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Al Centro di salute di Amuru tutta la forza delle donne

Donne di tutte le età, professioni, culture si sono ritrovate insieme, vicine, per prendersi cura le une delle altre
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GULU (Uganda)  – Sono le dieci del mattino e all’Health Center di terzo livello di Amuru, immerso in una distesa verde interrotta solo da strade di terra, sono già in fila da ore le donne arrivate per lo screening offerto da Afron. Sono quasi cento. Hanno portato il pranzo: matoke, chapati, mango, acqua o soda; hanno i bambini attaccati al seno, in braccio o nel tradizionale marsupio che li tiene sulle loro schiene. E soprattutto hanno i colori. Dei loro abiti, delle stoffe con cui coprono le spalle, i capelli e all’occorrenza i lettini dell’ambulatorio prima di sdraiarsi. Anche a terra c’e’ lo stesso mosaico sgargiante di tappeti dove con pazienza aspetteranno il loro turno. C’e’un’altra Amuru da raccontare ed e’ quella che dietro la porta dell’ambulatorio le visita, le accoglie, si mette in ascolto del loro problema. E’ difficile perche’ sono tante, tantissime e bisogna fare Via test, Pap test, visite senologiche. Una dopo l’altra. Ed eccole le altre donne in t-shirt fucsia per la campagna Afron e in camice bianco. Sabina Luciani, ginecologa della Sapienza di Roma, è venuta in missione come volontaria. Visita e fa formazione alle infermiere ugandesi del Lacor Hospital che sono nel team Afron di questo progetto. Passa da un lettino a un altro, controlla i vetrini, e mentre saluta con un sorriso la paziente ha già chiamato la prossima.

Al suo fianco Noemi Passarelli, laureanda in medicina che ha scelto il Nord Uganda per il suo Exchange. A parlare con le donne, mentre distribuisce brochure sull’autopalpazione, c’è Abeara Maguma, dell’associazione Uwocaso (Ugandan Women’s Cancer Support Organisation) che come “survivor” ha scelto di portare la sua testimonianza e di aiutare le altre. Al desk, ad accogliere le persone, a seguire il team, ad allestire ambulatorio, strumenti e registri, c’e’la presidente di Afron, Titti Andriani, che insieme con il personale del Lacor ha messo in piedi un desk di accettazione vero e proprio in mezzo alla folla e ai bambini che giocano e corrono senza pensieri. Tutte le donne hanno una scheda e un vetrino e si comincia. Entrano silenziose, un po’ timorose, eleganti nei loro abiti variopinti. Intanto in laboratorio, al Lacor, c’e’ un’altra donna: è l’anatomopatologa Karen Schurfeld, del Policlinico Le Scotte di Siena. E’ al lavoro sui primi vetrini di donne alle quali sono state riscontrate lesioni pre-cancerose.

E’ un’alleanza, un esercito di donne quello che si sta muovendo in questi giorni nel distretto di Gulu, in Nord Uganda. Donne di tutte le età, professioni, culture che si sono ritrovate insieme, vicine, per prendersi cura le une delle altre: il corpo, la salute riproduttiva, la prevenzione oncologica. E tanto altro che il team Afron ha imparato stando qui e che porterà a casa per una nuova storia, un nuovo progetto da realizzare. Una storia di giustizia e di diritti da raccontare ai figli e agli affetti che aspettano il loro ritorno.

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