Zimbabwe, Kika (Ngo Forum): “Giustizia per le oppositrici torturate”

Il coordinatore dello Zimbabwe Human Rights Ngo Forum denuncia metodi e “durata indefinita” della quarantena a cui è sottoposto il Paese
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – “In Zimbabwe negli ultimi anni abbiamo avuto una lunga serie di rapimenti e sparizioni di leader dell’opposizione e dei movimenti sociali. Il governo non ha mai identificato gli autori di queste azioni, non ha mai portato nessuno in tribunale per rispondere di questi crimini, non ha mai arrestato nessuno. E anche stavolta non ci sono indagati”. A parlare è Musa Kika, 30 anni, ricercatore in diritto costituzionale che coordina lo Zimbabwe Human Rights Ngo Forum, una coalizione di 20 organizzazioni che dal 1998 monitora e documenta la situazione dei diritti umani.

LE DONNE RAPITE DEL MDC

L’agenzia Dire lo ha intervistato a una settimana da un avvenimento che ha scosso il Paese: Joana Mamombe, Cecilia Chimbiri e Netsai Marova, rispettivamente una deputata e due leader del settore giovanile del partito di opposizione Movement for Democratic Change (Mdc), sono state rapite, hanno subito violenze e sono state poi abbandonate ai bordi di una strada dopo essere state fermate a un check point nelle vicinanze di una manifestazione a cui avevano preso parte.

CONTROVERSO E FUORVIANTE IL RESOCONTO DELLO STATO

Da subito governo e militari si sarebbero comportati in modo controverso. “Prima hanno detto che le tre attiviste erano in loro custodia – dice Kika – ma poi, dopo che i loro avvocati non erano riuscite a trovarle in alcun commissariato, hanno ritrattato”. A oggi l’esecutivo del presidente Emmerson Mnangagwa non ha identificato alcun responsabile e per di più, secondo Kika, dirigenti del partito di governo hanno avanzato delle ipotesi fuorvianti. “Hanno suggerito che le violenze siano state inscenate dagli stessi oppositori – denuncia l’attivista – con l’obiettivo di attirare l’attenzione dei media”.

Le tre esponenti dell’Mdc avevano manifestato in piazza contro le misure restrittive imposte per contenere la pandemia di Covid-19, che starebbero pesando su una già debilitata economia nazionale. Dal 30 marzo lo Zimbabwe è sottoposto a un regime di quarantena “di durata indefinita”, accusa Kika: “E’ stato solo parzialmente allentato, ma non sappiamo più quando finirà perché non è stata indicata nessuna data”.

ARRESTI ARBITRARI E USO DELLA FORZA PER CONTENERE IL COVID

Lo Zimbabwe Human Rights Forum si sta dedicando a un lavoro “quotidiano” di monitoraggio del rispetto dei diritti umani. Secondo Kika, i problemi più significativi sono almeno due: “Il governo ha messo in campo polizia ed esercito per far rispettare le misure – dice l’attivista – e assistiamo a un sistematico uso eccessivo della forza, assolutamente illegale”. E ci sarebbe di più: “Una pratica comune in questa fase è quella degli arresti arbitrari”. Le persone, denuncia l’attivista, “vengono fermate, picchiate, portate in centrale e trattenute per ore e infine rilasciate”. Questo avverrebbe “senza che sia avanzata alcuna accusa formale”.

Tra le oltre 240 violazioni di questo tipo rilevate dal forum delle ong, Kika riferisce del caso di due sorelle di Bulawayo, la seconda città del Paese: “Stavano andando al mercato per fare la spesa. Sono state arrestate per aver violato le norme di quarantena, picchiate, trattenute una notte in cella e poi rilasciate senza che fosse formulata alcuna accusa”.

Lo Zimbabwe Human Rights Ngo Forum ha pubblicato un rapporto in cui, con dati e testimonianze, ricostruisce le vicende delle sorelle e delle tre esponenti dell’Mdc. Presentata anche una petizione al capo della polizia e al ministro degli Interni: “Vogliamo che si faccia giustizia – l’appello – e che si indaghi per violazione dei diritti umani”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

22 Maggio 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»