Deputate Pd: “A breve mozione contro doppia discriminazione disabili”

Le parlamentari donne del Pd in campo contro le "discriminazioni multiple", che colpiscono le donne con disabilità in quanto donne ma allo stesso in quanto disabili
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ROMA – Sarà presentata in tempi brevi, molto probabilmente prima dell’estate, una mozione promossa dalle deputate del Pd sulla doppia discriminazione subita dalle donne con disabilità, in quanto donne e in quanto persone con disabilità. Ad annunciarlo oggi pomeriggio, nel corso del convegno ‘Donne con disabilità. La doppia discriminazione’, le deputate del Partito Democratico Lisa Noja e Maria Elena Boschi, che, per iniziare il percorso verso l’iniziativa parlamentare hanno deciso di partire dal confronto con alcuni dei principali attori del mondo dell’associazionismo, della ricerca e dell’università attivi su un tema “ancora assente dal dibattito pubblico”.

Sono le cosiddette discriminazioni multiple, che, dichiara Stefania Leone, professoressa ricercatrice e delegata alla disabilità dell’UniMi, “sono tutte terribili”. Partendo dalla discriminazione multipla ordinaria, in cui la persona è discriminata in distinte situazioni, in ragione dell’una o dell’altra condizione. “È il caso di una donna con disabilità- spiega- magari discriminata sul lavoro rispetto a un collega uomo, che poi esce dal luogo di lavoro e trova una barriera architettonica“. E poi ancora la “discriminazione composta, in cui la persona è discriminata nella stessa situazione sia in ragione dell’una che dell’altra condizione”, e quella “intersezionale, in cui la persona è discriminata, nella stessa situazione, in ragione dell’interrelazione tra le due condizioni”.

“La cosa più urgente- spiega alla Dire la deputata Noja- è portare in Parlamento il dibattito su questo tema, magari con una mozione, un atto di indirizzo, per far sì che il Governo prenda una serie di impegni perché questo tema rientri in tutte le politiche che hanno a che vedere con le pari opportunità e con le politiche per la promozione dell’uguaglianza di genere. Credo che su questo si possa trovare una trasversalità- aggiunge- e che questo sia molto importante perché sarebbe un messaggio a tutte le ragazzine e a tutte le donne con disabilità che si sentono spesso negate anche nello stesso diritto alla loro femminilità, perché spesso le donne con disabilità sono trattate come un genere neutro”.

 

Vittime di discriminazioni multiple, le donne con disabilità, sono anche le più colpite dalla violenza di genere. In base ai dati raccolti dall’indagine ‘Vera’ (Violence Emergence Recognition and Awareness) lanciata con un questionario online da Fish-Federazione italiana per il Superamento dell’Handicap e Differenza Donna il 25 novembre 2018, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, è emerso che 153 delle 476 donne con disabilità tra i 16 e gli 81 anni del campione ha subito violenza, per una percentuale pari al 32%. “Se poi si considerano le risposte affermative che le donne hanno dato alle singole e specifiche forme di violenza (fisica, psicologica, molestie sessuali, isolamento, appropriazione di denaro, ndr)- precisa Silvia Cutrera, vicepresidente di Fish- hanno risposto in maniera affermativa 314 donne, il 66%, cioè il doppio”.

A livello europeo “le donne che subiscono violenza e sono anche disabili sono cinque volte più numerose delle donne che non hanno nessun fattore di vulnerabilità aggiuntivo”, spiega alla Dire la presidente di D.i.Re-Donne in Rete contro la violenza, Raffaella Palladino, che nel suo intervento racconta la storia di una donna con disabilità vittima dall’età di 8 anni degli abusi paterni, da cui sono nati tre figli, poi allontanati. Il paradigma di una discriminazione “che non è doppia, ma multipla”, dove la donna ha scontato il suo essere persona con disabilità, “nata al Sud, in un contesto familiare con grosse difficoltà socio-economiche”.

Per aiutare queste donne nasce l’Osservatorio sulla violenza contro le donne con disabilità, presentato nel corso del convegno dalla presidente di Differenza Donna, Elisa Ercoli, e dalla psicologa esperta in emersione della violenza sulle donne con disabilità della stessa ong, Rosalba Taddeini, come “strumento di monitoraggio, rilevazione e ricerca sul fenomeno”, a partire dai dati su quelle accolte e ospitate da centri antiviolenza e case rifugio dell’associazione (98 dalla metà del 2014 ad oggi).

Solo “l’ascolto in luoghi che decidono di sottrarsi allo sguardo patriarcale” e la “possibilità di essere credute” possono, secondo Ercoli, aiutare queste donne ad uscire dalla violenza, facendo entrare sempre più questo tema che “nelle agende politiche”. E sulla violenza di genere, sono state mantenute le azioni contenute nel Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2017-20, conferma Maura Misiti, dirigente di ricerca Irpps-Cnr e l’Istat “nelle indagini su utenze e centri antiviolenza rispetterà la nostra richiesta di disaggregare i dati per genere”.

BOSCHI: MOZIONE DOPPIA DISCRIMINAZIONE SIA DI TUTTI

Quello della doppia discriminazione nei confronti delle donne con disabilità “è un tema su cui abbiamo iniziato a lavorare quando eravamo al governo e per la prima volta, per esempio, nel Piano nazionale antiviolenza, abbiamo voluto inserire anche delle linee specifiche che riguardassero la violenza subita dalle donne con disabilità. Ovviamente, adesso la responsabilità dell’attuazione del piano è dell’attuale Governo, noi ci auguriamo che possa essere portato avanti quel lavoro che avevamo anche finanziato”. Così all’agenzia Dire la deputata del Partito democratico, Maria Elena Boschi, a margine del convegno ‘Donne con disabilità. La doppia discriminazione’.

“Sappiamo che dobbiamo fare di più- aggiunge Boschi- per questo vorremmo presentare, con l’onorevole Noja, una mozione in Parlamento che sì, è del Partito democratico, ma noi vorremmo che fosse di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, per assumere un impegno più forte sul tema delle discriminazioni sulle donne con disabilità, perché è un tema di diritti e credo che non ci siano differenze di partito”.

Le donne con disabilità “subiscono il tema della violenza più delle donne senza disabilità, ma poi devono confrontarsi con discriminazioni sul luogo di lavoro, sul loro desiderio di poter essere madri, e, se vogliono sottoporsi ad alcuni esami medici, come la mammografia, non possono perché non sono pensati per donne con disabilità. Su questo c’è un lavoro culturale da fare- conclude Boschi- il primo passo a portare il dibattito dal mondo dell’associazionismo alle aule parlamentari”.

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22 Maggio 2019
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