I giovani e il ritorno all’agricoltura: “Troppa burocrazia”

La storia di Nicoletta, 36 anni, che voleva mettere in piedi un'azienda di agricoltura sostenibile nelle terre dei suoi, in provincia di Campobasso
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ROMA – In Italia cresce l’interesse dei giovani per l’agricoltura e si moltiplicano le iscrizioni ai corsi di agraria. Chi sono i ragazzi del cosiddetto ritorno alla terra? Diregiovani ha incontrato alcuni di loro. “Cosa sei tornata a fare?” “L’agricoltura non funziona come pensi tu”, “i progetti innovativi sono solo chiacchiere”. Nicoletta Radatta, classe 1980, laurea in relazioni internazionali a Forlì e una ricca esperienza di lavoro all’estero, sintetizza così le frasi ricorrenti che l’hanno scoraggiata dall’intraprendere la strada dell’agricoltura sostenibile in Italia. Oggi Nicoletta lavora in una grande città, a Barcellona, ma dallo scambio di e-mail che intrattiene con Diregiovani traspare un desiderio forte di ritorno alla terra. Alla sua: San Felice del Molise, in provincia di Campobasso.

agricolturaSono cresciuta circondata dai vigneti, dagli uliveti e dai campi grano. Un paesaggio che davo per scontato” racconta Nicoletta. Dopo un’esperienza di lavoro con un’associazione in uno dei quartieri più periferici di Medellin, dove vivevano per lo più sfollati e famiglie sotto la soglia di povertà, racconta Nicoletta, “ho scoperto di essere seduta su una miniera d’oro”. Segnata dall’incontro con i campesinos colombiani, al suo ritorno Nicoletta decide di organizzarsi per creare un progetto di filiera nelle terre della sua famiglia: “L’idea era di produrre e vendere direttamente i prodotti agroalimentari senza intermediari. Anche se il progetto nel complesso era più ampio e prevedeva anche corsi di formazione a tema, soprattutto riguardo all’olio ed al vino, sia riguardo alla produzione in sè che alla sicurezza sul lavoro”.

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Nicoletta Radatta

Oltre all’assenza di sostegno da parte del territorio, i problemi però sono stati legati anche alle difficoltà economiche. Per Nicoletta, che ha provato ad accedere un finanziamento pubblico, “la strada del bando regionale è un percorso ad ostacoli“. Perchè? Perchè per presentare il progetto “devi affidarti ad un agronomo, con la speranza che la tua e la sua idea di progetto produttivo coincidano; poi elaborare un piano finanziario e poi cercare una fideiussione bancaria. Una volta presentato il progetto bisogna aspettare i tempi biblici delle graduatorie con la speranza che il criterio di selezione sia quello della bontà del progetto e non un altro… Se sei riuscita ad arrivare fino a questo punto, scopri un’altra matrioska: gli incontri surreali alla Camera di Commercio i cui funzionari ti rimandano alla loro pagina web per qualsiasi dubbio o quesito in merito alla normativa. Riassumendo, mi sono sentita come un granello di sabbia che insieme a tanti altri può diventare una duna, ma solo viene portato via dal vento”.

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