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Mercoledì il ‘ballo del mattone’: le coppie: Salvini-Giorgetti, Di Maio-Conte e Zingaretti-Renzi

L'editoriale di Nico Perrone, direttore dell'Agenzia di stampa Dire, per DireOggi | Edizione del 22 luglio 2019
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ROMA – Mercoledì è il giorno cruciale, quello in cui tutto potrebbe accadere. Anche l’irreparabile. Perché nei Palazzi prima di quella data si aspettano qualche altra sorpresa.

E comunque il 24 luglio, nel pomeriggio al Senato, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, riferirà in aula sul ‘Russiagate’, l’intrallazzone tra faccendieri italo-russi su una partita di 3 milioni di tonnellate di gasolio che hanno tirato in mezzo la Lega di Matteo Salvini. Il leader della Lega ascolterà Conte dai banchi del Carroccio. A rimarcare che, subito dopo, se userà qualche parola sbagliata, potrebbe replicargli a muso duro. Giornata difficile per il leader della Lega che, mai come in questo momento, si trova al centro mentre da ogni parte tirano in senso opposto.

A cominciare dai Governatori del Veneto e della Lombardia che, sull’Autonomia regionale, hanno detto in modo chiaro che quella imbastita da Conte è una riforma farsa che loro non firmeranno mai. Parlano a Conte, vero, ma nel mirino c’è anche il loro leader Salvini che, a quanto sembra, non ha spinto abbastanza.

Ma come potrebbe? Nella strategia di Salvini c’è il rafforzamento della Lega nazionale, non del Nord. Quindi far passare qualcosa che avvantaggia Veneto e Lombardia e frega il Sud lo metterebbe all’angolo, e addio Lega al 40%. Quindi Salvini è costretto a giocare, per vincere la sua partita, anche contro i suoi, a partire da Giorgetti, potente dirigente della Lega in sintonia col corpaccione nordista del partito che ormai di stare al Governo con il M5S non ne può più.

Di Maio, da parte sua, deve fare i conti col Conte, che ormai veleggia in solitaria e pensa di crearsi un suo ‘partito’ visto il gradimento che riscuote tra i cittadini italiani. Con un Conte rafforzato, di fatto riferimento politico e di Governo del M5S, per Di Maio potrebbe non bastare prendersela sempre con il Pd. A quel punto anche il suo posto e ruolo potrebbe vacillare.

E il Pd? È tornato a litigare. Franceschini ha proposto di dialogare col M5S, per cercare di isolare la Lega e Salvini. Apriti cielo. Renzi in testa, con tutti i suoi, hanno gridato al tradimento e aperto il fuoco contro il segretario Zingaretti che starebbe dietro a questa operazione. Sarà scissione? Al momento, incredibile, di fatto il miglior alleato di Renzi sembra proprio Di Maio: simul stabunt simul cadent.

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