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Sudan, il premier Hamdok torna alla guida del governo dopo il golpe militare

Abdalla_Hamdok
Il primo ministro, che era stato destituito dai militari lo scorso 25 ottobre, ha raggiunto un accordo con il presidente del Consiglio sovrano Al-Burhan, che si era insediato al suo posto
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ROMA – “Soddisfazione” per l’accordo sottoscritto in Sudan tra il presidente del Consiglio sovrano Abdel Fatah Al-Burhan e il primo ministro Abdalla Hamdok è stata espressa oggi dall’Unione Africana. In una nota si definisce l’intesa “un passo importante per il ritorno dell’ordine costituzionale prefigurato dagli accordi di Khartoum del 19 agosto 2019 che delineano la transizione democratica e consensuale” nel Paese.

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L’accordo prevede il ritorno di Hamdok alla guida del governo poche settimane dopo l’intervento dei militari, guidati da Al-Burhan, che lo avevano destituito il 25 ottobre. Da allora nella capitale Khartoum e in altre città del Sudan si erano tenute proteste di piazza e si erano verificati disordini. In scontri con i militari avevano perso la vita decine di dimostranti, che chiedevano il rispetto degli accordi e la liberazione di Hamdok, finito agli arresti.

SOCIETÀ CIVILE E OPPOSIZIONI BOCCIANO L’INTESA

“Rifiuto totale” dell’accordo per un nuovo governo post-colpo di Stato tra il leader dei golpisti e del Consiglio sovrano di transizione, il generale Abdel Fattah Al-Burhan, e il primo ministro Abdalla Hamdok, e quindi prosecuzione della mobilitazione di protesta in corso in Sudan dal 25 ottobre, data dell’intervento dell’esercito: è questa, all’indomani del raggiungimento dell’intesa, la posizione dei principali movimenti della società civile, di diversi partiti di opposizione e della Forces of Freedom and Change (Ffc). Quest’ultima sigla indica una coalizione composta dai movimenti che hanno animato la rivolta che nel 2019 contribuì al rovesciamento dell’allora presidente Omar al-Bashir, al potere da 30 anni, aprendo la strada alla transizione.

Stando a quanto riferisce il quotidiano Sudan Tribune, le componenti delle Ffc, che prima del golpe erano parte del governo ad interim, hanno rifiutato l’intesa tra Al-Burhan e Hamdok, così come si erano opposte ai negoziati tra i due nei giorni scorsi. Secondo l’alleanza inoltre, i militari responsabili del colpo di Stato del 25 ottobre dovrebbero essere giudicati per violazioni dei diritti umani in relazione alla morte di oltre venti persone nelle proteste delle ultime due settimane. Il rifiuto dell’accordo, articolato in 14 punti, ha trovato una sponda anche in partiti dell’opposizione come il National Umma Party, il più grande del Paese, e il National Congress Party (Ncp). Respingono l’accordo anche i movimenti che stanno animando le proteste di questi giorni, come ha annunciato sul profilo Twitter la Sudanese Porfessionals Association (Spa), un’organizzazione ombrello che include 17 sindacati in prima fila nelle proteste.

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