Consiglio Grande e Generale, edizione del 22 maggio – mattino

In mattinata inizia l'esame dell'articolato del Pdl Variazione al Bilancio di Previsione 2019 e i lavori si concentrano sui primi articoli ed emendamenti.
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In mattinata inizia l’esame dell’articolato del Pdl Variazione al Bilancio di Previsione 2019 e i lavori si concentrano sui primi articoli ed emendamenti. All’Articolo 1 bis, Misure di contenimento della spesa” viene concordato l’emendamento tra governo e Pdcs che impegna il Segretario di Stato per gli Affari interni a presentare in Commissione consiliare entro il 31 dicembre 2019 un programma di accorpamento di uffici pubblici. All’Art. 2 “Convenzionamenti per prestiti agevolati”, viene alzata la soglia per il credito agevolato alle imprese che intendono fare investimenti, soglia che passa dai 14 mln di euro previsti a bilancio a 18,5 mln di euro.

L’Aula si sofferma poi a lungo sul primo degli emendamenti presentati dal governo del così detto “Pacchetto crescita”, l’Articolo 2 bis “Regime agevolativo transitorio”: si prevede- nella versione originaria- che entro il 31 luglio sia emesso un decreto delegato per regolamentare uno “specifico regime agevolativo” per le piccole imprese sammarinesi e liberi professionisti. E’ l’emendamento su cui ieri la Csu è intervenuta a bocciarlo e per chiederne il ritiro, su cui si è tenuto un incontro tra rappresentanti consiliari e dei sindacati ieri notte. In Aula l’opposizione torna a stigmatizzare la mancata condivisione e concertazione su una proposta che, per decreto, interviene a modifica della Riforma Igr del 2013 e dell’accordo sociale allora faticosamente raggiunto. La richiesta di ritiro dell’emendamento da parte dei consiglieri di minoranza è unanime. Dalle file della maggioranza e del governo si replica invece rassicurando sulla volontà di aprire un confronto con le parti sociali e datoriali sui contenuti del decreto. Alla fine del dibattito, la maggioranza e il Segretario di Stato aprono al posticipo dei tempi. Dopo un confronto tra capigruppo dei due schieramenti e il Segretario Guidi viene concordata una nuova versione dell’emendamento che rinvia la regolamentazione del regime agevolativo per le piccole imprese nell’Assestamento di bilancio che si avrà a settembre. In particolare, “si dà mandato al congresso di Stato di emanare, in ambito dell’Assestamento che sarà presentato in settembre, un apposito provvedimento normativo volto a regolamentare uno specifico regime agevolativo per le piccole imprese sammarinesi (…)”. A conclusione della seduta, l’emendamento viene approvato con 31 voti a favore, 5 contrari, un astenuto e 2 non votanti. L’esame dell’articolato riprenderà nel pomeriggio.

Di seguito l’estratto degli interventi della mattina.

Comma 26.Progetto di legge “Variazione al Bilancio di Previsione dello Stato e degli Enti del Settore Pubblico Allargato per l’esercizio finanziario 2019 e modifiche alla Legge 24 dicembre 2018 n.173” (II lettura)

Art. 2 Convenzionamenti per prestiti agevolati
Gian Matteo Zeppa, Rete: Perché non si prevono agevolazioni per le piccole imprese che sono ancora più radicate nel territorio? Qui sono considerate solo le grandi imprese. Sulle convenzioni per i prestiti agevolati, non si dovrebbero fare figli e figliastri.

