Contro il terrorismo a Firenze non ci saranno barriere di cemento ma fioriere

"Non possono essere come i vasi di plastica messi in piazza San Firenze. Servono dimensioni tali che abbiano un peso similare a quello di una barriera new jersey"
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FIRENZE – Non new jersey o blocchi di cemento. Ma fioriere ‘massicce’ o vasi capaci di accogliere anche le alberature. Dopo l’attentato di Barcellona la sicurezza di Firenze passa anche da scelte esteticamente gradevoli, come ipotizzato ieri dal sindaco Dario Nardella che ha sposato l’idea dell’architetto Stefano Boeri.

E’ quanto emerso al termine del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, il Cosp, convocato in prefettura e presieduto dal vicario di palazzo Medici Riccardi Tiziana Tombesi (il prefetto Alessio Giuffrida è in ferie) e che ha visto sedersi al tavolo l’assessore alla Sicurezza Federico Gianassi (Nardella è impegnato a Rimini nel meeting di Comunione e Liberazione).

La prefettura e le forze dell’ordine “ci hanno segnalato dei luoghi sensibili e delle esigenze” per l’accesso in centro storico, “e noi eseguiamo”, spiega Gianassi finito il vertice.

Strumenti di protezione “che però non è necessario siano blocchi di cemento”.

Per questo “non li metteremo, ma useremo altri strumenti per la protezione dei cittadini, ad esempio fioriere o vasi capaci di contenere alberature. Tra una cosa bella o una brutta, preferiamo installare una cosa bella”.

I tecnici di Palazzo Vecchio, quindi, in stretto raccordo con la prefettura, già nel pomeriggio daranno vita ad una prima riunione operativa. Poi, da domani, il Comune dovrebbe già piazzare i primi dissuasori di velocità.

“Dissuasori” e non barriere perché, sottolinea sempre Gianassi, “non si tratta di uno sbarramento visto che non cambiano i titoli di accesso”.

Durante il Cosp, infatti, “non c’è stata posta nessuna esigenza sul blocco degli accessi e non modificheremo la viabilità, se non per piccoli dettagli”. E qui è il direttore generale del Comune, Giacomo Parenti, ad illustrare la logica con cui si muoveranno amministrazione e prefettura: “Non vogliamo chiudere il centro storico come se fosse una fortezza. Abbiamo scelto soluzioni tecniche diverse di deterrenza”.

Ma come funzionerà? Come esempio si fa riferimento a via dei Calzaiuoli: “Non una barriera, ma più punti”, quindi vasi dissuasori lungo una delle arterie pedonali più frequentate del centro nel suo collegare il Duomo con piazza della Signoria. In pratica i mezzi, come ambulanze, taxi, camioncini o furgoni del carico e scarico, potranno entrare ma dovranno procedere a zig-zag, così da limitarne e di molto la velocità.

L’obiettivo, aggiunge Gianassi, “è quello di proteggere tutto il centro storico, in particolare il Duomo che è la zona più sensibile“. Poi l’area di San Lorenzo, piazza San Marco, con il museo dell’Accademia che dista poche decine di metri. “Una ventina”, in tutto, i luoghi finiti sotto la lente di ingrandimento.

Il fine, subentra il vicario Tombesi, è quello “di proteggere il centro storico. Quindi sono state esaminate le direttrici che conduco in centro in maniera assolutamente non protetta”.

Le protezioni per ora non saranno installate nell’area di Piazza Pitti– perché “con il sistema delle cantierizzazioni che procedono, gli accessi dalla parte opposta della città sono già contingentati”, dice Parenti, e sui lungarni Acciaiuoli e degli Archibusieri, la strada che lambisce gli Uffizi: “Lì per ora- continua il direttore generale- non è prevista nessuna misura. Ma siccome le postazioni individuate sono più di venti, intanto partiamo e poi tareremo il sistema nella maniera migliore”.

Per partire, però, servono fioriere di una certa dimensione. Lo fa notare lo stesso Parenti: “Non possono essere come i vasi di plastica messi in piazza San Firenze. Servono dimensioni tali che abbiano un peso similare a quello di una barriera new jersey“.

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