Tornano a bruciare i bus a Modena, la Regione Emilia-Romagna avvisa Seta: “Qui è intollerabile”

Il periodo peggiore è stato tra il 2012 ed il 2014, quando sono bruciati 30 mezzi tra Modena e Piacenza
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BOLOGNA – “In Emilia-Romagna non possiamo tollerare episodi di questo tipo”. L’assessore ai Trasporti della giunta Bonaccini, l’ex segretario del Pd di Bologna Raffaele Donini, lo ha detto forte e chiaro venerdì scorso al modenese Vanni Bulgarelli e al reggiano Roberto Badalotti. Il presidente (uscente) e il direttore generale di Seta, la spa dei trasporti pubblici che nel 2017 ha scarrozzato quasi 60 milioni di passeggeri tra Modena, Reggio Emilia e Piacenza, sono stati convocati in viale Aldo Moro dopo anni e mesi difficili per l’azienda di strada Sant’Anna. Il problema è il fuoco (doloso solo in pochi casi) che non dà tregua in primis agli autobus gialli, proprio quelli del bacino modenese che soffrono l’età e una manutenzione complicata: quest’anno sono già quattro i casi di incendio, e se anche se i dati dicono che il fenomeno finora era in calo nessuno sembra percepirlo. Non lo percepiscono gli autisti né gli utenti, i quali, guidati dall’associazione Udicon, hanno appena depositato un esposto in Procura a Modena sostenendo che a bordo non si sentono più tanto sicuri. Ma davvero anche in Emilia è arrivata Flambus? Non proprio, seppur già azzardare il paragone renda bene l’idea del momento.

I dati non dicono tutto, neanche questa volta, ma aiutano a capire: a Roma sono bruciati 67 mezzi in tre anni quindi oltre 22 all’anno, dal 2015 al 2017, e soltanto 10 nei primi cinque mesi del 2018. Tra le grandi città italiane segue Genova, con 23 casi e in media quasi e otto incendi all’anno, ma si tratta di paralleli complicati perché tutto andrebbe rapportato alle dimensioni del parco mezzi. Salendo in Emilia, in ogni caso, balza agli occhi di nuovo il dato del 2018. Le fiamme hanno colpito già quattro volte Seta quest’anno in provincia di Modena, per una media che sembra tornare a salire dopo un oggettivo calo: il 26 febbraio una corriera sulla strada provinciale vicino a Lama Mocogno (i siti parlarono di “tragedia sfiorata” enfatizzando la chiusura della statale del Brennero e dell’Abetone), il 16 aprile un mezzo urbano della linea 8 vicino al centro commerciale I portali, il 26 aprile ancora un autobus in via Vignolese, il 17 maggio scorso il bus 13 che si dirigeva in deposito. Come in altre occasioni non si sono segnalati feriti tra i passeggeri, nei casi in cui erano a bordo, ma sono divampate presto polemiche politiche e sindacali a tutti i livelli.

Ragionando meglio, si possono considerare i numeri riferiti a tutti i casi in cui si è verificato un incendio completo o solo un principio di incendio (quindi non i casi di surriscaldamento di freni o del radiatore, casistiche che i giornali a volte classificano come ‘principi di incendio’ medesimi). Tenuto conto che in alcuni episodi il mezzo è stato completamente distrutto dal fuoco mentre in altri i vigili del fuoco sono arrivati in tempo, si può partire da quando Seta è nata nel 2012. Ebbene, il periodo peggiore dal punto di vista ‘pirico’ è stato proprio quello tra il 2012 ed il 2014 con ben 30 casi di mezzi incendiati nelle tre province: 14 a Modena, nove a Reggio e sette a Piacenza.

Dei 14 a Modena quattro sono bruciati di notte mentre erano parcheggiati nel deposito di Concordia, in due distinti episodi (il 14 febbraio 2014 e il 18 agosto dello stesso anno 2014) di natura sicuramente dolosa, in questo caso. Poi, dal 2015 ad oggi, da quando Bulgarelli si è insediato, la media è calata: nel 2015 si sono registrati quattro incendi (di nuovo tutti a Modena), nel 2016 due (uno a Modena e uno a Piacenza), nel 2017 ancora quattro (ancora tutti modenesi). Il tutto fino dunque fino ai quattro incendi già registrati nel 2018, neanche a metà anno. Preso atto che tutti i fuochi del 2018 sono modenesi, allora, in sostanza a Reggio Emilia l’ultimo episodio risale al 2014 mentre a Piacenza ce n’è stato solo uno in tre anni.  A conti fatti, come si conferma in strada Sant’Anna preparandosi a rispondere a nuove interrogazioni regionali a tema (pende al momento quella del leghista sassolese Stefano Bargi), la situazione più anomala è senz’altro quella di Modena, sia per numeri assoluti sia per incidenza percentuale sulla flotta circolante.

 

 

Domato ogni incendio, Seta ha proceduto caso per caso ad avviare un’indagine interna e, gira e rigira, la spiegazione è una: abbiamo troppi autobus vecchi e li stiamo già sostituendo, ma senza un intervento come si deve… Bulgarelli e Badalotti hanno citato a Donini “la prossima consegna” di 20 nuovi bus urbani a gas metano destinati a Modena città e “la progressiva sostituzione” del materiale più obsoleto. Come dire: non siamo come Roma se riusciamo a convincere i nostri passeggeri, e i nostri soci, che stiamo cercando una svolta. Nel triennio 2016-2018 Seta ha destinato quasi 30 milioni solo allo svecchiamento della flotta ma serve “un intervento massivo e strutturale, possibile solo in un quadro di certezze future sull’affidamento del servizio”, per dirla con Bulgarelli.

Badalotti e Bulgarelli

Premesso che sull’affidamento del servizio non ci sono certezze, o meglio da anni si procede di proroga in proroga in vista della chiacchierata azienda unica regionale dei trasporti, all’orizzonte si stagliano nuove nubi nerastre. Lo stesso Bulgarelli sta preparando gli scatoloni: voluto dal sindaco e presidente della Provincia Gian Carlo Muzzarelli, che lo aveva già ingaggiato come fedelissimo della sua campagna elettorale 2014, l’ex dirigente Hera è stato travolto in questi anni dalle polemiche sindacali sul contratto unico-miraggio per tutti i lavoratori dei tre bacini, sulle condizioni di lavoro per gli autisti che lamentano turni faticosi, sull’organizzazione generale. Il diretto interessato ha risposto presentando quest’anno il quinto bilancio consecutivo positivo per Seta, che però secondo i sindacati è proprio il frutto delle manutenzioni al risparmio nelle officine, e di fatto contrattaccando su tutta la linea, a partire dal memorabile “boom di malattie” recente di cui ha accusato gli autisti, guarda caso solo quelli modenesi. Morale: quando Bulgarelli lascerà, il suo successore (per ora circolano con poca spinta Mirko Valente della Cna e Andrea Cattabriga della Cgil) avrà di che ricucire.

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