Stefano Canti, Pdcs: Aumenta la possibilità di convenzionamento per il credito alle imprese, si lascia il primo importo invariato rispetto alla Finanziaria scorso anno, aumenta invece il credito agevolato per le imprese di cui articolo 13. Chiedo al Segretario Zafferani se nel 2019 ci sono state imprese che hanno presentato richieste e quali sono e se è sufficente l’importo individuato.
Marco Gatti, Pdcs: Sono stati presentati emendamenti con cui sono spostate molte competenze al congresso di Stato, mentre le norme oggettivamente dovrebbero far sì che determinati benefit siano applicati da uffici pubblici, allontanando il rischio d scelte potenzialmente clientelari. Non vorrei questo aumento di stanziamento sia funzionale ad altri progetti e disegni che hanno poco a che vedere con la crescita economica del Paese.
Andrea Zafferani, Sds Industria: Rispondo al posto della collega perchè è materia che seguo direttamente. Non so che disegno possa esserci dietro a questa cosa. La questione è talmente codificata dalla legge che non vedo come potrebbe essere diversamente. Ci sono progetti di investimento nel Paese, alcuni sono già nati, ad esempio quello di Alutitan, di altri ne abbiamo parlato pubblicamente, per es. per Industrie Montanari, di altri ne stiamo verificando i requisiti di accesso al credito agevolato. Ma sottolineo che queste convenzioni sono ratificate dal Consiglio Grande e Generale per essere valide. E la ratifica le rende, per prima cosa, pubbliche, e dovrà passare per l’approvazione dell’Aula. Infatti finché il Consiglio grande e generale non ratifica, la convenzione non è valida. Le garanzie per lo Stato ci sono, sono previste nelle convenzioni. Ple pccole imprese sono un tema diverso, c’è un decreto per il credito agevolato apposta, hanno un altro canale.
Teodoro Lonfernini, Pdcs
Dobbiamo essere un Paese che dà sostegno alle imprese, non c’è ombra di dubbio. E le misure poste in questo articolo sono anche nobili, se guardiamo al primo comma, che riguarda l’abbattimento di barriere architettoniche. Ma con il secondo comma, Segretario, lei che sta sbandierando aziende che chiedono sostegno per lo sviluppo, però sta facendo riferimento a due/tre aziende che da anni già progettano interventi per la crescita, non li fanno per il suo provvedimento. Di nuovo c’è poco per portare beneficio in termini di sistema. Il comma va bene, ma non è sufficiente per la crescita.
Roberto Ciavatta, Rete
Giustamente lo Stato deve attivarsi per le aziende che vogliono investire e crescere, ma serve una normativa chiara. Senza chiarezza, gli interventi finiscono per essere solo per pochi volenterosi che nonostante tutto- nonostante il governo e quello che succede- hanno deciso di rimanere qua. Evitiamo di fare in modo che chi è rimasto non decida di scappare. C’è solo un modo: iniziare la concertazione e sedersi ai tavoli, cosa che questo governo non è capace di fare.
Eva Guidi, Sds Finanze
Il Segretario Zafferani ha fatto una panoramica completa sulla disciplina dei prestiti agevolati, faccio presente che nel suo intervento di ieri aveva fatto riferimento a due investimenti importanti, ma ci sono almeno altri 10 investitori interessati a fare investimenti e a presentare progetti per un ammontare di oltre un milione di euro. È anche per dare risposta a queste persone che vengono inseriti in assestamento i convenzionamenti sui prestiti agevolati. Questo specifico intervento va nella direzione di dare un segnale alle imprese in territorio che intendono investire.

Emendamento del governo Articolo 2 bis “Regime agevolativo transitorio”/approvato con 31 voti a favore, 5 contrari, un astenuto e 2 non votanti.
Sds Eva Guidi: Si tratta di avere un regime agevolativo per semplificazioni amministrative e burocratiche, non di un regime forfettario. Gli effetti si avranno nel 2020, ma è importante agire già da adesso,non per fare propaganda- come è stato detto- ma per motivi operativi.

Roberto Ciavatta, Rete: Qui non è tanto il contenuto da stigmatizzare, ma le modalità con cui arriva questa cosa. E lo dice anche il sindacato. Noi abbiamo avuto l’emendamento ieri, e sappiamo che entro un mese e mezzo verrà emesso un decreto per cui le società avranno delle facilitazioni. Ma è materia contrattuale. Le rimostranze sindacali derivano che su questa materie si deve attivare un tavolo. Personalmente non siamo contrari a questa attività, ben venga, se ne ragioni, ma non può essere fatto con decreto. Il superamento del forfettario sostenete sia altra cosa, benissimo, ma dovevate spiegarlo.
Stefano Canti, Pdcs
Secondo me, in questo emendamento si parla di regime forfettario, e vi rientriamo. Lo possiamo chiamare come vogliamo, ma una parola in comune c’è tra le varie denominazioni date in aula ed è la parola ‘regime’. Ieri sera, all’incontro con la Csu, un esponente ha detto che siamo passati ad un regime fascista. E ve lo stiamo dicendo da più parti. Non è il modo di introdurre una modifica così importante con un emendaneto e un decreto. Perchè si vuole cambiare sistema con un emendamento all’assestamento, e non è invece stata studiata una legge apposita, se la deadline è comunque dicembre 2020? Perchè questa fretta? Ritirate l’emendamento e sediamoci a un tavolo come è giusto che sia.

