Egitto, in carcere il politico palestinese Shaath: sos della moglie

Accusato di terrorismo ex consigliere di arafat. I parenti: "Zero prove"
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ROMA – “L’ultima volta ho parlato con Ramy è stato più di un mese fa, ci hanno dato dieci minuti per fare le valige e poi io sono salita su un furgone, lui su un altro”. Celine Lebrun ha la voce rotta dalla preoccupazione mentre racconta alla Dire la sua storia, raggiunta per telefono in Francia, dove si trova dopo essere stata espulsa dall’Egitto.

La sua storia

Dal cinque luglio lei, che da oltre sette anni viveva al Cairo, dove lavorava come insegnante di storia e geografia, è stata rimandata nel suo Paese di origine. Suo marito, Ramy Shaath, è detenuto nel carcere di Tora, dove le maggiori ong hanno denunciato più volte condizioni di detenzione inumane.

“Ha trascorso un mese in una cella di 30 metri quadrati con altre 30 persone circa, alcune delle quali malate. Non c’era spazio per stendersi né erano permessi esercizi all’aperto” hanno raccontato in una nota i suoi familiari, preoccupati per le condizioni di salute di Shaath, che ha bisogno di fare esercizi fisici e assumere medicinali con regolarità. Anche se ad agosto è stato trasferito in una cella “leggermente migliore”, parenti e amici restano molto preoccupati. Invano hanno provato, finora, a ottenere il suo rilascio, “considerando l’assenza di basi legali o prove che giustifichino il suo arresto”.

Chi è Ramy Shaath 

Ramy Shaath è un politico egiziano-palestinese di 48 anni. Suo padre, Nabil Shaath, è stato vice-primo ministro dell’Autorità nazionale palestinese, e attualmente è consigliere sugli Affari esteri del presidente Mahmoud Abbas. La nota della famiglia racconta la dinamica dell’arresto: “Una dozzina di agenti delle forze di sicurezza pesantemente armati hanno fatto irruzione e perquisito la sua casa, senza presentare alcun mandato legale- si legge nella nota- sua moglie è stata trasferita di forza dagli agenti di sicurezza, che non hanno addotto motivazioni per la deportazione, né le hanno permesso di contattare il suo consolato”.

Subito, la famiglia ha denunciato la scomparsa di Ramy: solo 36 ore dopo, la sera del sei luglio, è riuscita a scoprire che era stato accusato di “sostegno a un gruppo terroristico” nell’ambito di un’inchiesta penale già in corso. “Ha dedicato tutta la vita alla difesa dei diritti dei palestinesi, alla libertà e alla giustizia nella regione” così i familiari descrivono l’attivista, già “consulente strategico dell’ex presidente Yasser Arafat”. Dopo aver lasciato la politica alla fine degli anni 90 in seguito al fallimento dei negoziati tra Israele e Palestina, Shaath era tornato a impegnarsi a tempo pieno durante il movimento popolare del 2010-2011, che rovesciò il governo di Hosni Mubarak.

Nel 2015 era stato tra i fondatori del ramo egiziano della campagna di Boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni (Bds) contro Israele. Poco prima del suo arresto, sottolinea ancora la nota dei parenti, Ramy aveva espresso un forte dissenso rispetto alla partecipazione dell’Egitto alla “conferenza del secolo”, il controverso incontro internazionale sulla Palestina tenutosi in Bahrein a fine giugno. I familiari chiedono che torni libero, e che Céline venga riammessa in Egitto. “Speriamo diffondendo questa storia alla vigilia del vertice del G7 a Biarritz, dove Macron dovrebbe incontrare Al-Sisi, di fare pressione affinché la Francia prenda una posizione ufficiale sull’accaduto” ha detto Lebrun.

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