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Il ricordo e l’addio, Sic e Vale al traguardo di Misano

rossi simoncelli moto gp
Il decennale della morte di Marco Simoncelli incrocia l'ultima gara italiana di Valentino Rossi in MotoGP
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ROMA – Sabato, dopo le qualifiche dell’ultima gara di Valentino Rossi in Italia, pianteranno una quercia alla Curva Quercia di un circuito che si chiama Marco Simoncelli. Ed è solo l’ultima delle simmetrie simboliche di questo weekend che mette quasi in rima i ricordi, per dargli una cadenza, un ritmo. Pianteranno una quercia per ricordare che dieci anni fa su un altro circuito che in sigla si chiama SIC, Sepang International Circuit, è morto Sic, Marco Simoncelli. Lì in Malesia, vicino alla curva dove cadde e finì travolto, piantarono una palma. La biodiversità della memoria è fatta così.


A Coriano, dove è nato, accenderanno la scultura di Arcangelo Sassolino voluta da Lino Dainese: una specie di marmitta che emette una lunga fiammata. Succede tutte le domeniche da otto anni, dura 58 secondi. Una sgasata, il suo registro. A Misano, lontana nove chilometri, corrono le emozioni più delle moto, sotto un’etichetta che segnerà la data a futura celebrazione: “L’ultima gara italiana di Valentino Rossi”. È un titolo sentimentale ingombrante.

Non fosse che la festa – anche un po’ malinconica, trattasi pur sempre d’un addio – interseca il decennale d’una tragedia che lo stesso Rossi porta sulla pelle come un’ustione: quel maledetto umidissimo 23 ottobre 2011. Simoncelli piega a destra, perde l’anteriore, resta aggrappato alla moto che riprende aderenza e taglia la traiettoria dei due che lo seguono. Uno dei due è Valentino. L’amico d’una vita, che la retorica altrui ha piazzato nel ruolo di fratello maggiore. Lo scontro, il casco che vola via, quel ragazzone fulminante coi capelli di Cocciante steso sull’asfalto, inerte.


Per dieci anni quei fotogrammi sono rimasti declinati al presente. Dal papà Paolo, che mai ha ripudiato il mondo delle corse, col candido fatalismo di chi sa quel che fa perché lo vedeva tradotto nella gioia del figlio campione. E da tutto il circo delle moto, che pure di lutti ne ha elaborati e ancora ne sopporta, peraltro sempre più giovani. Come dice Paolo Beltramo, giornalista di Sky e amico di Simoncelli, la sua è “un’assenza così importante che diventa una presenza”. Persino tattile, concreta, anche sorprendente.

Un pilota di 24 anni che aveva vinto un solo titolo mondiale, nella classe 250, è rimasto piantato – come la palma, come la quercia – nell’anima degli appassionati con la dolorosa latenza d’un affetto famigliare. Paolo Simoncelli ancora non ci crede: “Non capisco questo fenomeno mondiale. Non ho mai smesso di ricevere lettere, messaggi, mail, testimonianze d’affetto. Abbracci. Da ogni angolo del globo. Ogni giorno, e ogni giorno di più. Marco è più popolare adesso di quando combatteva contro Valentino Rossi, Jorge Lorenzo, Dani Pedrosa o Andrea Dovizioso”.


È l’irrazionale aderenza alla felicità che Simoncelli trasmetteva in modo consapevole. Quella di chi ha sognato una cosa e la realizza ogni giorno, tutti i giorni, fino a che la morte sopraggiunge infame a svegliare tutti tranne te. Un incubo per chi s’è spezzato nel dolore, nonostante per contesto l’inevitabilità dell’incidente sia un mantra. La rassegna delle sue mille interviste, da “patacca” un po’ timido, rimesse in fila dai documentari, non è invecchiata d’un anno: trasmettono integra la freschezza evidente anche a chi non lo conosceva. Boccate d’ossigeno. “Era un ragazzo vero, e al tempo stesso una specie di fumetto ambulante“, dice il papà.


Quel giorno di dieci anni fa la tv italiana si fermò quasi a reti unificate: dirette fiume su Sky, su Raidue, su ItaliaUno. Non c’era poi molto da raccontare, ma nessuno riusciva a smettere. Non ci si staccava da Simoncelli da vivo, mentre azzardava sorpassi sotto la pioggia, figurarsi sapendolo morto. Immobile, lui che correva più di tutti per ambizione. Carlo Pernat dormì per un mese nella sua camera al primo piano, dove adesso hanno sistemato l’urna con le ceneri. Così è arrivato – in staccata, lunga, tesa – il ricordo di Simoncelli al decennale di Misano. Il 58 in scia al 46. Come ad accompagnarlo al traguardo.

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