Ex Ilva, cade lo scudo penale per i manager. Sindacati pronti alla mobilitazione

Sulla vicenda interviene anche il leader leghista Matteo Salvini: "Pronti alle barricate per evitare licenziamenti"
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ROMA  – Il voto favorevole di ieri all’emendamento M5s inserito nel decreto ‘salva-imprese’ stoppa lo scudo penale per i manager dell’ex Ilva, ora ArcelorMittal. La garanzia dello scudo penale era, però, conditio sine qua non per i vertici aziendali per riavviare le attività a Taranto senza toccare i posti di lavoro. 

Questa decisione,” insieme al repentino cambio al vertice di ArcelorMittal Italia non fa presagire nulla di buono. Nella migliore delle ipotesi si profila il rischio di una drastica riduzione dell’occupazione, nella peggiore è solo il prologo ad un disimpegno e a lasciare il nostro paese– denunciano in una nota congiunta Marco Bentivogli, segretario generale Fim, Francesca Re David, segretaria generale Fiom e Rocco Palombella, segretario generale Uilm-. Abbiamo con grande fatica sottoscritto un accordo il 6 settembre 2018 che da un lato l’azienda dall’altro il Governo potrebbero far diventare carta straccia.  Non ha nessuna credibilità un’azione politica e aziendale che ad un anno di distanza cambia le carte in tavola e agevola negativamente la congiuntura non favorevole dell’industria italiana. Se non otterremo una conferma di tutti gli impegni presi avvieremo al più presto un percorso di mobilitazione“.

FIOM GENOVA: QUI NON SI DISCUTE UN EURO O UN LAVORATORE

“Quello che sta succedendo è molto pericoloso perché le tutele legali erano un pezzo del contratto tra il governo e Arcelor Mittal. I vertici dell’azienda hanno sempre detto apertamente che, senza tutele, avrebbero messo in discussione l’attività di Taranto. Ora aspettiamo la loro decisione. Mi sembra si stiano addensando molte nubi”. Così il segretario della Fiom Genova, Bruno Manganaro, commenta all’agenzia Dire l’approvazione in Commissione al Senato dell’emendamento al decreto “Salva-imprese” che fa saltare lo scudo legale per Arcelor Mittal. “Vedo un silenzio assordante di tutta la politica– sostiene il sindacalista- tutti si dimenticano che non c’è solo l’impresa ma c’è il lavoro. Io non so come si concluderà la questione ma so che cosa si farà a Genova. Qui non verrà messo in discussione un solo posto di lavoro né un euro. C’è un accordo di programma sottoscritto da tutti che va rispettato”. Per il leader delle tute blu genovesi, “se qualcuno pensa di concretizzare operazioni di ristrutturazione, chiusure e messa in discussione di ciò che abbiamo firmato, risponderemo adeguatamente. A Genova, tutti sanno che cosa vuole dire”.

REGIONE LIGURIA: PD-M5S DEMOLISCONO PATRIMONIO INDUSTRIA

“Dov’è la sinistra che difendeva i lavoratori? Pur di sopravvivere, il Pd e i suoi compari demoliscono la storia e il patrimonio industriale del Paese, dimostrandosi sempre più subalterni ai 5 Stelle”. Così, in una nota, l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Liguria, Andrea Benveduti, commenta l’approvazione dell’emendamento sulla soppressione dello scudo penale per i vertici di ArcelorMittal nella riqualificazione ambientale dell’ex stabilimento Ilva di Taranto.

“Con il voto di stanotte in Senato- prosegue l’assessore- l’Italia viola un patto industriale e rischia di far fuggire l’unico investitore in grado di sanare e rilanciare Ilva. Ci siamo sempre opposti al tentativo di togliere l’immunità alla dirigenza ex Ilva per non bloccare il risanamento ambientale, su cui Arcelor Mittal ha intrapreso un percorso in accordo con l’allora ministro Luigi Di Maio”. Benveduti ricorda che “la chiusura dell’altoforno di Taranto, con lo stop dell’ambientalizzazione dell’area, avrebbe ripercussioni anche sugli stabilimenti di Novi Ligure e Genova, su cui resta ancora in piedi l’accordo di programma del 2005. Impensabile non rispettare tale accordo. Irresponsabilità, incapacità o altro? Sicuramente in altre nazioni si brinda a questa decisione”. L’assessore si augura, dunque, “che tutta la parte sana del Paese, lavoratori, imprese e sindacati, prenda ora fermamente posizione contro questo scempio”.

SALVINI: PRONTI ALLE BARRICATE

Sulla vicenda interviene anche il leader della Lega, Matteo Salvini. “Inaccettabile che il governo metta a rischio 15.000 posti di lavoro legati ad Ilva, diritto alla salute e diritto al lavoro possono e devono marciare insieme. Faremo le barricate per evitare anche un solo licenziamento”.

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