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Gli psicologi: “Con la pandemia meno sesso, ma 1 su 5 ‘sperimenta’”

Durante il lockdown, chi ha provato nuove attività sessuali ha indicato miglioramenti nella sua vita sessuale complessiva

Pubblicato:22-07-2020 10:16
Ultimo aggiornamento:17-12-2020 19:40

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ROMA – Durante la pandemia le persone hanno avuto meno rapporti e “i comportamenti sessuali, sia in solitaria che in coppia, sono diminuiti” se messi a confronto con le abitudini dell’ultimo anno. Questi i primi dati dello studio ‘Less sex, but more sexual diversity: changes in sexual behavior during the covid-19 coronavirus pandemic‘, firmato da psicologi e sessuologi del Kinsey Institute in Indiana, Usa. 

Circa il 44% degli individui intervistati, infatti, ha riferito che in lockdown “la qualità della propria vita sessuale è diminuita”, ma ci sono anche buone notizie, la pandemia ha risvegliato la curiosità e la voglia di sperimentare, tanto che “un individuo su 5 dichiara di aver sperimentato almeno una nuova attività sessuale”. 

Lo studio nasce anzitutto dalla volontà di approfondire un tema ampiamente sollevato dai media statunitensi: il ‘Sex-Tech’, per cui la stampa, a più riprese, “ha suggerito l’aumento nell’utilizzo della tecnologia sessuale in fase di pandemia“, in risposta alla “mancanza di opportunità di rapporti interpersonali”, scrivono i ricercatori. La ricerca ha raccolto 1.559 adulti di età media di 34 anni, a cui è stato chiesto se la loro vita sessuale fosse migliorata, rimasta invariata o diminuita durante il lockdown. Inoltre, ai soggetti “è stato presentato un elenco di 49 comportamenti sessuali” e tra questi bisognava indicare “se qualcuno di questi era un nuovo comportamento adottato successivamente alla pandemia”. Infine, i soggetti hanno completato “una valutazione dello stress percepito, della solitudine generale e della solitudine” dall’inizio del lockdown.


Ed ecco che tra le sperimentazioni che hanno appassionato gli individui durante il Coronavirus, “le aggiunte più comuni- scrivono gli psicologici e i sessuologi- riguardavano in primis il provare una nuova posizione”, e a seguire: “il sexting, lo scambio di ‘nudes’ (foto di nudo, ndr), la condivisione di fantasie sessuali, il porno, la ricerca di informazioni sessuali online, il cybersex e le riprese di comportamenti sessuali in solitaria”.

L’equipe di ricercatori statunitense, poi, è andata ancora più a fondo, e dallo studio hanno ricavato anche le motivazioni psicologiche che hanno maggiormente influenzato le nuove attività sessuali. Per gli uomini, “il desiderio sessuale nelle ultime settimane e la solitudine” risultano le ragioni prevalenti. Per le donne, invece, oltre al proprio desiderio sessuale nelle ultime settimane, a motivarle nella sperimentazione è stato anche “il desiderio sessuale del partner, la solitudine in pandemia e lo stress percepito”. Genericamente gli studiosi sottolineano che “essere più giovani, vivere soli e sentirsi stressati”, sono fattori “legati al provare nuove cose”. E concludono: “Chiaro è che la vita sessuale di molte persone stia subendo una sorta di rivoluzione, tuttavia questo non sembra essere così collegato al Sex-Tech” come sostenuto dai media, anzi. Sono “poche le attività basate sulla tecnologia che hanno mostrato un qualsiasi tipo di associazione” nello studio. Infine, ribadiscono gli psicologi, i partecipanti che hanno provato nuove attività sessuali, “risultano avere tre volte in più la probabilità di sperimentare e indicare miglioramenti nella loro vita sessuale complessiva“.

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