Siria, prigioniero torturato a morte: accusati i mercenari russi

La storia riguarda l'assassinio di Mohammed Taha Ismail Al-Abdullah, meglio noto come Hammadi Taha Al-Buta, originario di Deir Ez-Zor
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ROMA – C’è l’ombra dei mercenari russi attivi in Siria al fianco del regime di Damasco dietro l’uccisione di un prigioniero siriano a Homs, avvenuta nell’estate del 2017. Lo confermerebbe un video che sta circolando sui social network e che in questi giorni ha attirato l’attenzione di stampa e istituzioni russe.

La storia riguarda l’assassinio di Mohammed Taha Ismail Al-Abdullah, meglio noto come Hammadi Taha Al-Buta, originario di Deir Ez-Zor. La sua famiglia, come confermano fonti della ‘Dire’, ne aveva perso ogni traccia nel 2017, dopo il suo ritorno in Siria e il suo arruolamento forzato nell’esercito del governo siriano. Mohammed aveva lasciato la Siria nel 2013 alla volta del Libano, dove aveva trovato lavoro in una fabbrica di mattoni.

Quando poi, nel 2017, il regime di Damasco aveva invitato i rifugiati in Libano a tornare, riferiscono le fonti, “lui ha accettato, credendo nella promessa di poter ricominciare la propria vita nella madrepatria”. Dopo meno di un mese, però, “la polizia lo ha arrestato e lo ha costretto a combattere al fronte, nell’esercito governativo, senza ricevere alcun addestramento preparatorio”.

Per questo Mohammed avrebbe deciso di disertare, ma i servizi di sicurezza lo avrebbero raggiunto nuovamente. A quel punto la famiglia ha perso i contatti, ma le successive ricostruzioni di stampa rivelano che l’uomo sarebbe stato riportato ad Homs, un’area posta sotto il controllo dei militari russi e in cui sarebbe operativo il gruppo Pmc Wagner. Si tratta di una società di mercenari al soldo di un uomo d’affari russo, Evgenij Prigozhin, implicato anche nell’inchiesta americana sulle ingerenze di Mosca nelle presidenziali del 2016. Pmc Wagner è operativo anche nel conflitto in Repubblica centroafricana.A “incastrare” il gruppo di contractor, un’inchiesta di Novaya Gazeta, testata russa molto critica nei confronti del governo del presidente Vladimir Putin. A partire dai video che i mercenari hanno realizzato il giorno in cui hanno torturato a morte Mohammed Taha Ismail Al-Abdullah, il quotidiano è riuscito a identificare anche uno degli aguzzini.

Durante il filmato si vedono i combattenti colpire ripetutamente il prigioniero, a calci o con un martello. Secondo Novaya Gazeta, i mercenari si scambiano battute e ridono mentre l’uomo piange per i colpi subiti. Registrata anche la parte in cui il corpo è dato alle fiamme.

A identificare il prigioniero siriano è stata la famiglia, grazie all’aiuto di una rete di attivisti siriani che raccolgono questo tipo di contenuti per documentare violenze e abusi dei vari attori – siriani e internazionali – attivi nel conflitto.

Sulla vicenda ieri è intervenuto anche il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, che in un punto stampa, senza smentire la presenza di mercenari russi in Siria, ha dichiarato: “In ogni caso, (questa storia, ndr) non ha nulla a che fare con le nostre operazioni militari in Siria, non c’è ragione quindi da preoccuparsi per la reputazione” della Russia. Interrogato sullo stesso tema anche oggi, Peskov ha ribadito: “Non abbiamo informazioni e relazioni con queste persone”. A chi chiede se il governo intenda aprire un’inchiesta, il portavoce ha replicato: “Non c’è nessuna risposta”.

Varie organizzazioni siriane per i diritti umani denunciano che dall’inizio del conflitto, nel 2011, decine di migliaia di siriani sono scomparsi perché catturati o uccisi dalle forze di sicurezza siriane oppure dai vari gruppi armati attivi sul terreno. Molti gli appelli, anche alla comunità internazionale, a fare chiarezza sulla loro sorte.
Denunciata anche la presenza di contractor stranieri, accusati di violenze e uccisioni.

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