Tony Margiotta, Gruppo Misto
Mi unisco al coro per chiedere il ritiro dell’emendamento, questo e anche gli altri del pacchetto sviluppo. La presentazione di questi emendamenti- che vanno a modificare dei progetti di legge, come quello del’Igr, che hanno creato tensioni sociali senza precedenti- la si fa, senza coinvolgere gli attori preposti a rappresentare imprese e lavoratori interessati. Addirittura si dà mandato al congresso di emanare praticamente ‘domani’ un decreto delegato, senza aver avuto incontri, senza aver informato tutte le associazioni e le parti sociali coinvolte in questo emendamento. Per opportunità politica e sociale, per non creare ulteriori tensioni, è giusto siano ritirati questi emendamenti e si inizi un percorso di confronto che è alla base del programma elettorale di Adesso.sm.

Iro Belluzzi, Psd
Si portano tematiche che porterebbero lo scontro tra parti sociali e datoriali, infatti non sono contrari a questa proposta solo i sindacati, ma anche alcuni datori di lavoro. Ci sarà un assestamento bis ad ottobre, nulla vieta quindi di ripristinare quel percorso di concertazione con parti datoriali e sindacali, eliminando elementi divisori. Quanto incasserà di meno lo Stato rispetto al sistema attuale, è stata fatta una stima? Il paese ha bisogno di unità di intenti. Perchè altrimenti tutti i provvedimenti cadono nel vuoto. Mi auguro questo emendamento possa essere stralciato.
Jader Tosi, C10
Questo articolo parla di inserimento di semplificazione burocratica per le piccole aziende. Questa è una delega, non istituisce immediataente un sistema fiscale agevolato. Le microaziende non hanno possibilità di essere coerenti con amministrazioni più complesse. Si rimanda a un decreto delegato che dovrà essere costruito e del quale si andrà a discutere per avere lo strumento migliore per dare risposte ad aziende e paese. La riforma tributaria che è stata fatta è -permettetemi- incompiuta. Perchè la base imponibile doveva avere altro criterio e oggi ci troviamo a mezz’aria. Bisogna cercare una sintesi tra piccole e grandi imprese. A chi dice che non abbiamo incontrato associazioni datoriali: sono state incontrate, alcune hanno ritenuto opportuna questa strada, altre hanno detto ‘piuttosto che niente, meglio intraprenderla’. A chi dice che questo è argomento di materia contrattuale, vorrei smentirli, no c’entra nulla con la contrattazione, si parla di sistema fiscale, può essere condiviso con i soggetti istituzionali, ma nulla ha a che vedere con la contrattazione.

Teodoro Lonfernini, Pdcs
Questo articolo è stato oggetto di discussione con i sindacati ieri sera, eccetto Usl che non era presente. Come si fa a dire allora che erano stati contattati? Tosi, si faccia dire dai suoi colleghi presenti della contestazione subita per la mancata condivisione, non ne sapevano nulla.

Alessandro Mancini. Ps
E’ un emendamento non tecnico, ma politico. Il regime forfettario era una delle caratteristiche del nostro sistema tributario, si decise di rivedere l’Igr, tenendo conto che quelle coordinate non erano più compatibili per principio di equità e neanche per il rapporto con l’amministrazione italiana. Se siamo usciti dalla black list, uno degli elementi fondamentali fu proprio la riforma Igr e uno degli elementi di quella riforma fu l’abolizione del forfettario. Non possiamo non ricordarcelo. Si potrebbe innescare nuova tensione con le categorie e si potrebbero compromettere i rapporti con la Repubblica italiana. Tenendo conto di queste cose e della necessità di introdurre strumenti per semplificare l’attività delle imprese- che condivio- bisogna fare un ragionamento politico. L’emendamento va ritirato perché, così come formulato, non produrrà gli effetti sperati, ma solo tante distorsioni.

