Distrutta la Moschea di Mosul in cui nacque il Califfato

Le fonti non convergono: non è chiaro se sia stata bombardata dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti o fatta saltare in aria dai jihadisti
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ROMA – La moschea Al-Nouri di Mosul è stata bombardata. E’ lì che nel 2014 il leader dello Stato Islamico, Abu Bakr Al-Baghdadi, aveva annunciato la creazione del Califfato.

In un primo momento la Bbc aveva riferito che i jihadisti dell’Isis avevano fatto saltare in aria la moschea ma poco dopo ‘Amaq’, l’organo di propaganda dell’Isis, ha sostenuto che sarebbe stato un raid militare americano a distruggere la moschea. Il testo pubblicato da ‘Amaq’ è stato in particolare twittato da Rukmini Callimachi, la specialista dell’Isis del ‘New York Times’.

Successivamente la coalizione a guida Usa in Iraq ha negato di avere bombardato la moschea. Un portavoce della coalizione, il colonnello dell’esercito Ryan Dillon, ha confermato che la moschea è stata distrutta, precisando però che non sono stati gli americani ad abbatterla. Il ministero della Difesa iracheno ha accusato lo Stato islamico di averla fatto saltare in aria.

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IL BIASIMO DELL’UNESCO PER LA DISTRUZIONE DELLA ‘TORRE DI PISA’ ARABA

Dall’Unesco parole di biasimo per la distruzione della moschea Al-Nouri di Mosul. L’edificio era un prezioso esempio di architettura islamica del XII secolo.

“Questa nuova distruzione peggiora le ferite di una società già colpita da una tragedia umanitaria senza precedenti”, il commento di Irina Bokova, direttrice Unesco, nella nota diffusa dall’agenzia Onu.

Costruita intorno al 1.100, la moschea andò completamente distrutta fatta eccezione per il suo minareto cilindrico, una sorta di ‘Torre di Pisa’ araba in quanto, coi suoi 45 metri di altezza, si era inclinata poco dopo la costruzione. La leggenda narra che fosse frutto di un ‘miracolo’: anche i mattoni – che compongono sette fasce di decori geometrici – avrebbero voluto inchinarsi alla grandezza del Profeta Mohammad. La moschea fu ricostruita nei primi anni Quaranta, e il minareto conservato.

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