ROMA – “C’è voluta quasi un’ora per far sì che aprissero la porta”. Quando i carabinieri hanno fatto irruzione nell’abitazione in cui si nascondevano, al quarto piano di una palazzina popolare di Formia, Alisya e Sarah infatti “non hanno fatto salti di gioia”, ma “si sono barricate per lungo tempo dentro la stanza”, in cui hanno trascorso quella che nei fatti assomiglia tanto a una sorta di prigionia. Lo rivela il procuratore capo di Sulmona, Luciano d’Angelo, nel corso dell’incontro con i cronisti in Procura di oggi l’indomani del ritrovamento delle due sorelle Di Giacinto, scomparse la notte tra il 6 e il 7 giugno scorso dalla casa famiglia in cui risiedevano a Civitella Alfadena, in provincia dell’Aquila.
IL PM: “UN CASO DI AMORE GENITORIALE MALATO”
Il pm racconta così le ritrosie manifestate dalle sorelline di 12 e 16 anni a seguire gli investigatori, una volta ‘scoperto’ il luogo in cui si nascondevano. Le ultimi indiscrezioni infatti raccontano che nei primi colloqui avuti con i carabinieri, Sarah E Alissya avrebbero detto di voler stare con la mamma, confermando così quanto si era ipotizzato fin dai primi momenti della loro scomparsa, ovvero che a innescare la vicenda sia stata la perdita di potestà genitoriale della madre, a favore del padre, con cui sarebbero poi dovute andare a vivere, una volta lasciata la casa famiglia .”Hanno formulato la predilezione per un genitore, questo sì“, si è limitato a rispondere il procuratore a chi gli ha chiesto direttamente conferma della preferenza espressa da Alyssia e Sarah di voler stare con la madre.
“Siamo davanti a un caso di amore genitoriale malato, si è voluto aiutare in modo sbagliato i propri figli”, ha commentato invece D’Angelo in avvio della conferenza stampa, inquadrando tutta la vicenda che ha portato nelle prime ore di oggi, lunedì 22 giugno, all’arresto della madre delle due ragazzine, Valentina D’Acunto, del suo compagno, Vincenzo Esposito, e del nonno Marco D’Acunto, con l’accusa di sequestro di persona.
LA MADRE SI È TRADITA CON UNA VIDEOCHIAMATA
Il ritrovamento delle due minori, originarie di Minturno, nell’appartamento di un’anziana zia a Formia, è arrivato dopo due settimane di ricerche. D’Angelo ci tiene a chiarire che quando avvenuto ieri notte sia di fatto l’esito di un’indagine complessa che ha incluso, tra l’altro, decine di controlli in domicili di parenti e conoscenti “in tutta Italia- puntualizza il pm- abbiamo controllato case fino a Milano”. Quindi determinante, chiosa, anche la ricostruzione dei profili psicologici delle persone coinvolte nelle indagini, svolte dal Racis. Ma la svolta è arrivata quando “le ragazze sono state trovate sulla base di elementi investigativi emersi ieri mattina”, prosegue il magistrato riferendosi a un’intercettazione. Sotto controllo infatti erano state messe diverse utenze. Si attendeva un passo falso che è poi arrivato: la madre delle sorelle si è scoperta facendo una videochiamata a un numero di telefono che era attenzionato, spiega il pm, intestata a un pachistano, facente parte di un gruppo di schede clandestinamente attivate a Napoli un paio di giorni prima della scomparsa. “Noi avevamo un profilo psicologico preciso- va avanti D’Angelo- e sapevamo che la mamma avrebbe avuto la necessità di mantenere il controllo e, se fosse stata lei responsabile del fatto, non era pensabile che potesse rimanere giorni e giorni senza avere contatti e notizie delle figlie”.
“HANNO VISSUTO CHIUSE IN CAMERA, USCIVANO DALLA STANZA SOLO PER MANGIARE”
Sulle condizioni in cui le ragazzine erano tenute nella casa della zia, viene spiegato che di fatto: “Vivevano chiuse in una camera da letto, non uscivano se non per il tempo di poter mangiare”, anche se fuori dalla porta dell’abitazione “non c’erano sentinelle”. Sulla possibilità che fossero tenute segregate contro la loro volontà, il pm chiarisce: «”Il sequestro di persona può realizzarsi anche se il sequestrato mostra una certa acquiescenza”.




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