Cina, webinar all’American University: ‘Con XI torna a sognare’

Dall'ateneo romano spunti su gestione della pandemia e ordine globale
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ROMA – “Più a ovest andiamo più la Cina è mal interpretata e ci si dimentica da dove è partita e la crescita che ha avuto”: a dirlo oggi Giovanni Andornino, direttore del ToChina Hub dell’Università di Torino nonché vicepresidente del Torino World Affairs Institute. Adornino ha partecipato insieme con Zhang Jian – professore della Scuola di governo dell’Università di Pechino – a un webinar organizzato dall’American University of Rome (Aur) dal titolo ‘The Future of Global (Dis)Order and China’s National Rejuvenation’, con al centro proprio la Cina e il suo ruolo nel nuovo ordine mondiale. L’incontro è stato introdotto e moderato dalla professoressa Irene Caratelli, direttore del programma di Relazioni internazionali e politica globale di Aur, con il sostegno della professoressa Cecilia Sottilotta

LA PERCEZIONE DELLA CINA IN PATRIA E ALL’ESTERO

Tema cardine del webinar è stata la percezione della Cina in patria e all’estero nell’ottica della dottrina politica del presidente Xi Jinping. Adornino l’ha illustrata spiegando che i nuovi cinesi “sono persone molto ben educate, soprattutto storicamente, e ovviamente sono allineate alla visione politica del momento”. Secondo il direttore del ToChina Hub, “le persone che hanno un’educazione sanno che la Cina ha avuto secoli in cui è stata una potenza se non mondiale sicuramente in Asia”.

Il professore ha continuato: “I cinesi conoscono l’antica gloria della Cina e il periodo prospero che stanno vivendo è motivo di un nuovo orgoglio. Non pensano più di essere una nazione tra le tante. La maggior parte delle persone pensa che sotto Xi e con questa versione del Partito comunista nessuno potrà più dire loro cosa fare”.

Zhang ha concordato con questa analisi e ha introdotto il tema del “national rejuvenation” o “sogno cinese”, l’ideale di prosperità che Xi avrebbe “scelto e fatto diventare il suo marchio di fabbrica, lo slogan della sua idea politica”. Anche se a ben vedere, ha detto il professore, “Xi l’ha riciclato, è stato un motivo della politica presente durante l’ultimo secolo e anche con Deng Xiaoping. Il ‘national rejuvenation’ di Xi però riguarda per la maggior parte la politica internazionale: nessuno può dire ai cinesi cosa fare e come pensare. L’obiettivo sono gli Stati Uniti”.
Andornino ha descritto una Cina come mai prima d’ora attrattiva per tutti i cinesi in tutto il mondo. “I giovani cinesi in Italia – ha spiegato – si sentono più parte della Cina anche a causa delle leggi sulla cittadinanza in Italia che rendono più difficile sentirsi parte della nostra nazione”.

UNA NUOVA GUERRA FREDDA TRA CINA E USA?

Sulla possibilità di una nuova guerra fredda che veda coinvolti Cina e Usa entrambi gli esperti sono stati cauti, anche se hanno concordato sul fatto che si stia andando verso un mondo sempre più bipolare. Sia Adornino che Zhang non vedono all’orizzonte sconvolgimenti sul fronte cinese con la presidenza di Joe Biden: “Cambierà la forma ma non molto altro, soprattutto finché i democratici non avranno il controllo del Congresso non potranno fare molto” ha affermato Adornino. Anche per Zhang, “Biden non sarà un ‘game changer’, anche se cambierà molto le tattiche e i rapporti con gli alleati”.

LA CINA E LA PANDEMIA

Come ultimo tema Sottilotta ha introdotto il soft power della Cina durante la crisi pandemica, affermando che “non c’è dubbio che la Cina abbia gestito la pandemia meglio di tante altre nazioni”. Tesi che ha trovato conferme negli ospiti. Adornino, in particolare, ha definito il modello cinese “un ‘leninismo hi-tech’, un sistema ibrido che si basa sul controllo tecnologico”. Il professore ha aggiunto: “Questo sistema però ha permesso di ridurre i danni della pandemia”.

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22 Novembre 2020
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