VIDEO | Blandini (Siae): “Le misure del Governo sono deboli, c’è il rischio di una crisi strutturale”

La Siae ripercorre con l'agenzia Dire questi mesi di lockdown, chiedendo al Governo "non soldi, ma provvedimenti adeguati a far ripartire l'industria culturale"
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ROMA – Trecento milioni di euro persi a causa del coronavirus, circa due milioni e mezzo di aiuti agli associati più in difficoltà e una battaglia “della vita”, quella sul diritto d’autore. La Siae ripercorre con l’agenzia Dire questi mesi di lockdown, chiedendo al Governo “non soldi, ma provvedimenti adeguati a far ripartire l’industria culturale, perché quelli messi in campo finora sono blandi”. E tra le (poche) buone notizie, il direttore generale della Società italiana degli autori ed editori, Gaetano Blandini, annuncia “obiettivo raggiunto” per la Festa dei camici bianchi.

– Abbiamo alle spalle un lungo lockdown e davanti un immediato futuro decisamente incerto per il settore. Come ha vissuto e come vive la Siae questa emergenza coronavirus?

“Non sono abituato a fare il piagnisteo, ma ad affrontare i problemi e risolverli. Credo che in questo momento non solo io, ma tutti gli operatori del settore devono essere meno emotivi, perché se lo siamo perdiamo la percezione della gravità dei problemi e rischiamo di non risolverli con efficacia, anche se molte cose ovviamente non dipendono da noi. In questi mesi la Siae ha perso in termini di incasso 300 milioni di euro. Sono soldi dei nostri quasi 95mila associati. Abbiamo superato il 50% di perdite rispetto al 2019, ma abbiamo cercato di mettere in campo iniziative di solidarietà concreta nei confronti dei nostri associati. Tra tutte, abbiamo ripristinato un piccolo sostegno una tantum di cinquemila euro ciascuno a 200 associati in gravi difficoltà economiche e abbiamo investito 500mila euro per mandare ad altri 2.500 associati altrettanti pacchi alimentari consistenti. E poi un milione di euro destinato ai nostri giovani tra i 18 e i 30 anni che iniziano la loro attività di autori: si tratta di 1.800 associati ai quali abbiamo mandato telecamere, microfoni e strumenti digitali per lavorare da casa”. 

– Tra le iniziative di solidarietà, c’è anche la proposta rivolta dalla Siae alle più alte cariche dello Stato di istituire la Festa dei camici bianchi. A che punto è?

“Il ruolo più importante in questo momento è stato quello dei medici. Su impulso di Ferzan Ozpetek, nostro associato, io e il presidente della Siae, Giulio Repetti Mogol, abbiamo scritto al presidente della Repubblica, ai presidenti del Senato e della Camera e abbiamo aperto un sito per istituire la Festa dei camici bianchi. Siamo un Paese che prima si dimentica delle persone, poi quando ne ha bisogno le fa diventare eroi e infine quando non ne ha più bisogno se ne dimentica. Chiediamo l’istituzione della Festa affinché questo non accada. E abbiamo colpito nel segno, perché pochi giorni fa la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha ricevuto il presidente Mogol e me con tutti i capigruppo che hanno sottoscritto questa legge, e credo che nel corso della settimana verrà votata in Senato e poi passerà alla Camera. L’obiettivo è stato raggiunto e tra due o tre settimane al massimo la Festa dei camici bianchi sarà una legge dello Stato. Ogni 20 febbraio faremo un momento di festa per tutti coloro che hanno lavorato per la salute di tutti noi”.

– Come giudica i provvedimenti presi dalla politica per sostenere l’industria culturale e creativa in questa crisi senza precedenti?

“Non voglio essere critico, perché chiunque sia al Governo in questo momento ha un compito difficilissimo. Anzi, vorrei esprimere solidarietà al presidente del Consiglio e a tutti i ministri che si stanno assumendo la responsabilità di queste decisioni. Premesso questo, certamente si tratta di provvedimenti molto blandi. Non sono misure in grado di far ripartire la filiera dell’industria culturale, che, vorrei ricordare, rappresenta il 7% del Pil italiano e fa lavorare un milione e 800mila persone, di cui il 35% ha meno di 35 anni. Questi provvedimenti sono deboli non solo per i cinema e per i teatri, ma anche per tutto il resto degli utilizzatori della musica e del diritto d’autore. Siamo molto preoccupati. La Siae non chiede soldi al Governo, ma misure che facciano ripartire il Paese, altrimenti il danno che adesso è momentaneo rischia di diventare strutturale per i nostri associati”.

– E’ di questi giorni il lancio della petizione #404copyright con cui Siae chiede di recepire la direttiva europea sul diritto d’autore. Come sta andando?

“Come ha detto il presidente Mogol, quella sul diritto d’autore è la nostra battaglia della vita, del futuro degli autori. Oltre un anno fa siamo riusciti a ottenere miracolosamente dal Parlamento europeo l’approvazione della direttiva Copyright che coinvolge anche i nostri autori ed editori, cioè coloro che creano i contenuti e coloro che investono nella creazione dei contenuti. Tuttavia, ci sono dei signori che in questi mesi stanno moltiplicando i loro guadagni: Facebook, Amazon, Google – ma la lista è lunga – che hanno fatturati più importanti degli Stati sovrani. A Roma si dice ‘articolo quinto, chi ha i soldi in mano ha vinto’. Ma questo non è più possibile, e come dice Mogol: ‘loro hanno i miliardi, noi abbiamo ragione’. Devono dare il giusto compenso a chi fa guadagnare loro quei miliardi. La direttiva deve essere recepita dallo Stato italiano, ma giace al Senato insieme ad altre 32 direttive comunitarie. E allora il nostro grido di dolore è ‘fate subito, fate presto’. Allo Stato italiano non costa niente, ma avere una legge vuol dire che quelle realtà dovranno pagare chi produce questi contenuti, altrimenti nessuno potrà più farà l’autore e saremo tutti più poveri”.

– Avete riscontri dalla politica?

“Sembrerebbe di sì, ma i tempi tecnici sono lunghi. Per questo chiediamo al Parlamento di fare presto, perché se la legge arriverà quando saremo già morti, non servirà più. Sarà come un’ambulanza che arriva quando il paziente è già morto. Ma non è una battaglia solo nostra: chiediamo ai cittadini di darci una mano, perché senza la cultura siamo tutti più poveri”.

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22 Maggio 2020
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