Roberto Giorgetti, Rf
Alcune osservazioni mi sembrano un po’ sopra le righe. E’ stata ricordata la riforma Igr del 2013, il risultato di quella legge, molto positiva, ha prodotto però un effetto non positivo: per le piccole imprese e per i professionisti si incassa meno di prima. Tant’è vero che poi si è introdotta la minimum tax. E’ evidente che da tempo c’erano problematiche intorno alla definizione di determinate fasce di reddito. Qualcuno vuole insinuare invece che si vuole cambiare un sistema che funzionerebbe benissimo. Non chiamarlo forfettario non è una furbata linguistica. Era altra cosa.
Dalibor Riccardi, Gruppo Misto
Stiamo parlando del niente, qualcosa che demanda a un decreto- scritto malissimo- e inserisce anche persone giuridiche e introduce la natura societaria tra chi ne può usufruire, e per me è un abominio. Qualcosa ci sarà già, ma vediamo qui a esaminare qualcosa dove c’è tutto e niente, è un blitz. Uno spot elettorale. L’unica cosa che si individua è che entro il 31 luglio ci sarà un decreto delegato e comunque gli effetti si verificheranno nel 2020. E’ vero, non esistono riforme tributarie perfette e quella del 2013 non ha avuo in alcuni ambiti l’effetto sperato, ma allora apriamo un ragionamento.
Alessandro Bevitori, Ssd
Ieri sera sul “2 bis” si è avuto un acceso confronto con il sinsacato che ci ha chiesto il ritiro di questo emendamento. E ha messo sul tavolo le obiezioni al metodo. Possiamo convenire su tutto, purtroppo le cose sono tante e si arriva sempre lunghi, dobbiamo sicuramete fare autocritica sul metodo, ma non è che stiamo facendo e attuando qualcosa di irreversibile. Stiamo dando una delega che vuole riconoscere un regime più semplificato e snello per le piccole imprese e per le piccole attività. Possiamo convenire sul fatto che il piccolo bar e la grade impresa oggi hanno gli stessi identici adempimenti e scadenze. Ci sarà sicuramente un confronto sulla predisposizione del decreto, e su come stilarlo e quali parameti ci devono essere. Non credo che la proposta sia così da condannare, ho sentito che siamo fascisti…per carità, ognuno è libero di dire quello che vuole. In tutto il mondo c’è differenziazione tra grande azienda e piccola impresa, anche nella vicina italia c’è il regime dei minimi.
Mariella Mularoni, Pdcs
Un vero e proprio colpo di mano si è avuto con un emendamento non condiviso con le forze di opposizione e, ancor più grave, con le forze sociali. Abbiamo bisogno di ulteriori scontri interni? Fermatevi, ritirate questo emendamento, non è con metodi arroganti e lesivi dei principi democratici che si interviene sulla riforma Igr, che è stato un accordo frutto di coesione sociale. Senza considerare le ricatute che si possono avere nel Paese. Non possiamo permetterci di alimentare ulteriori tensioni nel paese.

Matteo Ciacci, C10
Questo emendamento ha fatto tanto riflettere nel paese e discutere in Aula. Il confronto si è avuto con tecnici, categorie, e l’idea è semplice: oggi le piccole attività hanno gli stessi adempimenti delle grandi imprese e noi come Stato incassiamo pochissimo. Siamo partiti dai dati: su 29,5 mln di euro di imposte nette pagate dalle imprese, di questi ben 28 milioni di euro sono pagati dal 26% delle aziende, quelle con l’imponibile più alto. Ovvero le grandi aziende. Non è un ritorno al forfettario e alle sue distorsioni. Il regime previsto seguità gli obblighi previsti dalla legge, ci saranno i controlli.

Elena Tonnini, Rete
Nessuno dice che si vuole andare contro le piccole-medie imprese e che non hanno bisogno di una sburocratizzazione. Il punto è che non si può pensare che su temi delicati come questo, siano portati in aula interventi con veri e propri blitz. I consiglieri di maggiorza hanno ammesso una mancanza su questo percorso, da parte di altri c’è volontà di andare avanti facendo finta di niente. Con questo emendamento si inserisce il decreto delegato che rappresenta di per sì una delega in bianco. A parole dite di non voler introdurre il forfettario, ma come si tradurrà il decreto lo vedremo solo una volta fatto. Il decreto è uno strumento che non apre al dialogo, vi presenterete con cose già fatte come avvenuto da due anni e mezzo a questa parte.

Gian Carlo Capicchioni, Psd
Nessuno è contrario alle semplificazioni. La riforma tributaria del 2013 doveva servire per accordo tra politica, associazioni datoriali e sociali perchè doveva far emergere la base imponibile che era nascosta e tuttora è nascosta. Su quello che lei, consigliere Ciacci, vuole portare avanti per mettere la bandierina, in realtà abbiamo tutto il tempo di ragionarci, visto che andrà in vigore nel 2020. Perchè c’è questa urgenza?
Massimo Andrea Ugolini, Pdcs
Come mai in Variazione di bilancio si introducono articoli programmatici? E si inserisce la delega su un aspetto che, in occasione della riforma del 2013, è stato oggetto di un forte confronto tra le parti. Se vi era effettivamente necessità di semplificare le attività delle piccole imprese e dei professionisti, nessuno è contrario, ma se si deve cambiare politica fiscale, servono dei ragionamenti e non emendamenti in assestamento che introducono deleghe.
Giuseppe Maria Morganti, Ssd
La proposta introdotta dall’emendamento ha una finalità legittima, quella di semplificare la vita delle piccole imprese rispetto la burocrazia che alimenta freni nei confronti della libera imprenditoria. Quello che si vuole fare non è il regime forfettario e noi questo termine non lo vogliamo usare perché ci riporta a tempi tristi, in cui quel regime serviva per fare fatture false. Siamo passati dall’essere un Paese con una determinata situazione a un Paese nuovo, compliance con le dinamiche internazionali e la trasparenza per imprese. Che contineranno a presentare la propria contabilità.

