La tragedia del Pollino non è un caso isolato: “Dagli anni ’80 alla scorsa estate almeno 23 vittime”

A dirlo l’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpi)
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ROMA – La tragedia del torrente Raganello, sul Pollino, in Calabria, che ha causato 10 vittime, non è purtroppo un caso isolato. “Non è la prima volta che gruppi di escursionisti vengono colti di sorpresa da improvvise piene torrentizie. Soprattutto nel periodo estivo, temporali e piogge intense possono indurre un repentino aumento delle portate dei torrenti in bacini montani”. A dirlo in una nota, è l’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpi).

“Ad aggravare la pericolosità dei queste piene è la presenza dell’abbondante detrito lungo il letto del torrente che, una volta preso in carico dalle acque turbolente, viene trasportato verso valle, aumentandone la forza distruttiva- segnalano gli esperti- Dagli anni ottanta all’estate scorsa si sono registrati almeno dieci eventi che hanno causato 23 vittime tra i turisti”. Ciò detto, “malgrado i progressi delle moderne tecnologie per le previsioni meteorologiche, le piogge di breve durata e alta intensità, frequenti in estate e che evolvono velocemente nello spazio e nel tempo, restano ancora difficili da prevedere con accuratezza”, segnalano i ricercatori. La peculiarità di questi eventi – spiega il Cnr-Irpi – è la concomitanza di più fattori: la morfologia che costringe le acque ad incanalarsi e corrivare velocemente, l’intensità delle piogge e la presenza delle persone lungo i sentieri o i canyon. Tra questi ricordiamo il forte temporale che nell’estate del 1991 colse di sorpresa un gruppo di ragazzi a pochi metri dal rifugio Brentei in Trentino. Sette di loro vennero schiacciati dai massi che, per effetto della intensa pioggia abbattutasi in quota, cominciarono a muoversi verso valle. Era proprio tra quei massi nel canalone che i ragazzi accompagnati da un seminarista, avevano in realtà cercato rifugio dalla pioggia. Nell’agosto del 1996 a rivelarsi fatale per due giovani ragazzi è stato un bagno tra le polle e le cascate del Riomagno nei pressi di Seravezza (Lucca). Una inattesa quanto mai improvvisa ondata di piena causata dai forti temporali travolse prima la ragazza e successivamente il suo amico nel tentativo di prestarle soccorso”.

“Sempre in agosto, nel 1999 in Val Chiavenna – prosegue il Cnr-Irpi – un gruppo di scout che campeggiava su delle palafitte costruite nel greto del torrente Febbraro, venne sorpreso da un’ondata improvvisa causata da un forte temporale avvenuto in quota durante la notte. In quella occasione tre giovani ragazze persero la vita. Più vicino ai nostri giorni, nell’agosto 2015 a trovare la morte è stato un ragazzo che aveva deciso di passare qualche giorno in campeggio libero lungo il torrente Cordar in provincia di Biella. I forti temporali – spiegano dal Cnr- hanno improvvisamente ingrossato le acque del torrente strappando via la tenda e trascinando la vittima a valle. Ma nello stesso mese del 2015 un altro evento tragico ha coinvolto dei turisti in Abruzzo. In questo caso un fiume di acqua e massi ha travolto una famiglia di quattro persone mentre stavano salendo un sentiero lungo il canalone che porta al nevaio del Gran Sasso. Improvvisamente lo scenario meteo è mutato, forti ed improvvise piogge si sono abbattute sull’area generando un carico di acqua e detriti che ha trascinato a valle la madre che nella tragedia ha perso la vita. A dare l’allarme è stata la figlia di 12 anni che solo nel tardo pomeriggio è riuscita a scendere a valle e a far soccorrere padre e fratellino”.

“Come si evince dalla descrizione di alcuni di questi eventi a costituire un grande pericolo è la combinazione della presenza di forti temporali e il regime torrentizio dei corsi d’acqua montani la cui portata può aumentare di alcuni metri cubi in pochissimo tempo- avverte il Cnr-Irpi- Malgrado i progressi delle moderne tecnologie per le previsioni meteorologiche, le piogge di breve durata e alta intensità, frequenti in estate e che evolvono velocemente nello spazio e nel tempo, restano ancora difficili da prevedere con accuratezza” Per quanto riguarda la Calabria, fa sapere il Cnr, “dal 2001 al 2017 le inondazioni e le frane hanno causato 17 morti (7 per inondazione, 7 per frana), 61 feriti e oltre 4.500 sfollati e senzatetto”. Dal 1860 al 2017 in Calabria si sono registrati: 284 tra morti e dispersi a causa delle inondazioni 238 tra morti e dispersi a causa di movimenti franosi. Come emerge dalla mappa gli eventi hanno interessato porzioni diverse del territorio regionale, con un visibile raggruppamento nella parte meridionale in corrispondenza delle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia. Tra gli eventi recenti con un forte impatto sulla popolazione si ricordano: – L’alluvione di Soverato del 10 Settembre 2000 con 13 morti; – L’alluvione di Crotone del 14 Ottobre 1996 con 6 morti; – L’alluvione dell’ottobre 1953 con più di 100 morti in almeno 10 diverse località del territorio regionale; – Le frane del 1951 che causarono oltre 60 morti in 11 diverse località del territorio regionale”.

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