Cooperazione, Maestripieri (Aics): “Avanti con i partenariati territoriali”

L'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) si prepara a presentare un nuovo bando e intende puntare sempre di più sulla valorizzazione del ruolo degli enti locali
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FIRENZE – Sono molti gli esempi virtuosi della cooperazione italiana nel mondo. A parlarne alla Dire, a margine di un convegno in corso a Firenze su ‘Toscana e cooperazione – da sviluppo locale a opportunità globale’, è il direttore di Aics, Luca Maestripieri.

“I partenariati territoriali sono sempre stati un fiore all’occhiello della cooperazione italiana, riconosciuto anche a livello internazionale per esempio in sede di esame Ocse/Dac” ricorda Maestripieri. “Noi in questo momento abbiamo situazioni importanti da citare, per esempio un sostegno che l’Anci sta dando alle municipalità libiche in un contesto così difficile come quello rappresentato da quel Paese”.

Un altro progetto esemplare riguarda il sostegno alle municipalità tunisine. Un impegno, sottolinea il direttore di Aics, acronimo di Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, “che vede la Regione Toscana protagonista”. E non si tratta di un mero caso perché, dice Maestripieri, “le aspirazioni, le esigenze dei nostri cittadini, dei nostri Paesi partner molte volte sono più facilmente conseguibili attraverso iniziative che vedano nelle autonomie locali il loro portatore di esperienze. Come Agenzia, dunque, crediamo molto nel ruolo dei partenariati territoriali”.

BARNI: TOSCANA INVESTE ANCHE IN MOMENTI DIFFICILI

Sul tema della cooperazione internazionale “la Toscana si sta muovendo come si è sempre mossa in passato. Ha investito molto e ha continuato a investire in cooperazione anche in momenti difficili. Si sta muovendo creando reti, collaborando con tutti i soggetti che a livello territoriale ma anche con gli enti locali che fanno cooperazione”. Così alla Dire la vicepresidente della Giunta regionale, Monica Barni, a margine del convegno ‘Toscana e cooperazione – da sviluppo locale a opportunità globale’.

L’iniziativa è stata organizzata dalla Regione insieme all’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). La partecipazione degli enti locali è pensata, dice Barni, “proprio per uscire dalla logica del microprogetto, per costruire insieme delle azioni che devono riguardare dei territori specifici. Lavoriamo in particolare sull’Africa del nord e subsahariana, ma anche in Libano e in Palestina, cioè nei Paesi dell’area del bacino del Mediterraneo, costruendo anche progetti su temi finora poco battuti”.

Secondo la vicepresidente, esempi concreti in questo senso sono “il co-sviluppo col coinvolgimento delle associazioni dei migranti presenti in Toscana, per un rapporto diretto coi territori dai quali provengono, i temi del business inclusivo e anche dell’avvicinamento del no-profit alla cooperazione e quelli della localizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile che riguardano sia la nostra regione ma anche i territori dove si fa cooperazione”. La una stella polare, sottolinea Barni, è il rispetto degli impegni fissati dall’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile.

AICS: PRESTO BANDO, MA MANCA VICEMINISTRO DELEGATO

L’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) si prepara a presentare un nuovo bando e intende puntare sempre di più sulla valorizzazione del ruolo degli enti locali. Ma c’è un’incognita, la mancata attribuzione all’interno del governo Conte della delega alla cooperazione. A sollevare questo aspetto è proprio il direttore dell’Agenzia, Luca Maestripieri, durante il convegno, a Firenze, ‘Toscana e cooperazione – da sviluppo locale a opportunità globali’.

L’idea di Aics, afferma Maestripieri durante uno dei panel dell’appuntamento organizzato dall’Agenzia e dalla Regione, “è di presentare al prossimo comitato congiunto un nuovo bando sulla base dei fondi che sono stati stanziati per il 2019 sul bilancio dell’Agenzia”. Purtroppo, aggiunge, “non abbiamo ancora un viceministro delegato alla cooperazione, questo inevitabilmente rallenta una serie di processi. Auspicabilmente speriamo che anche questo trovi presto una composizione”.

In modo da accelerare sui molteplici fronti sui quali Aics scommette: dalla progettazione urbana sostenibile agli alloggi sicuri e convenienti, e ancora sulla disponibilità di risorse idriche e di servizi igienico-sanitari per tutti, passando per la lotta ai cambiamenti climatici. Obiettivi che si muovono in coerenza con l’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile.

Per centrarli l’Agenzia conta sul rafforzamento del rapporto con le realtà locali, che possono farsi da tramite per portare avanti interventi in microrealtà. Cruciali su questo versante diventano i partenariati perché, spiega alla Dire, “sono sempre stato un fiore all’occhiello della cooperazione italiana riconosciuto a livello internazionale”.

Il progetto a beneficio delle città libiche, realizzato in sinergia con Anci, oppure quello con le municipalità tunisine “che vede la Regione Toscana protagonista” fungono da casi di scuola piuttosto eloquenti. La Toscana, dal canto proprio, ricorda la vicepresidente della Giunta regionale, Monica Barni, si sta muovendo in continuità col passato investendo molto e creando reti a sua volta con i territori e le istituzioni locali. Una partecipazione pensata, evidenzia Barni, “per costruire insieme delle azioni che devono riguardare dei territori specifici. Lavoriamo in particolare sull’Africa del Nord e subsahariana, ma anche in Libano e in Palestina, cioè in Paesi dell’area del bacino del Mediterraneo, investendo su temi finora poco battuti”.

Lo spettro degli interventi toscani è molto ampio, va dal co-sviluppo con iniziative portate avanti insieme ad associazioni di migranti presenti in Toscana al lavoro congiunto con le organizzazioni no-profit. Presto la Regione presenterà un report completo. Certo, la collaborazione anche fra enti può essere penalizzata negli ultimi tempi da sensibilità politiche ostili soprattutto nei confronti dei migranti, nonché da attacchi alla cooperazione provenienti da “campagne mediatiche” mirate.

Occorre, dunque, pensare a una nuova narrazione. A toccare questo tasto è in particolare Tana Anglana, del Summit nazionale delle diaspore: “Il mio suggerimento è ragionare un po’ di più su quanto le migrazioni sono connesse ai nostri stili di vita” chiarisce. “Di fatto come europei non subiamo le migrazioni, molto più spesso ne siamo all’origine” con comportamenti come il land grabbing o il fast fashion. “Guardare alle nostre connessioni alle nostre identità di europei come a una cosa che ha a che vedere con le migrazioni – il suo invito – può farci crescere”.

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