Diario di un bassista tra (i) Mille – Giorno 1

Una vera rockstar che si rispetti arriva sempre in ritardo,
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Rockin1000

Una vera rockstar che si rispetti arriva sempre in ritardo, deve farsi attendere. Ma in questo caso, io non sono (ancora) una rockstar. In più siamo in Mille, dunque se arrivo tardi: primo, non frega niente a nessuno; secondo, faccio pure la figura del fesso. Quindi è meglio muovere le chiappe. C’è un concerto storico da preparare: il secondo atto del Rockin’1000. Dopo aver suonato ‘Learn to fly’ dei Foo Fighters al parco Ippodromo di Cesena l’anno scorso, conquistando Dave Grohl e compagni con un video che ha fatto il giro del mondo, quest’anno allo stadio Manuzzi i Mille suoneranno un live intero. Oltre 15 canzoni, veri monumenti della storia del rock. Insomma, c’è da farsela sotto davvero.

Giovedì 21 luglio, ore 16.30, Bologna: caricato lo strumento in macchina, si parte per Cesena. Viaggia con me un ospite d’eccezione: Ozzy Osbourne, sparato dall’autoradio a volumi imbarazzanti. Giusto per darsi la carica. Pronti, via: e la tangenziale di Bologna è già bloccata. Ora, il primo che mi dice che il Passante non serve, gli salto alla gola. Che sia il Passante nord, sud, di mezzo, un po’ spostato a sinistra o con scappellamento a destra, non mi importa: basta che facciate qualcosa! Come se non bastasse, sui tabelloni luminosi di Autostrade compare la scritta: “Rallentamenti tra Castel San Pietro e Imola”. Ho capito, non mi resta che una cosa da fare: alzare il volume a palla e cantare a squarciagola le canzoni di Ozzy, così evito di scancherare. Bene o male, comunque, si procede. E sorvolerò sulle robe che come al solito si vedono in autostrada, a partire da quelli che, per compensare il fatto che ce l’hanno piccolo (è ovvio, non può che essere così), si comprano i macchinoni grossi e poi viaggiano solo sulla corsia di sorpasso. Rassegnatevi e piuttosto aprite una delle tante mail “enlarge your penis” che vi intasano la posta elettronica. Di sicuro, funziona di più.

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Ma arriviamo al punto. Allo stadio di Cesena l’atmosfera è elettrica (e vabbè, siamo mille rockettari: ci mancherebbe altro). Devo dire che i ragazzi del Rockin’1000 si sono sbattuti un bel po’ per organizzare al meglio le cose. Forse qualche meccanismo è ancora da oliare, ma suvvia: è il primo giorno. Meritano davvero un encomio. Su tutti, e non solo perché sta nella sua torretta di guardia a cinque metri d’altezza, il maestro Marco Sabiu che dirige l’orchestra di svalvolati. E’ sotto il sole dal mattino presto, prima per le prove dei batteristi, poi dei chitarristi e infine di noi bassisti. Diciamo la verità, ha il suo bel da fare. Anche perché nelle pause tra una canzone e l’altra, durante le prove, c’è sempre qualcuno che smanetta sul suo strumento (no, non è una metafora hard). E infatti a un certo punto sbotta: “Basta, avete rotto il cazzo. Imparate questa regola, è semplice: non suonate nelle pause. Volete diventare dei professionisti o no? Altrimenti tornate a casa a farvi le seghe su youporn“. Un idolo. E infatti subito scattano i classici 92 minuti di applausi. Ripetuti, quando il maestro aggiunge: “Ah, è vero: ci sono anche dei bambini. Scusate il linguaggio. Ma tanto lo imparerete presto”. Chapeau.

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Che dire delle prove? Dopo quelle singole per ogni strumento, in serata, col buio, abbiamo fatto un primo tentativo tutti insieme: chitarre, bassi e batterie (le poche rimaste fino a quell’ora, visto che erano state convocate all’alba). Pochi pezzi, per vedere come va e anche per settare i suoni. La pelle d’oca però è stata istantanea. Perché al di là di qualche scazzo sugli stacchi o i finali, ci siamo. Ragazzi, ci siamo! Cominciamo a ingranare. E anche se sono solo le prime prove, è impossibile stare fermi. Lo senti scorrere dentro, nelle viscere, nelle vene. E qualcosa devi fare: saltare, muovere la testa, agitarti come un tarantolato. E’ il rock, bellezza. E allora, come dice il maestro Sabiu, “spacchiamo tutto”.

Di Andrea Sangermano, giornalista professionista (e rocker)

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