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Parità di genere nell’arte. Cristina Comencini: “Non vogliamo essere come gli uomini, ma contare come loro”

La regista fa parte dell'Osservatorio del MiC nato per affrontare il tema: a un anno dalla creazione i dati raccolti dicono che c'è molto da fare

Pubblicato:22-11-2022 14:49
Ultimo aggiornamento:22-11-2022 14:49
Canale: Cultura
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(Foto da Facebook)

ROMA – Dalla musica al cinema, passando per la danza, la regia, la sceneggiatura. In tutti i settori della cultura sono ancora preoccupanti i dati sulla disparità tra uomini e donne. A svelarlo è il primo rapporto annuale dell’Osservatorio sulla parità di genere del ministero della Cultura. L’organismo, secondo in Europa dopo quello di esperienza decennale in Francia, nasceva il 24 novembre dello scorso anno con l’intento di studiare il tema, raccontarlo in termini numerici e poter iniziare a cambiarlo.

“Niente è come sembra”, si legge nel primo capitolo del rapporto e nelle successive 60 pagine quello che si scopre va ben oltre quello che si è già detto sul tema. Si ritrova, tre le righe, la completa invisibilità delle donne nel mondo dell’arte. “Dai dati non abbiamo avuto nessuna sorpresa. I numeri ci confermano che c’è molto da fare”, ha precisato alla presentazione del rapporto il direttore della direzione generale Cinema e audiovisivo del MiC Nicola Borrelli.

DATI CHE FANNO RIFLETTERE

Per citare alcuni numeri da esempio, nel 2020 il 18% dei documentari ha avuto registe donne, cifra che si è attestata all’11% se si parla di lungometraggi. “Non rivendico che ci sia stata un’ingiustizia, il mondo era prima senza di noi. Noi stiamo facendo una rivoluzione: stiamo entrando o meglio cercando di entrare in ogni settore dell’umano”, ha chiarito Cristina Comencini. La regista fa parte dell’Osservatorio insieme a colleghe come Cristiana Capotondi o Maria Pia Calzone.

“Non stiamo cercando di dire che siamo come gli uomini, ma che dobbiamo contare come loro”, ha aggiunto. Una riflessione che è ancor più forte se si pensa che anche la retribuzione media per giornata lavorativa nell’ultimo trienno ha dimostrato differenze di non poco conto. Per la regia, nello specifico, la differenza nel 2021 è stata di 81 euro.

Per questo, secondo la Comencini “l’Osservatorio è una cosa fondamentale. Se non conosciamo i dati le cose non vanno avanti, dobbiamo stare sul pezzo su queste cose. Prima ci si documenta, prima capiamo cosa succede nella realtà”. È chiaro che “la creatività femminile non viene raccontata, ci perdiamo questa ricchezza. E questo in tutti i settori”.

MENO RUOLI PER LE ATTRICI

Molti non sanno, a proposito di realtà, che – se si prende in analisi il mondo del cinema – la disparità tra uomini e donne cresce con l’avanzare dell’età delle interpreti. A rivelarlo è Maria Pia Calzone. Dai 50 anni in su si arriva anche al 30% di scarto. “Il nostro compito- ha chiarito- è quello di raccontare la realtà e, se possibile, anticiparla. L’arte influenza la realtà e in particolare il mondo dell’audiovisivo che entra prepotentemente nelle case delle persone. Influenza il set di valori della società e quello dei bambini. In una società in cui la possibilità di accesso al mondo del lavoro, che per me significa la possibilità di raccontare delle storie e tanti nomi di donne, significa educare i nostri bambini a una società paritaria“.

LA SOTTOSEGRETARIA BORGONZONI: IMPORTANTE LA MEMORIA DELLE “DONNE CHE HANNO FATTO LA STORIA”

Cosa si può fare concretamente? Tutelare i nomi e la memoria delle donne importanti nella nostra cultura. Ne è certa Lucia Borgonzoni, sottosegretaria al MiC, intervenuta in collegamento. “Il compito che noi abbiamo- ha dichiarato- è quello di saper raccontare queste donne che hanno fatto la storia” per “portarle sotto gli occhi di tutti” e soprattutto “alle nuove generazioni” nelle scuole.

Sulla possibilità di sensibilizzare i più giovani sul tema della disparità si è espressa, in un videomessaggio, anche Cristiana Capotondi. Raccontare il mondo per poterlo cambiare è l’obiettivo. A tal proposito, è stato sottoscritto dal MiC un protocollo con l’Istat a supporto delle attività dell’Osservatorio. Quello che è stato fatto, intanto, è per la Capotondi, “Un primo passo per dotarsi di un metodo infallibile”.

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