FOTO | A Roma il corteo contro gli sgomberi

Diversi gli striscioni che fanno riferimento al ministro dell'Interno: "Salvini sceriffo tutto decreti, selfie e distintivo", recita quello accanto alla scalinata di S. Pietro in Vincoli
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA  – ‘Per una città aperta solidale e contro gli sgomberi. Roma non si chiude’. È disegnato da Zerocalcare lo striscione che apre il corteo indetto dai movimenti contro le politiche degli sgomberi del ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Partita da piazza Vittorio, la manifestazione percorre piazza Santa Maria Maggiore, piazza dell’Esquilino, via Cavour, via dei Fori Imperiali e arriva in piazza Madonna di Loreto.

“Roma non si chiude. Chi ha intenzione di chiudere questa città, di venire dalla Padania e giocare con qualche fascista nostrano ci troverà in queste strade pronti a resistere”, hanno scandito o manifestanti dal camion che guida il corteo, che si sono riferiti a Casapound dicendo che “a Roma l’antifascismo è determinato e loro lo sanno bene sulla loro pelle. Siamo tutti antifascisti“. Alla manifestazione sono presenti anche degli osservatori Amnesty che, hanno spiegato, seguono un progetto di monitoraggio delle manifestazioni in titta Italia.

LO STRISCIONE CONTRO SALVINI 

“Salvini sceriffo tutto decreti, selfie e distintivo”. Uno striscione contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini è stato srotolato dai manifestanti del corteo ‘Roma non si chiude’ sulla salita accanto alla scalinata di San Pietro in Vincoli. “Roma- hanno detto- non si arrende a Salvini. Questo corteo risponde alla lista dei 22 sgomberi e a una idea di città e di società che si vuole imporre, trasformando Roma in una città di morti”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

22 Giugno 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»