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Ddl Zan, numeri inclementi al Senato: si rafforza il fronte della trattativa

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Sulla carta gli oppositori al testo sembrano avere la maggioranza dell'aula del Senato
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ROMA – I numeri al Senato potrebbero non bastare a blindare il Ddl Zan. Stando alla consistenza numerica dei gruppi, e delle componenti politiche all’interno di ogni gruppo-partito, si indebolisce l’ipotesi dell’approvazione del testo attuale a Palazzo Madama.
La presa di posizione del Vaticano, che rivendica l’autonomia nella didattica delle scuole paritarie ai sensi del Concordato, potrebbe essere il ‘grimaldello’ attraverso il quale gli oppositori possono provare ad affossare il testo. Alla prova dell’aula, col voto segreto, basterebbe un emendamento ad hoc per decretare la modifica del disegno di legge e il suo rinvio alla Camera, come da navetta parlamentare.

Sulla carta gli oppositori al testo sembrano avere la maggioranza dell’aula del Senato. I conti sono facili, sulla base delle dichiarazioni pubbliche a favore di una modifica, anche minima. Il centrodestra sarebbe compatto, con qualche defezione al limite in Forza Italia. Sommando i 51 senatori azzurri, ai 20 di Fdi, ai 64 della Lega si arriva a 135 senatori. Ma a questi andrebbero aggiunti i 17 di Italia Viva. E poi i 7 di Idea-Cambiamo. E siamo a 159. C’e’ poi la minoranza Pd, Base riformista, che vanta 19 senatori. Al suo interno i senatori cattolici (sono almeno 3) potrebbero ascoltare le sirene della Santa Sede. Il limite della maggioranza assoluta dell’aula è varcato, anche senza sfogliare la componente ‘destra’ del gruppone misto (46 senatori), e senza contare il gruppo delle Autonomie, dove tra le altre cose siede Pierferdinando Casini.

Cosi’, se il testo fosse modificato, in assenza di un accordo politico ci sarebbe il forte rischio di una ripresa dell’ostruzionismo a Montecitorio (centinaia di audizioni, milioni di emendamenti…). E i due anni scarsi che restano della legislatura non basterebbero a completare l’iter.

Una cosa e’ certa: se mai il governo ci avesse pensato (ma il premier Mario Draghi lo ha escluso categoricamente) la presa di posizione del Vaticano rende nulle le possibilità che l’esecutivo possa ricorrere al voto di fiducia. ‘Sui diritti e sui temi etici non si procede a colpi di fiducia’, è la regola non scritta a cui ci si affida in questi casi, tra galantuomini. A dire il vero Matteo Renzi la violò a fin di bene, ponendo la fiducia sul testo delle unioni civili, dopo aver cassato in forza di un accordo le contestate stepchild adoptions.

Il richiamo del Vaticano al Concordato lega le mani al governo. Si tratta di un accordo tra Stati, espressamente richiamato dalla Costituzione. La fiducia è esclusa, il governo se ne terrà fuori. “Se vogliamo approvare il testo, non resta che la strada dell’intesa su una modifica concordata”, spiega alla Dire un ‘laico’ come Andrea Cangini, punto di riferimento dell’area Carfagna a Palazzo Madama. “L’accordo è possibile, non ci sono pregiudiziali da parte di nessuno. Io stesso sono per una modifica, e non certo per ragioni ideologiche“.

Quando si tratta di diritti e temi etici, l’assemblea dovrebbe pronunciarsi con una maggioranza quanto più larga. “Questa dovrebbe essere la norma. Ma temo che il segretario del Pd voglia farne una bandiera di parte. Se è così – chiosa Cangini- Letta si intesterà la propaganda, ma difficilmente porterà a casa la legge”.

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