sabato 15 Agosto 2026

Oggi la sentenza per il figlio di Grillo accusato di stupro di gruppo (ma lo sciopero potrebbe complicare le cose)

Ciro Grillo è accusato di stupro di gruppo insieme a tre suoi amici: la violenza sarebbe avvenuta nella villa della famiglia a Porto Cervo nell'estate del 2019

BOLOGNA – È attesa per oggi la sentenza per Ciro Grillo e gli altri suoi tre amici accusati di stupro di gruppo ai danni di una studentessa italo-norvegese e di una sua amica. Senonchè lo sciopero generale potrebbe causare difficoltà negli spostamenti degli avvocati. L’accusa, sostenuta in udienza dal procuratore capo del Tribunale di Tempio Pausania, Gregorio Capasso, dopo una requisitoria di oltre otto ore nel luglio scorso ha chiesto una condanna a nove anni (per ciascuno dei quattro ragazzi) e proposto di concedere le attenuanti generiche (e conseguenze accessorie): il reato è quello di violenza sessuale di gruppo.

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LA VICENDA

Gli imputati, oltre a Ciro Grillo, sono i giovani genovesi Francesco Corsiglia, Vittorio Lauria ed Edoardo Capitta. I fatti avvennero in Sardegna, a Porto Cervo, nella notte tra il 16 e il 17 luglio 2019. Il gruppo aveva conosciuto le ragazze in un locale, poi erano stati insieme in altri locali (tra cui la discoteca Billionaire) e poi erano arrivati nella villetta della famiglia Grillo, dove più tardi sarebbe avvenuta la violenza. Le ragazze hanno denunciato uno stupro (si sono rivolte ai Carabinieri a Milano, alcuni giorni dopo i fatti), mentre i quattro imputati si sono sempre detti innocenti e hanno parlato di rapporti consenzienti. La giovane aveva consumato molto alcol durante tutta la serata per locali e poi anche nella casa in uso a Ciro Grillo dove ha bevuto un beverone preparato dai quattro contenente vodka e lemon soda.
Secondo l’accusa, le due ragazze quella notte si trovavano in condizione di inferiorità psicofisica. E il rapporto consensuale sostenuto dai giovani, almeno nel caso di una delle due, è impossibile, dal momento che una delle due giovani dormiva. Per il pm, è emerso durante la requisitoria, Ciro Grillo e i suoi amici sarebbero “inattendibili” perché hanno “adattato la loro versione a seconda delle indagini”. Giulia Bongiorno, avvocato di una delle vittime, l’ha definita “una sopravvissuta alla violenza ma morta dentro”.

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