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Sudan, l’influencer Shawkat: “I militari rivogliono il potere”

reem shawkat
A Khartoum sit-in e cortei contrapposti dopo il tentativo di golpe, pare a opera di seguaci dell'ex presidente Al-Bashir
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ROMA – “I militari non vogliono lasciare ai civili la guida del Consiglio sovrano; le proteste e sit-in degli ultimi giorni, spontanei solo in apparenza, si spiegano così”. A parlare con l’agenzia Dire è Reem Shawkat, influencer impegnata a sensibilizzare su crisi e rivoluzione in Sudan. Il Consiglio sovrano è l’organismo istituito nel 2019 per gestire la “transizione” aperta alcuni mesi prima dalle manifestazioni di piazza e dal successivo intervento dell’esercito che ha messo fine agli oltre trenta anni al potere del generale Omar Hassan Al-Bashir.


Shawkat, origini sudanesi, una vita negli Stati Uniti, ricorda che il percorso in vista delle elezioni del 2023 prevede un’alternanza alla guida del Paese. “Dopo una fase coordinata dai militari e in particolare dal presidente Abdel Fattah Al-Burhan, nei prossimi mesi toccherà ai civili” sottolinea l’influencer. “È curioso che proprio adesso a Khartoum siano stati organizzati sit-in per chiedere all’esercito di sciogliere il governo e assumere pieni poteri”.


Manifestazioni sono in corso nella capitale da giorni. “Oggi dimostranti si sono riuniti di fronte al Palazzo presidenziale chiedendo lo scioglimento dell’esecutivo guidato dall’economista Abdalla Hamdok” sottolinea Shawkat. Nei video dell’influencer, diffusi su Instagram o TikTok, il ruolo dei militari è mostrato con disegni o vignette parlanti. “Cerco di spiegare le cose in modo semplice – dice Shawkat – anche perché raccogliere informazioni su quello che sta accadendo e dunque farsi un’idea è molto difficile”.


A settembre, a Khartoum è stato denunciato un tentativo di colpo di Stato, orchestrato pare da seguaci di Al-Bashir. La settimana scorsa, Hamdok ha definito la crisi “la peggiore e più pericolosa” affrontata dalla fine del governo del generale, salito al potere nel 1989 con un golpe e incriminato poi dalla Corte penale internazionale per genocidio e crimini di guerra commessi nella regione del Darfur.


Oggi a Khartoum c’è stata tensione. Nell’anniversario della rivoluzione del 1964, per denunciare il rischio di nuove ingerenze dei militari, in piazza sono scesi gli animatori delle proteste di due anni fa. Ali Ammar, uno dei capi della coalizione Forze per la libertà e il cambiamento, ha invitato “i sudanesi a riversarsi in strada in tutto il Paese in difesa del governo civile e della transizione democratica”. Appelli alla “pace” e alla “non violenza” sono arrivati anche da Minni Minnawi, ex capo ribelle ora governatore in Darfur e sostenitore dell’esercito.


Secondo Shawkat, la sfida chiave in Sudan sarà garantire il rispetto della separazione tra autorità militare e potere politico. “È fondamentale l’atteggiamento della comunità internazionale” sottolinea la influencer: “Finora c’è stato un sostegno alla transizione democratica, che rende più difficili gli abusi da parte dell’esercito”. A preoccupare è però anche la caduta dell’economia, aggravata dalle proteste e dai blocchi dei trasporti nell’area di Port Sudan, in riva al Mar Rosso. “Le comunità del posto chiedono di essere incluse nel governo, ma intanto i prezzi dei beni essenziali continuano ad aumentare” sottolinea Shawkat. “Si spiega anche così la decisione di ridurre gli orari a scuola: manca il pane e allora i ragazzi tornano a casa alle 11.30, sperando di trovare il pranzo”.

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