FOTO | Coronavirus, la protesta delle ballerine: “Non fermate la danza”

Un flash mob davanti al Pantheon per mandare un messaggio chiaro al governo, alla vigilia di possibili ulteriori restrizioni
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ROMA – “Non fermate la danza”. Con un flash mob davanti al Pantheon le ballerine e i ballerini mandano un messaggio chiaro al governo, alla vigilia di possibili ulteriori restrizioni: “La danza italiana è un’eccellenza nel mondo. Va salvata. Va protetta”, dice Miriam Baldassari di Assodanza. Sostenuta tra gli altri da Raffaele Paganini, Giuseppe Picone, Mvula Sungani, Daniele Cipriani oltre a tanti coreografi, insegnanti, danzatori e organizzatori, la manifestazione sotto l’insegna dell’hashtag “Vivodidanza” chiede, a nome delle 30.000 realtà disseminate su tutto il territorio nazionale, di considerare le scuole luoghi sicuri, scongiurandone la chiusura. Le scuole hanno già aderito a un protocollo per la messa in sicurezza. Ma con il dpcm 18 ottobre restano ‘sotto osservazione’, in attesa di una decisione definitiva, un limbo che riguarda anche le palestre. Il mondo della danza respinge la mannaia della serrata, chiede un tavolo di confronto e di prevedere sostegni economici a fondo perduto, come per le Compagnie ed i Teatri. Il tutto, visivamente rappresentato dalla coreografia portata in piazza della Rotonda sulle note della “Morte del cigno”.

I ragazzi rappresentano “una manifestazione simbolo delle cose belle in questa nazione”, osserva Luciano Cannito del Movimento spettacolo dal vivo, ma anche il timore che presto tutta questa bellezza evapori, alla luce delle misure imposte dalla pandemia.

Le scarpette slacciate e riposte sul selciato, il nero come colore dominante. “Guardate gli occhi di questi ragazzi, immaginate che hanno fatto una scelta di vita. Quello che decidono loro non lo può decidere un governo. Non si possono chiudere in casa delle persone che hanno fatto una scelta di vita”, sono ancora le parole di Cannito. Per Baldassarri “la danza fa oggi quello che avrebbe dovuto fare prima: uscire dal gruppo, farsi vedere. Togliere la possibilità di usarla come espressione dei sentimenti è un danno gravissimo. La danza deve uscire dal minestrone della collocazione che le e’ stata finora. Noi facciamo educazione facciamo cultura. La danza non si può fermare”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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