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Incendi in Amazzonia. Bolsonaro accusa le ong, senza prove

L'allarme del Wwf: “In Amazzonia brucia il pilastro dell’equilibrio climatico”
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ROMA – Il capo di stato brasiliano Jair Bolsonaro ha accusato non meglio specificate “ong” per i devastanti incendi che hanno colpito l’Amazzonia nei giorni scorsi. Parlando con la stampa nella residenza presidenziale di Alvorada, a Brasilia, Bolsonaro ha detto che, anche se i roghi potrebbero essere stati causati dai ‘fazendeiros’, i grandi proprietari terrieri, i “maggiori sospetti” ricadono sugli “ongeiros”, neologismo che designa i membri delle “ong” che con il fuoco vorrebbero “inviare messaggi all’esterno”. Gli incendi che nell’ultimo mese hanno visto un importante incremento in molte regioni amazzoniche, non solo in Brasile, hanno scatenato l’indignazione di molti.

Ieri, a un incontro Onu sul cambiamento climatico a El Salvador, il ministro dell’Ambiente brasiliano Ricardo Salles è stato coperto di fischi: “l’Amazzonia sta bruciando” hanno gridato alcuni. Gli utenti dei social network hanno lanciato l’hashtag #PrayForAmazonia, talvolta condividendo foto di incendi boschivi. Immagini solo a scopo “illustrativo, per richiamare l’attenzione” sottolinea su Twitter @lolilalesca in risposta a chi ha fatto notare che alcuni di quegli scatti risalivano a mesi o anni fa. Più recenti sono invece le foto dell’acqua piovana scura e maleodorante caduta dal cielo di San Paolo del Brasile lunedì, quando una nube nera prodotta dai roghi nella regione amazzonica di Roraima, a 2.700 km di distanza, ha coperto il cielo.

Non è ancora chiaro, tuttavia, quale sia la ragione degli incendi che hanno devastato l’Amazzonia, non solo brasiliana, in questi giorni, e se ci siano state azioni dolose. “È con la combustione che gli allevatori di bestiame devastano vaste aree forestali per essere in grado di produrre bestiame, che verrà poi venduto ai produttori di carni congelate” suggerisce in un tweet ‘Greenpeace Brasile’. “L’aumento degli incendi non è un fatto isolato. Durante il suo breve periodo di governo sono cresciuti anche il disboscamento, l’invasione di parchi e terre indigene, lo sfruttamento illegale e predatorio delle risorse naturali e gli omicidi di leader delle comunità tradizionali, indigene e ambientaliste” denuncia oggi una nota firmata da 200 ong. “Irresponsabili” per le organizzazioni, le dichiarazioni odierne del presidente: “Basta manipolare l’opinione pubblica contro il lavoro della società civile” è il messaggio delle associazioni. Non è la prima volta che il mondo delle organizzazioni non governative viene attaccato dal presidente di estrema destra: “finanziato dalle ong” sarebbe stato, secondo lui, anche Ricardo Galvao, ex direttore dell’Istituto di ricerca spaziale (Inpe), costretto alle dimissioni lo scorso mese. Il suo centro di studi aveva denunciato un aumento del 67 per cento della deforestazione nel 2019 rispetto all’anno precedente, e i dati satellitari che ha prodotto negli ultimi giorni mostrano un incremento, per quest’anno dell’85 per cento degli incendi. Secondo l’Inpe, oltre la metà dei circa 72mila incendi verificatisi nel 2019 in Brasile ha interessato la regione amazzonica.

WWF: IN AMAZZONIA BRUCIA PILASTRO EQUILIBRIO CLIMATICO

“Lo scorso aprile le immagini di Notre Dame in fiamme hanno creato uno straordinario moto d’animo che ha spinto persone in tutto il mondo a piangere e soffrire per Parigi, ma anche a mobilitarsi. Oggi c’è bisogno della stessa voglia di reazione per quello che sta accadendo a quegli ecosistemi unici e irripetibili che non sono stati creati dall’uomo, ma sono fondamentali per la sua sopravvivenza e stanno rischiando di scomparire per sempre”. Lo scrive in una nota il WWF Italia. “A causa della deforestazione, la foresta amazzonica nel territorio brasiliano sta perdendo una superficie equivalente a oltre tre campi da calcio al minuto e siamo sempre più vicini a un punto di non ritorno per quello che, non solo è il più grande serbatoio di biodiversità del Pianeta, ma rappresenta uno dei pilastri degli equilibri climatici. Secondo l’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile (INPE) solo da quest’anno (dal primo gennaio fino al 19 agosto) gli incendi in Brasile sono aumentati dell’83% rispetto allo stesso periodo nel 2018, mentre uno studio dell’Istituto di ricerche ambientali dell’Amazzonia (Ipam) mostra che nel 2019 il loro numero è già superiore del 60% rispetto agli ultimi tre anni. Nello stesso periodo- continua la nota- sono circa 73mila i roghi registrati e il 52% proprio in Amazzonia. L’area dell’Amazzonia deforestata che è stata monitorata a luglio via satellite corrisponde a una superficie di 2.254 chilometri quadrati. Ciò equivale a oltre un terzo di tutto il volume disboscato negli ultimi 12 mesi, tra agosto 2018 e luglio 2019, in quel periodo il totale della deforestazione ha raggiunto i 6.833 chilometri quadrati”.

Le foreste pluviali, spiega il WWF Italia, “svolgono un ruolo fondamentale di contrasto al riscaldamento globale e senza la loro presenza rischiamo di perdere fra il 17 e il 20% di risorse di acqua per il Pianeta, un numero pari a 6,7 milioni di km quadrati di territori boschivi, e il 20% della produzione di ossigeno della Terra. A questo si aggiunge il rischio della perdita di habitat per 34 milioni di persone e del 10% di tutta la biodiversità mondiale. Storicamente, in questa regione, l’uso del fuoco è direttamente collegato alla deforestazione, perché è una delle tecniche utilizzate. Secondo l’Amazon Research Institute (IPAM), i 10 comuni dell’Amazzonia con il maggior numero di incendi sono gli stessi con il maggior numero di disboscamenti e ad aggravare la situazione sono state recenti politiche del presidente Bolsonaro, più mirate allo sviluppo che alla conservazione, e che in pratica sono state un incentivo alla deforestazione”. Per Isabella Pratesi, responsabile di Conservazione del WWF Italia, “il saccheggio dell’Amazzonia e delle sue straordinarie risorse, poi, è accompagnato da un drammatico aumento delle violenze verso le popolazioni indigene che vivono in quei territori. Cacciate dalle loro foreste, assassinate e torturate per il commercio di legna, miniere d’ oro, pascoli o coltivazioni, le tribù amazzoniche sono le prime vittime di un efferato crimine contro l’umanità e il pianeta rispetto al quale i nostri occhi e le nostre orecchie rimangono sigillati”. La foresta Amazzonica “è un ambiente delicatissimo e irripetibile. Una volta scomparsa sarà scomparsa per sempre e nessun intervento di rinaturalizzazione potrà mai creare la straordinaria varietà, ricchezza e complessità di una foresta tropicale non violata dall’uomo”, conclude la nota.

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