‘Climbing Iran’, un film di scalate e smalti rosa shocking

Il documentario italiano parla di libertà ed emancipazione: in Iran non verrà distribuito
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di Tommaso Meo

ROMA – “La prima volta che ho visto Nasim Eshqi è stato su un giornale. Mi ha colpito il suo sguardo rivolto verso la cima di una montagna. Un’immagine molto diversa da quella che abbiamo in mente delle donne iraniane”. Francesca Borghetti è la regista di ‘Climbing Iran’, documentario su una scalatrice,  presentato ad Alice nella Città, sezione autonoma e parallela della Festa di Roma.

“Da quell’incontro iniziale è nata un’attrazione fatale che mi ha fatto aprire un account Instagram per scrivere a Nasim”, racconta Borghetti, in un’intervista con l’agenzia Dire. “L’ho seguita in Iran e oltre confine per quasi quattro anni, raccontandone vita e scalate”.

Il percorso non è stato però facile, a partire dalla difficoltà di mettere su il budget necessario per il documentario. In occasione della presentazione alla stampa, ne parla anche il produttore Filippo Macelloni: “Il crowdfunding che avevamo lanciato è stato reso vano da un sistema gestito dagli Usa che non permette transazioni verso l’Iran a causa delle sanzioni”. Difficoltà superate, riprende Borghetti: “Per fortuna abbiamo vinto un bando e siamo stati sostenuti da molti, tra cui il Cai”.

Secondo la regista, girare in Iran “e raccontare la vita di una donna iraniana è una cosa molto difficile”. Borghetti aggiunge: “Abbiamo cercato di fare tutto il necessario perché questo film non metta in difficoltà la protagonista e per evitare che venga strumentalizzato”.

“‘Climbing Iran’ non è infatti un film sull’arrampicata – avverte la regista – ma un film su una donna che scala per raggiungere qualcosa di più grande ed emanciparsi”. In un Paese dove l’arrampicata all’aperto è una rarità, “Nasim apre nuove vie, autofinanziandosi”, dice Borghetti, che parla anche di come la donna ami il suo Paese – dove ancora vive – ma che per potersi esprimere a volte lo deve lasciare.
“Quando non riesce a ottenere un visto è come un uccello in gabbia, ma – da vera climber – non si ferma di fronte ai problemi” dice Borghetti. “Quest’anno non ha ottenuto un visto per l’Europa ed è andata a scalare in Cina”.

Nasim, che è stata da giovane anche una campionessa di kickboxing, per molti nel suo Paese è un esempio. “Ha una comunità di giovani climber che la segue. Penso però possa essere un simbolo sia per le donne che per gli uomini”, dice Borghetti. Nasim, unghie con smalto rosa shocking, parla di una rivoluzione che parte da se stessi: “L’emancipazione che propone è non tirarsi indietro davanti ai propri desideri”. Nel film a un certo punto dice: “Se non vuoi davvero una cosa i tuoi piedi non ti seguiranno”. Secondo Borghetti, è un invito a guardare in fondo alla propria coscienza cercando la motivazione per agire.

Se tra l’atleta e la regista prima di conoscersi non sembravano esserci punti di contatto, ora, conferma Borghetti, sono tantissimi: “Nasim, con la sua forza, ha anche fatto in modo che realizzassi un mio sogno nel cassetto, fare un film documentario da sola”.

Il documentario, concluso da poco, avrà una distribuzione internazionale grazie a Syndicado. “Non una cosa scontata per un documentario italiano”, confermano i produttori, che assicurano nella prossima primavera ‘Climbing Iran’ sarà in sala anche in Italia. In Iran, invece, il film ufficialmente non sarà distribuito.

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22 Ottobre 2020
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