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Le mani della camorra sugli appalti ospedalieri, 40 misure cautelari a Napoli

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Cinque ospedali di Napoli nel mirino dell'Alleanza di Secondigliano
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NAPOLI – Un sistema estremamente sofisticato che permetteva di controllare quasi tutti gli ospedali cittadini, in un contesto nel quale la vita di tutti i nosocomi di Napoli appare dominata dall’influenza camorristico e il San Giovanni Bosco non è più un caso isolato. È il quadro emerso dall’inchiesta della procura di Napoli che ha portato questa mattina all’esecuzione, da parte di agenti della polizia di Stato, di 48 misure cautelari nei confronti affiliati all’Alleanza di Secondigliano, imprenditori e pubblici ufficiali. Sono 36 le persone finite in carcere, dieci quelle raggiunte dalla misura degli arresti domiciliari. Divieto di dimora in Campania per altri due indagati. Emersi diversi casi di estorsione e il coinvolgimento nell’alterazione di gare di appalto ospedaliere anche di valore milionario.

CINQUE OSPEDALI DI NAPOLI NEL MIRINO DELL’ALLEANZA DI SECONDIGLIANO

Controllavano illecitamente le attività economiche correlate alla gestione degli ospedali Cardarelli, Monaldi, Cotugno e Cto (afferenti all’azienda dei Colli) e l’azienda ospedaliera universitaria Federico II attraverso una “sistematica pressione estorsiva” sulle imprese appaltatrici, corrompendo pubblici ufficiali e turbando le procedute amministrative. A capo del sodalizio che si occupava di gestire le estorsioni c’era Andrea Basile del clan Cimmino-Caiazzo-Basile, finito in carcere insieme ad altre 35 persone nell’ambito dell’inchiesta della procura di Napoli che ha portato questa mattina all’esecuzione di 48 misure cautelari.

Il Gip del tribunale partenopeo ha disposto la custodia in carcere anche per altri esponenti della cosiddetta Alleanza di Secondigliano, che riunisce i principali cartelli camorristici della città di Napoli, tra cui Luigi Cimmino, detenuto dal 2016, Giovanni Caruson e Alessandro Desio che, insieme a Basile, “adottavano – queste le risultanze delle indagini – le decisioni di maggior rilievo pianificando le strategie operative più opportune per l’incremento delle attività illecite del clan, volte soprattutto al controllo degli appalti pubblici in ambito ospedaliero”.

Tra i destinatari delle misure cautelari figurano anche tre dipendenti della Romeo Gestioni, società aggiudicataria dell’appalto delle pulizie per l’ospedale Cardarelli, che avevano il ruolo di ‘spie’, cioè fornivano informazioni ai clan del Vomero circa le ditte titolari di appalti. Uno dei tre, pur essendo un dipendente della Romeo, manteneva un ruolo di primo piano all’interno dell’organizzazione malavitosa stessa. A finire in carcere anche Marco Salvati, titolare di fatto dell’associazione per il trasporto infermi ‘Croce San Pio’, accusato, tra l’altro, di “contribuire al rafforzamento e all’espansione” del clan Cimmino-Caiazzo-Basile. Stessa accusa rivolta a Giuseppe Sacco, titolare di una ditta omonima, che “versava sistematicamente nelle classe del clan somme di denaro a seguito dell’aggiudicazione di ogni appalto per il servizio di bar nelle strutture ospedaliere”.

Le estorsioni colpivano perfino i parcheggiatori abusivi: nel caso del Monaldi, venivano costretti a versare cinque euro al giorno come tangente per svolgere l’attività, oltre a 150 euro al mese. Tangenti erano riscosse nell’ambito dei servizi di distribuzione di cibi e bevande, di lavanderia o ne veniva chiesto il versamento, tramite minacce, a titolari di imprese di pompe funebri. Il ‘pizzo’ doveva essere versato in prossimità delle festività di Natale, Pasqua e Ferragosto.

Per la procura di Napoli è stata esercitata, da parte del clan, una “pressione estorsiva sulle imprese appaltatrici di beni e servizi” degli ospedali Cardarelli, Monaldi, Cotugno, Cto, Aou Federico II, con episodi di corruzione, indiretta e per il tramite degli imprenditori indagati, dei pubblici ufficiali deputati alla cura delle procedure di aggiudicazione delle gare di appalto di opere e servizi, il fraudolento turbamento del corso delle procedure amministrative e la falsificazione, materiale e ideologica dei vari atti. Tra gli indagati anche alcuni sindacalisti delle aziende ospedaliere. Il sodalizio si sarebbe “distinto per un’attività di controllo e turbamento illecito relativamente alla gestione degli ospedali”.

LA REPLICA DELLA SOCIETÀ ROMEO GESTIONI: “DIPENDENTI EREDITATI, NOI ESTRANEI ALL’INCHIESTA

È un errore definire i lavoratori indagati come ‘dipendenti della Romeo Gestioni’. Dal 30 giugno 2020 l’azienda non ha più alcun appalto presso l’ospedale Cardarelli di Napoli”. Lo chiarisce una nota della Romeo Gestioni relativa all’inchiesta della procura di Napoli sulle mire di clan camorristici negli ospedali della città.

“A dimostrazione della totale trasparenza della Romeo Gestioni e dell’assoluta estraneità di questa azienda a ogni fatto relativo alla suddetta inchiesta” Romeo Gestioni spiega che “nel 2014, dopo aver stipulato un contratto di appalto con la Aorn Cardarelli per il servizio di pulizia, l’azienda ha garantito il “passaggio di cantiere” di tutte le maestranze in forza al precedente appaltatore Florida 2000 rispettando l’articolo 4 del Ccnl multi servizi”.

Successivamente “la Romeo Gestioni – si legge nella nota dell’azienda – ha presentato ben cinque esposti alla procura di Napoli e inviato note alla prefettura, alla questura di Napoli, alla Regione Campania, ai carabinieri del Nas e all’Anac, evidenziando di aver attivato ogni possibile azione di tutela giuslavoristica nei confronti del personale in termini di richiami, contestazioni, trasferimenti e, nei limiti del possibile, licenziamenti, ma che tali azioni da sole non potevano bastare per una bonifica ambientale ripetutamente richiesta alle autorità competenti senza alcun esito. Siamo stati, quindi, lasciati soli e inascoltati da tutte le autorità contro la camorra. Da giugno 2020 i suddetti dipendenti, sempre nel rispetto dell’articolo 4 del Ccnl, sono transitati nell’organico della società Dussmann, subentrata nell’appalto presso l’ospedale Cardarelli di Napoli”.

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