Federico Pedini Amati, Mdsi
Per le piccole imprese c’è già un calcolo con cui si paga l’Igr per scaglioni. A me fa specie si continui con questo meccanismo. In America uno può dichiarare tutti i suoi redditi e scaricare tutte le spese e se sgarri paghi. Uno deve poter pagare le tasse sull’effettivo reddito, ma anche scaricare tutto, ma questo non si vuole fare.

Marco Gatti, Pdcs
Si introduce un sistema per persone fisiche e società. Quali sono le semplificazioni amministrative e fiscali? Viene in mente solo che non si fa più la dichiarazione redditi. Significherebbe allora che qualcuno ha preconcordato il reddito, prima o dopo. Se la semplificazione è l’individuazione della base imponibile, cosa significa? L’unica spiegazione è che preconcordo il reddito su cui pago le imposte. Volta e gira, insomma, sembre forfettario è.
Gian Matteo Zeppa, Rete
Ieri, appena ha avuto la possibilità di accedere al sito del Consiglio, il sindacato è intervenuto per bocciare questa proposta e non ricordo una nota stampa del sindacato così ‘veloce’ e la richiesta immediata di un incontro per la sera stessa. Significa che il vostro modo di porvi non è giusto.Gian Carlo Venturini, Pdcs

Si attribuisce la delega per emettere il decreto che introduce il discorso del forfettario, oggetto di una grossa battaglia nel 2013, e poi è seguita la critica emersa anche dall’incontro di ieri con i sindacati. Un intervento come questo doveva essere preceduto da una riflessione più ampia. Non è questo il modo di introdurlo, non è possibile buttar là, senza confronto, un provvedimento che aumenta tensioni già presenti nel nostro Paese.
Lorenzo Lonfernini, Rf
Abbiamo 1.404 aziende imprese che hanno una mole di ricavo di 518 mln di euro e che hanno imponibile pari a zero in termini di Igr. Allora il problema c’è o no? Noi proponiamo un modo per affrontare il problema. C’è tempo, prima di emettere il decreto, di fare un confronto con i sindacati, e per tenere conto delle riserve e delle perplessità. D’altro canto, non si può neanche andare a dicembre a intervenire su questo.
Luca Boschi, C10
Ci hanno accusato di fare un blitz e di voler aiutare gli evasori fiscali. Sgombriamo il campo da questa illazione vergognosa, è esattamente il contrario. Non è forfettario, ma introduzione del regime dei minimi, presente in tutta Europa. Rigettiamo le accuse di blitz, fascismo e collusione con chi vuole evadere. Anzi questo provvedimento porterà di più nelle casse dello Stato.
Marianna Bucci, Rete
Questo emendamento è un articolo che in teoria potrebbe trovare l’accordo in Aula e con le parti sociali e del paese, per natura è condivisible, ma diventa divisivo perchè non c’è stata condivisione.
Marica Montemaggi C10,
C’è la volontà di apportare miglioramenti e se è necessario, o può essere positivo per allentare i toni, penso si possano allungare i tempi per poi procedere al decreto.

Sds Guidi Replica
Ribadisco si tratta di un intervento che non vuole inserire il forfettario. Semplicemente si tratta di un intervento per contrastare la burocrazia. Essendo stato depositato già l’emendamento, occorre accordo per posticipare l’emanazione del decreto al 31 agosto e consentire un migliore confronto.

Dopo la pausa per concordare l’emendamento viene raggiunto un accordo con l’opposizione su tempistica e modalità di intervento: “Viene dato mandato al congresso di Stato di emanare in ambito dell’assestamento che sarà presentato in settembre un apposito provvedimeto normativo volto a regolamentare uno specifico regime agevolativo per piccole imprese sammarinesi (…)”.

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22 Maggio 2019
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