VIDEO | Seydou Konaté: “La mia cooperativa da Varese ad Abidjan”

Il presidente di Ballafon: "Garantire il diritto a restare"
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RIMINI – Il rapporto con le comunità ivoriane, da Varese a Palermo, ma anche il lavoro nei Paesi d’origine per svelare i falsi miti sulle migrazioni, anche con corsi nelle scuole in tre città della Costa d’Avorio: sono alcuni degli impegni evidenziati da Seydou Konaté, presidente della cooperativa Ballafon. L’occasione dell’intervista con l’agenzia ‘Dire’ è un panel al Meeting di Rimini, dal titolo ‘Migranti tra alternative alla clandestinità e rimpatri volontari assistiti‘. Originario della Costa d’Avorio, accolto in Italia, a Napoli, nel 1991, Konaté anima una onlus che ha come base di riferimento l’area di Varese.

“La prospettiva è anzitutto l’integrazione, non dunque fornire vitto e alloggio ma creare cittadini nuovi” sottolinea il presidente. Con il lavoro di una trentina di dipendenti, Ballafon è impegnata nell’accoglienza diffusa, privilegiando piccoli numeri e possibilità di inserimento di migranti giunti da Paesi differenti. “Parliamo con le comunità ivoriane per spiegare le difficoltà dell’inserimento in Italia” dice Konaté: “Dobbiamo sfatare i miti del successo facile rilanciati magari attraverso foto sorridenti postate sui social”. Dalla fine del 2018, Ballafon sta partecipando a un progetto finanziato dall’Unione Europea con l’obiettivo di contribuire a cambiare la percezione delle migrazioni tra i giovani di Abidjan, Daloa e Bouaké.

“Si tratta di aree ad alto tasso di emigrazione” sottolinea Konaté. “Insieme con Fondazione Avsi e altre realtà locali informiamo e allo stesso tempo proviamo a creare opportunità di lavoro”. Le partenze dalla Costa d’Avorio verso l’Europa sono aumentate negli anni scorsi anche in conseguenza del conflitto armato e dell’instabilità del periodo 2002-2010. Al progetto dell’Ue, con un budget di 632mila euro, coordinato da Avsi, partecipano anche le associazioni locali Vif, Caritas Costa d’Avorio e Sos Migration Clandestine. Secondo Konaté, la prospettiva è garantire sia il diritto di restare, in modo dignitoso, sia quello di rientrare. “Il concetto chiave – sottolinea il presidente di Ballafon – è migrazione circolare, vale a dire possibilità di tornare nel proprio Paese con il bagaglio di esperienze e competenze acquisite in Europa”.

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