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Fischio d’inizio per israeliani e palestinesi: feriti nei conflitti, scendono in campo a Fano

Un gruppo di ragazzi portatori di handicap per l'amputazione di un arto sarà ospitato per circa dieci giorni grazie a un partenariato tra il Comune marchigiano e la Nazionale cantanti
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ROMA – A Fano, un progetto per unire con il calcio e la musica ragazzi israeliani e palestinesi feriti dal conflitto in Medio Oriente.

L’iniziativa ‘Potenti ed entusiasmanti fragilità’ nata da un partenariato tra il Comune marchigiano e la Nazionale cantanti e presentata a Roma, si pone come primo obiettivo un incontro a febbraio nella cittadina marchigiana, dove un gruppo di ragazzi israeliani e palestinesi saranno ospiti per circa dieci giorni.

Questi adolescenti, portatori di handicap per l’amputazione di un arto, “saranno coinvolti – spiegano gli organizzatori – attraverso un’azione di educazione tra pari e tutoraggio da parte della nazionale italiana di calcio amputati”.

Considerare la fragilità non come un limite, come avviene in alcuni casi, ma come un’occasione, una risorsa, un ponte relazionale”: è la sfida lanciata in un’intervista all’agenzia DIRE dal sindaco di Fano, Massimo Seri, intervenuto in conferenza stampa nella sede romana della Regione Marche. Insieme a lui, hanno presentato il progetto il parroco di Gerusalemme Ibrahim Faltas, Stefano Cimicchi della Fondazione Peres Center for Peace e della Fondazione Giovanni Paolo II, il tenore Fabio Armilato, l’atleta paralimpico Gianni Sasso, l’allenatore della nazionale italiana di calcio amputati Renzo Vergnani, il presidente della Federazione italiana sport paralimpici e sperimentali (Fispes) Sandrino Porru, l’attore e membro della nazionale attori Gian Guido Baldi.


Tra gli auspici dei relatori, quello che lo scambio al via a febbraio possa dare vita a una squadra internazionale di calcio per la pace, che prenda parte alle prossime Paralimpiadi con una performance.

A Fano “vogliamo portare bambini che hanno seguito amputazioni da bombe e mine” spiega alla DIRE l’allenatore della Nazionale amputati. “La mia idea è, oltre a insegnare a giocare a calcio a questi bambini, unirli insieme ai nostri, far capire che le barriere non sono da nessuna parte, i bambini quando giocano insieme non sono né palestinesi, né israeliani, né italiani”.

“La pace si costruisce con i fatti di pace” è il commento alla DIRE del parroco di Gerusalemme Ibrahim Faltas. “La Terra Santa e il Medio Oriente hanno bisogno di queste iniziative”.

di Giulia Beatrice Filpi, giornalista

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