Disastro M5S: a Di Maio ora ci pensa Beppe Grillo stasera a Roma

L'editoriale di Nico Perrone, direttore dell'Agenzia di stampa Dire, per Direoggi | Edizione del 22 novembre 2019
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ROMA – Il M5S fuori controllo, a un passo dal caos. La decisione presa ieri sera dagli iscritti sulla piattaforma Rousseau, che a stragrande maggioranza hanno sconfessato l’indicazione del Capo politico Luigi Di Maio di non correre alle regionali in Emilia-Romagna e Calabria, ha suscitato un vero e proprio terremoto. Non solo interno, ma con un diretto rimbalzo sull’alleanza col Pd che regge il Governo Conte 2.

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Per capire: al confronto sul Mes, il cosiddetto meccanismo Salva Stati che sta suscitando forti reazioni in Italia, le voci raccolte parlano di una lite furibonda tra Di Maio e il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. I nervi sono tesi, tesissimi.

Il Capo politico, già nel mirino da tempo, è sempre più contestato dagli oppositori ‘grillini’ che puntano a togliergli la carica di decisore della linea politica. Beppe Grillo, garante supremo, sta correndo a Roma proprio per incontrare Di Maio e gli altri dirigenti per cercare di salvare il salvabile. Di Maio verrà messo sotto accusa da Grillo, dicono al cronista fonti del M5S. Ma Grillo cercherà di far riprendere tutti a ragionare: ci si presenta va bene, ma ora decidiamo anche con chi. Insomma, di valutare la possibilità di ‘stringere’ con gli alleati.

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Strada complicata ma che le persone più avvertite e preparate del Movimento vogliono tentare. La presentazione di una lista e un candidato M5S in Emilia-Romagna, infatti, mette seriamente a rischio la rielezione del presidente uscente Stefano Bonaccini del Pd. Un sconfitta si trasformerebbe in una vera e propria bomba, capace non solo di far saltare la segreteria di Nicola Zingaretti ma pure il Governo.

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Una decisione, quella dei militanti ‘grillini, che ha dell’incredibile, inspiegabile da qualsiasi punto: «Non hanno nemmeno pensato che quando si è in difficoltà- spiegano da dentro il M5S- ci si aggrappa almeno alla convenienza politica, e tutto spingeva a non creare ulteriori crepe nel Governo. In Calabria poi c’è uno sbarramento all’8% che difficilmente verrà raggiunto, con un grande risultato: non soltanto saremo fuori dalla Regione ma sarà certificato che ormai siamo destinati a sparire».

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