'Abbate, organizzato dall'agenzia Dire.
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – “In questo momento di pandemia e forte crisi ci sono due certezze: la necessita’ di avere le cure e la disponibilita’ del cibo. Poprio per questo abbiamo proposto un piano di mitigazione di rischi e cambiamenti climatici, un piano che ripercorre la transizione verde che l’agricoltura dovra’ fare nei prossimi anni, la mitigazione del rischio idrogeologico e le tempistiche nel fare i progetti”. Lo ha detto Francesco Vincenzi, presidente di Anbi, Associazione nazionale dei consorzi di tutela e gestione del territorio e delle acque irrigue, durante il confronto organizzato dall’agenzia ‘Dire’ con il sottosegretario al Mipaaf, Giuseppe L’Abbate.

“Noi come consorzio di bonifica- ha aggiunto Vincenzi- abbiamo progettato oltre 4 miliardi di opere, che abbiamo messo a disposizione del Paese, opere che vanno a incrementare le infrastrutture irrigue ma vanno anche ad ammodernare e risolvere problemi antichi, che nascono spesso dall’inefficienza del sistema di invasi che, a causa anche di una normativa che non sempre coincide con le necessita’, oggi non sono nella piena potenzialita’”.

“Un altro tema che abbiamo a cuore- ha proseguito il presidente Anbi- e’ la messa in sicurezza dal dissesto idrogeologico. Il ruolo dell’agricoltura nella sfida al dissesto idrogeologico e’ fondamentale. Gli agricoltori sono le vere sentinelle del territorio, in particolare nelle aree interne. Dobbiamo fare uno sforzo insieme al ministero dell’Agricoltura, al ministero dell’Ambiente e al ministero delle Infrastrutture per dare la possibilita’ al Paese, da Nord a Sud, di essere competitivo dal punto di vista delle opere, mettendo in campo una progettazione che possa ricevere risorse adeguate alle sfide del futuro: sostenibilita’ economica, ambientale e sociale. Se riusciamo a mettere insieme ministeri, Regioni, Comuni, il territorio puo’ essere una straordinaria opportunita’ per il Paese e per le nuove generazioni“.

Per il sottosegretario L’Abbate, al centro c’e’ il tema “dello scarso utilizzo delle acque reflue, in quanto prolungare il ciclo di vita dell’acqua genera impatti positivi sull’ambiente perche’ riduce i prelievi dai corpi idrici naturali e l’uso di fertilizzanti di sintesi. L’Italia, insieme a Grecia e Spagna, riutilizza tra il 5 e il 12% delle acque reflue, con ampi margini di ulteriore incremento. L’Italia e’ stato uno dei sette Stati membri a dotarsi gia’ dal 2003 di un sistema normativo che regola il riutilizzo. L’approvazione del nuovo regolamento europeo sul riuso delle acque a fini irrigui, adottato di recente dal Parlamento europeo, rappresenta un importante traguardo anche per il nostro Paese. Studi hanno dimostrato per l’Italia un potenziale riutilizzo di acque reflue depurate di circa il 50%, considerando solo la vicinanza dei depuratori alle aree agricole potenzialmente da servire indipendentemente dai costi. Si tratta di un valore potenziale che dipende dalla compatibilita’ tra il tipo di trattamento effettuato dall’impianto e le condizioni ambientali e agronomiche delle aree agricole limitrofe”.

“Con il nuovo regolamento- ha aggiunto il sottosegretario- si dovrebbero rimuovere diverse criticita’, definendo regole comuni a tutti gli Stati membri, prevenendo i potenziali ostacoli alla libera circolazione sul mercato interno di libero scambio di prodotti agricoli irrigati con acque reflue. Al contempo tali regole, finalizzate alla tutela della salute umana e dell’ambiente da qualsiasi forma di contaminazione, unite all’obbligo di garantire trasparenza e pubblico accesso alle informazioni online sulle pratiche di riutilizzo delle acque nei rispettivi Stati membri, mirano ad aumentare la fiducia dei consumatori nei confronti delle pratiche di riutilizzo. Inoltre si contribuisce a superare la rigidita’ e complessita’ del vigente impianto normativo nazionale”.

Il Mipaaf ha partecipato al tavolo interministeriale di coordinamento istituito al livello nazionale che ha contribuito all’iter negoziale che ha portato all’approvazione del regolamento. L’obiettivo che ha guidato tale partecipazione e’ stato di considerare l’acqua riutilizzata come una fonte alternativa e integrativa per il settore agricolo. I prossimi step da attuare prevedono un veloce recepimento a livello nazionale del regolamento europeo sul riuso delle acque reflue in vista dell’avvio della programmazione Pos 2020 dei diversi fondi europei e nazionali. In particolare tramite la Pac occorrera’ cogliere tutte le opportunita’ per favorire l’attuazione del regolamento. Nel Recovery Plan il cluster acqua riporta il tema del riutilizzo irriguo dei reflui depurati”, ha aggiunto L’Abbate.

L’ABBATE: “TUTELA RISORSE IDRICHE SEMPRE PIÙ CENTRALE”

“Da diverso tempo denunciamo che l’applicazione della direttiva quadro Acque – che e’ del 2000 e sta entrando in vigore in questi giorni – nei Paesi del bacino del Mediterraneo d’Europa creerebbe problemi di competitivita’ e di tenuta del sistema agricolo nazionale e del sud del Continente” dice Francesco Vincenzi, presidente ANBI, nel corso del faccia a faccia con Giuseppe L’Abbate, sottosegretario al Mipaaf, organizzato dall’agenzia Dire.

