Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Paralimpiadi, Bebe Vio superstar: “Non servono le braccia se hai un sogno”

bebe vio
La 24enne schermitrice italiana arriva in giappone da portabandiera azzurra insieme al nuotatore Federico Morlacchi
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

TOKYO – “Da piccola mi dicevano che non si può tirare di scherma senza braccia e che avrei dovuto cambiare sport, ma ho dimostrato a tutti che le braccia non servono: se hai un sogno, vai e prenditelo”. Sono un messaggio di vita e di speranza le prime parole da Tokyo di Beatrice Maria ‘Bebe’ Vio, superstar della conferenza stampa di apertura delle Paralimpiadi tenutasi questa mattina nel Main Press Centre della Capitale nipponica. La 24enne schermitrice italiana arriva in giappone da portabandiera azzurra insieme al nuotatore Federico Morlacchi, con un biglietto da visita impressionante che la vede campionessa olimpica, mondiale ed europea in carica di fioretto individuale paralimpico.

“Sono felicissima di essere qui a Tokyo, questa è la mia prima competizione in due anni e sono un po’ spaventata“, ha detto la campionessa azzurra. “A Rio è stata molto dura, e vincere per me è stata un’esplosione di emozioni: forse sono stata troppo ‘italiana’, ho gridato, ho pianto, magari sembriamo pazzi ma noi facciamo così per mostrare quello che proviamo. Quell’anno fu davvero difficile per me perché erano successe molte cose, perciò essere lì e raggiungere il mio obiettivo, il mio sogno, è stato incredibile. Lo desideravo da quando avevo 5 anni, e vivere il mio sogno è stato qualcosa di pazzesco”.

Quella di quest’anno sarà la seconda Paralimpiade per Bebe Vio, anche se già a Londra nel 2012, ancora 15enne, rappresentò l’Italia come tedofora: “È stato incredibile rappresentare il movimento paralimpico italiano a Londra, ero lì per sostenere la squadra italiana di scherma ed essere lì è stato fantastico, come è fantastico essere qui oggi. È bellissimo fare parte del team paralimpico italiano, è uno stimolo per essere la versione migliore di noi stessi”.

Ed è proprio alla sua squadra che Bebe si rivolge: “Il tuo sogno è anche quello dei tuoi compagni di squadra, perciò non penso alla competizione individuale ma a quella di squadra. Amo molto i miei compagni e vincere insieme è diverso, siamo una vera famiglia e siamo molto orgogliosi di essere italiani e di rappresentare il nostro Paese”.

Infine, un siparietto con il responsabile della comunicazione dell’International Paralympic Committee, Craig Spence, inglese, che alla domanda se alle Paralimpiadi di Tokyo possa proseguire il grande anno dell’Italia nello sport, ha citato anche la “fortuna” nella vittoria ai rigori contro l’Inghilterra nella finale degli Europei di calcio: “Non è stata fortuna…”, la replica di Bebe. Che poi è tornata sull’obiettivo paralimpico: “Abbiamo fatto un grandissimo lavoro. Se ti piace quello che fai allora lo farai bene, non so come andrà ma penso davvero che la spedizione azzurra farà grandi cose”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»