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Un ponte che parla di pace tra Torino e Mogadiscio

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L'intervista a Abdullahi Ahmed, presidente dell'associazione culturale GenerAzione ponte, partito da Mogadiscio 13 anni fa e rifugiato in Italia, poi animatore a Ventotene del Festival dell'Europa solidale e del Mediterraneo
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ROMA – “Dalle 64 borse di studio per i ragazzi delle superiori del 2020 vogliamo passare a cento l’anno prossimo; e poi continuare con gli incontri, epistolari e virtuali, sui temi della pace“: è la prospettiva, italiana e somala, proposta dall’associazione culturale GenerAzione ponte. Con l’agenzia Dire ne parla il suo presidente, Abdullahi Ahmed, partito da Mogadiscio 13 anni fa, rifugiato in Italia e poi animatore a Ventotene del Festival dell’Europa solidale e del Mediterraneo.

In primo piano nell’intervista ci sono i progetti per sostenere giovani somali, chiamati con le loro famiglie a sostenere spese significative, anche di 60 dollari al mese, per poter frequentare istituti privati. “A causa della debolezza dell’offerta pubblica e delle tante difficoltà di un Paese che pure dopo la guerra si sta rialzando – sottolinea Ahmed – addirittura il 60 per cento dei ragazzi non frequenta le scuole superiori”.

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Ahmed parla di un suo viaggio a Mogadiscio a ottobre, occasione per sviluppare un progetto di cooperazione internazionale. Scambi epistolari e virtuali hanno connesso tra loro gli studenti del Liceo Cottini di Torino, dell’Istituto di scuola superiore “8 marzo” di Settimo Torinese e dell’Al Fajri di Mogadiscio. In evidenza i temi della pace, raccontata dai giovani italiani, e della guerra, spiegata dai loro coetanei somali, che pure vivono una situazione migliore rispetto a quella di anni fa.

Ahmed è stato a Mogadiscio nell’ambito dell’iniziativa A.MI.CO. Award 2019, grazie al sostegno dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim). ‘Ponti tra generazioni’ è un progetto che ha due obiettivi principali: favorire un’alleanza Somalia-Italia e promuovere una cultura di pace a tutela dei diritti umani e delle libertà civili. “L’iniziativa nasce dal desiderio di valorizzare gli ideali del Manifesto di Ventotene e di trasmettere un messaggio di pace ai giovani nati e cresciuti durante la guerra civile somala, portando loro la testimonianza del continente europeo che, in un momento di estremo conflitto come quello della Seconda guerra mondiale, è riuscito a ideare e realizzare una rinascita a livello politico e sociale” spiega Ahmed. “Oltre a garantire l’accesso all’istruzione di un gruppo di giovani studenti somali attraverso borse di studio, sono stati ideati scambi con gli studenti italiani; questi ultimi avranno modo di confrontarsi con l’importanza di quei diritti che spesso vengono dati per scontati: il diritto allo studio e la libertà di movimento”.

Secondo Ahmed, “GenerAzione ponte si impegna a far fronte a tre degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, parte delle azioni da intraprendere per l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite”. Nello specifico, i “goal” di riferimento riguarderebbero un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, la riduzione delle disuguaglianze e l’impegno per pace, giustizia e istituzioni forti. “Nella capitale somala ho incontrato gli studenti della Zamzam Foundation, l’ente che garantisce l’istruzione a centinaia di giovani nel Paese” dice il presidente di GenerAzione ponte. “Con loro abbiamo parlato dell’importanza dell’esempio utopico del Manifesto di Ventotene e delle sfide generazionali che riguardano sia i giovani africani sia quelli europei”.

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