Governo, Fortuna (Unicusano): “Mercati preoccupati, ma migliorano”

"Altri paesi Ue si astengano da commenti, difficile Italia fuori da euro"
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ROMA – “È evidente che adesso c’è una situazione di difficoltà legata al fatto che il nuovo governo ancora non ha preso vita. Però è anche vero che dopo un’impennata degli ultimi giorni, oggi la situazione è migliorata e quindi almeno in questo momento c’è un atteggiamento dei mercati più propositivo: lo spread è diminuito di una decina di punti rispetto alla chiusura di ieri, è un segnale positivo perché, vista ancora l’instabilità generata in campo politico, potevamo aspettarci anche oggi una giornata difficile”. Lo ha detto il Magnifico Rettore dell’Università Niccolò Cusano, Fabio Fortuna, oggi a Radio Cusano Campus parlando della reazione dei mercati alla situazione politica italiana. “Sul mercato azionario è evidente che ieri la borsa ha perso intorno al punto e mezzo per cento, e quindi non ha perso nulla. Come avevamo spiegato ieri, lo stacco dei dividendi avrebbe prodotto un calo di circa un punto e mezzo del listino e così è stato. Oggi il FTSE MIB è positivo ancora, c’è volatilità ovviamente, però il fatto che lo spread sia diminuito non ci fa cantar vittoria perché qui gli eventi sono ravvicinati e poi alcune volte anche discutibili però l’importante è che il mercato tenga e lo spread non salga”, ha aggiunto Fortuna, spiegando che “lo spread è il termometro, qualche volta sopravvalutato, dello stato di salute e dell’impatto che hanno gli altri nel vedere ciò che succede in Italia. È un clima difficile, non è che il nuovo governo nascendo garantirà cose per le quali non ci hanno risparmiato critiche, a partire dal ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, per non parlare del tedesco” Manfred Weber, capogruppo del Ppe al Parlamento europeo e membro della Csu bavarese, “che se n’è uscito come i dolori. Farebbero bene ad astenersi da commenti estemporanei e scontati. E’ evidente che quando c’è instabilità ci possono essere delle preoccupazioni. Permangono le perplessità in campo europeo sulle modalità comportamentali che il nuovo governo assumerà nei confronti dell’Europa”.

Secondo il Magnifico Rettore dell’Università Niccolò Cusano, Fabio Fortuna, “c’è anche un timore dovuto all’origine quantomeno un po’ populista di queste forze che però probabilmente, assumendo responsabilità di governo, muteranno, e già lo hanno fatto, il proprio atteggiamento. Credo che anche loro che non sono europeisti convinti capiscano che l’Europa e l’Eurozona rientrano in un processo difficilmente modificabile. È molto difficile pensare ad un’Italia fuori dall’Euro, pensare ad un’Italia che prosegua sulla sua strada indipendente dall’Europa e testimonianza ne è l’atteggiamento contraddittorio dei francesi. La dichiarazione del ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, da un lato è pesante perché dice ‘Attenzione, mettete a rischio l’eurozona’, dall’altra implicitamente ci riconosce una importanza notevole perché se il destino dell’Eurozona dipende da ciò che fa l’Italia possiamo anche inorgoglirci e pensare che l’Italia conti qualcosa. Insomma, facciano pace con il cervello. Le interferenze in questo momento sono sicuramente dannose non soltanto per l’Italia ma per tutto il contesto europeo. Non a caso Junker, che spesso parla nell’ottica della sua funzione europea, prudentemente si sta astenendo dal commentare ciò che sta accadendo e magari lo farà quando il nuovo governo avrà modo di cominciare a operare”.

Infine, Fortuna commenta i dati resi noti questa mattina sull’andamento dell’economia italiana: “Alle 10 è stata pubblicata una nota dell’Istat che analizza le prospettive dell’economia italiana confermando il rallentamento nei primi mesi del 2018. Ci dice che al momento il Pil è visto in crescita all’1,4% e non all’1,5% come più volte ventilato sia a livello nazionale che internazionale. Questi rallentamenti, sia pure non gravi ma che ci sono, portano ad una previsione di Pil leggermente inferiore rispetto a quella precedente. Questo non ci rincuora, ma ci attende un secondo semestre e soprattutto un terzo trimestre che normalmente ci aiuta con tutte le cose collegate al nostro Paese, come il turismo, che ci dà sempre una grossa spinta a livello di PIL. Tutto sommato aver limitato i danni del rallentamento e’ ragionevole e non bisogna fare confusione: non è che i rallentamenti sono dovuti al fatto che è successo qualcosa a livello politico in Italia, non c’entra assolutamente nulla. Il rallentamento deriva dalla congiuntura internazionale macroeconomica a livello europeo. Non siamo noi che condizionano il mondo, ma viceversa”.

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