La mappa della pericolosità sismica in Italia GUARDA

ROMA – Quali sono le zone d’Italia più a rischio di terremoto? E’ facile individuarle grazie alla mappa di pericolosità sismica elaborata dall’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

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Dal celestino al viola scuro, la mappa indica con i colori le aree più pericolose: più il colore è scuro, più è probabile che un sisma colpisca quell’area. Tra queste vediamo, ad esempio, la zona dell’Aquila e quella a cavallo tra Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria. Più tranquille alcune zone di Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige e Puglia.

La mappa è nata con l’Ordinanza della presidenza del Consiglio dei Ministri 3274/2003 (GU n.108 dell’8 maggio 2003): si è avviato così in Italia un processo per la stima della pericolosità sismica secondo dati, metodi, approcci aggiornati e condivisi e utilizzati a livello internazionale.

Per la prima volta si è delineato un percorso per il quale venivano definite le procedure da seguire, il tipo di prodotti da rilasciare e l’applicazione dei risultati.

Un documento di tale tipo avrebbe infatti costituito la base per l’aggiornamento dell’assegnazione dei comuni alle zone sismiche. L’Ingv si è fatto promotore di una iniziativa scientifica che ha coinvolto anche esperti delle Università italiane e di altri centri di ricerca. Questa iniziativa ha portato alla realizzazione della Mappa di Pericolosità Sismica 2004 (MPS04) che descrive la pericolosità sismica attraverso il parametro dell’accelerazione massima attesa con una probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni su suolo rigido e pianeggiante.

Dopo l’approvazione da parte della Commissione Grandi Rischi del Dipartimento della Protezione Civile nella seduta del 6 aprile 2004, la mappa MPS04 è diventata ufficialmente la mappa di riferimento per il territorio nazionale con l’emanazione dell’Ordinanza  della presidenza del Consiglio dei Ministri 3519/2006 (G.U. n.105 dell’11 maggio 2006).

 

22 Agosto 2017
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