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Autismo, Valitutti: “I padri soffrono perché si sentono impotenti” /VD

I gruppi Ido per superare le difficoltà maggiore: "Trasmettere entusiasmo"
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ROMA – “I padri non sono abituati a entrare in merito a certe questioni perche’ per lavoro, per cultura o per difficolta’ sono sempre gli ultimi a poter intervenire, se non rispettando vecchie regole, ovvero il dare codici e l’essere normativi. In una famiglia in cui c’e’ un bambino che rientra nello spettro autistico e che ha difficolta’ a comunicare e ad entrare in empatia, il padre soffre moltissimo perche’ si sente impotente. Eppure potrebbe esercitare il dono maggiore che puo’ fare: garantire e custodire un vuoto, una impossibilita’, puo’ rendere virtuoso il limite, l’impotenza e la difficolta’. Ma ci puo’ riuscire solo se impara a conoscere il proprio limite”. A parlarne al XVII convegno dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), in corso a Roma, e’ Carlo Valitutti, psichiatra dell’IdO, che da anni lavora per aiutare i padri dei bambini autistici.

“Questi gruppi durano da anni e hanno dato molti frutti- conferma lo psichiatra-, addirittura due gruppi di padri al termine della terapia hanno fondato due associazioni: Divento Grande Onlus e L’Emozione non ha voce Onlus. La difficolta’ maggiore e’ riuscire a trasmettere entusiasmo- fa sapere lo psichiatra- anche se e’ logico che non tutti i padri ci riescano. Nel nostro lavoro abbiamo visto padri rinunciare, e non perche’ deboli ma poiche’ e’ difficile entrare in contatto con quelle emozioni forti che possono scatenare le sofferenze di un bambino.


Riuscire a fare il salto nel riconoscere queste difficolta’ e’ fondamentale”.Alla fine della terapia all’interno dei gruppi di incontro IdO, alcuni padri sono riusciti a imparare a giocare con i propri figli autistici.”Non e’ stato semplice, erano gli stessi papa’ che all’inizio apparivano letteralmente ingessati, rigidi, cristallizzati e poi pian piano si sono sciolti- racconta Carlo Valitutti, lo psichiatra dell’IdO che conduce il gruppo di incontro dei padri-. Quando hanno capito che potevano divertirsi con i loro figli, hanno sviluppato un legame molto piu’ fluido con loro. Questo lavoro- conferma Valitutti- ha aiutato molto anche le madri, che spesso si sentono sole e coinvolte in prima persona”. Queste esperienze hanno aiutato i padri a “umanizzarsi: hanno pianto, si sono commossi e hanno riso. È stato possibile- spiega lo psichiatra- dare la possibilita’ ai padri di unire la legge al desiderio, di non essere solo normativi ma di insegnare ai figli anche il piacere”.

La paura del futuro. “I padri si chiedono sempre ‘Quando non ci sarempo piu’ cosa accadra’? Cosa faranno i nostri figli? Da chi saranno curati e accolti?’. Dall’esperienza dei gruppi sono gia’ nate piccole associazioni, che sono importanti avendo avvicinato in maniera ludica i padri ai figli. Alcuni hanno organizzato corsi di vela, altri corsi di rugby- chiosa Valitutti-, si e’ verificata un’apertura rispetto alla differenza che non deve conglutinare solo le persone che si occupano di autismo. Partecipando a questi gruppi i genitori hanno capito che bisogna sensibilizzare l’opinione pubblica sul disturbo- conclude Valitutti-: non e’ una diversita’ terribile e terrorifica ma una diversita’ da integrare nella normalita’”.

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