Per Vincenzi e’ un sistema “che non tiene conto di quali siano gli effetti positivi dell’irrigazione, prelevando l’acqua dai fiumi per immetterla nel bacino all’interno dei nostri canali. Queste sono le sfide che ci preoccupano, non possiamo ragionare come alcuni Paesi del Nord Europa dove piove tutti i giorni. Il valore dell’irrigazione nei Paesi del Mediterraneo d’Europa deve essere un fattore distintivo della nostra agricoltura, che valorizza il nostro cibo e l’ambiente in cui viene prodotto”.

Secondo Vincenzi, “un tema da mettere in campo e’ l’efficientamento dell’uso dell’acqua. Tutti gli agricoltori sono pronti a vincere la sfida dell’efficientamento. Abbiamo bisogno di fare la battaglia insieme, siamo pronti a farlo, nel Recovery Plan ci sono tantissimi progetti che vanno a rimodernizzare e riconvertire quei sistemi in quei territori in cui si puo’ fare. Noi non siamo assolutamente d’accordo con chi dice che il riso si puo’ fare in asciutto, per noi il riso si deve continuare a fare con la sommersione delle risaie perche’ quell’acqua che immettiamo e’ un valore aggiunto per il territorio ma soprattutto per i territori limitrofi e per il sistema idrico del bacino. Dobbiamo aumentare la coltura irrigua nel nostro Paese”.

D’accordo il sottosegretario L’Abbate: “Il fattore acqua e’ determinante per l’agricoltura. Le condizioni meteorologiche di questa annata hanno influenzato la disponibilita’ idrica per il comparto agricolo. La primavera del 2020 e’ stata la primavera piu’ secca degli ultimi 60 anni quindi la capacita’ di gestione dell’acqua e la tutela delle risorse idriche sara’ sempre piu’ centrale nel futuro dell’agricoltura. In Italia l’irrigazione ha reso possibile lo sviluppo dell’agroalimentare italiano, punto di forza dell’economia del nostro Paese. Le opere di manutenzione del reticolo idrografico ad opera dei consorzi di bonifica assume quindi particolare rilevanza per la gestione di tali eventi”.

“La manutenzione del territorio- ha spiegato ancora il sottosegretario- per mezzo delle sistemazioni idrauliche agrarie e dei canali irrigui ad uso promiscuo offre quindi un beneficio alla collettivita’ in termini di sicurezza idraulica. Il Ministero delle Politiche agricole e’ fortemente impegnato a sostenere azioni finalizzate a cio’. Dal 2018 ad oggi sono stati finanziati oltre 1,1 miliardi di investimenti. Un’azione che proseguira’ anche nell’ambito del Recovery Fund, nella consapevolezza che l’acqua e’ e sara’ il tema dei temi anche nel prossimo futuro”.

DISSESTO IDROGEOLOGICO. ANBI: “MANUTENZIONE SIA VANGELO”

Il dissesto idrogeologico e i disastri causati dalle alluvioni, “sono problemi non irrisolvibili ma certamente complicati che vanno affrontati con lungimiranza, e, soprattutto, con la consapevolezza che la manutenzione ordinaria deve essere il vangelo per i prossimi anni”. A dirlo all’agenzia Dire e’ il presidente Anbi, Francesco Vincenzi, durante un intervista ‘doppia’ con il sottosegretario al Mipaaf, Giuseppe L’Abbate.

Secondo Vincenzi, “viviamo in un territorio difficile caratterizzato dalla presenza delle Alpi, degli Appennini, da territori sotto il livello del mare e nelle grandi pianure abbiamo subito un’urbanizzazione selvaggia, che non e’ piu’ tollerabile. Dobbiamo capire che la piu’ grande manutenzione di cui il Paese ha bisogno e’ la manutenzione ordinaria e straordinaria per la sicurezza del territorio da una parte e per la redistribuzione dell’acqua nei momenti di siccita’, dall’altra. La politica da questo punto di vista deve dare delle risposte e noi ci siamo messi a disposizione con una progettualita’ e con quella conoscenza del territorio che nessun altro possiede. Grazie al nostro lavoro infatti, tutti i difficili territori del Paese restano all’asciutto. Tuttavia di fronte ai cambiamenti climatici che stiamo vivendo con delle piogge che superano i 400 mm l’anno, anche il nostro sistema a volte va in crisi”.

I fenomeni alluvionali e le lunghe siccita’ che caratterizzano il nostro Paese sono un problema ormai reale anche secondo il sottosegretario L’Abbate: “In molte aree l’attivita’ di gestione forestale di tutela del territorio dal rischio idreogeologico e’ integrata con quella irrigua. In questo contesto rendere efficienti le reti di infrastrutture irrigue rappresenta un’azione fondamentale per una corretta pianificazione dell’uso dell’acqua, cosi’ come il ricorso ad acque non convenzionali ad integrazione di quelle convenzionali. Nell’ambito del Recovery fund- ha aggiunto il sottosegretario- il Mipaaf ha scelto di candidare interventi diffusi sul territorio per migliorare la funzionalita’, la resistenza e la resilienza del sistema irriguo e forestale per la prevenzione dal dissesto idreogeoloco idreogeologico e dagli eventi climatici estremi”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»