“Viva Salvini, stiamo tutti con lui” gridano i big della Lega… ma Giorgetti?

L'editoriale del direttore, Nicola Perrone, per Dire Oggi
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ROMA – “Tutti allineati, tutti dietro al capo, Salvini ha chiamato e hanno risposto… però, c’è un però: non s’ode Giorgetti“, spiega un leghista di vecchia data ancora attivo a livello istituzionale in Lombardia. E come diceva Nanni Moretti, ‘mi si nota di più se vengo o se non vengo?’, è proprio il silenzio del ministro dello Sviluppo economico che diventa elemento qualificante del confronto in atto nella Lega. Un confronto destinato a diventare sempre più aspro e pesante tra le due anime del Carroccio: quella che vuole solo urlare nelle piazze e quella che pensa al sodo, a comandare e decidere per davvero.

Al centro della polemica quotidiana c’è l’approvazione del decreto sulle riaperture votato ieri dal Consiglio dei ministri. Un decreto che era stato concordato anche con la delegazione governativa della Lega. Ma Salvini ha fatto saltare il banco, imponendo ai suoi rappresentanti di rimangiarsi la parola e di astenersi. Un fatto grave, che ha fortemente irritato non solo il premier, Mario Draghi, che se l’è legata al dito, ma pure tutte le altre forze politiche della maggioranza. Mettendo in forte imbarazzo Giancarlo Giorgetti, che per molti incarna un’altra idea della Lega, una forza responsabile e di Governo.

Ma il leader del Carroccio oggi ha chiamato tutti a raccolta e sull’imbarazzo nella Lega è stato perentorio: “Sono fantasie giornalistiche. Io ho appena finito una riunione di 2 ore con ministri, amministratori, esponenti della Lega che hanno convintamente sostenuto la necessità di riaprire, vaccinare e restituire vita e libertà“, ha detto. “Ieri ho sentito Draghi sei volte, sempre in maniera amichevole, franca e leale. La Lega è entrata nel governo: non lasceremo il timone in mano a quelli che hanno fatto affondare la nave. Se lo scordino. Quella di ieri è stata una scelta di lealtà: e nessuno di noi è imbarazzato, ve lo garantisco, la nostra è stata una scelta di fiducia nei confronti degli italiani. La Lega ha dato la sua fiducia al governo Draghi, non al governo Speranza o dei chiusuristi“, ha aggiunto il leader della Lega, che infine ha emesso pure una sentenza: “Il coprifuoco non ha senso”.

Per quanto riguarda le spiegazioni, ce ne sono varie: “Salvini guarda con spavento i sondaggi quotidiani, ogni giorno la Lega perde consensi, non tanti ma dai e dai alla fine si rischia di finire dopo Fratelli d’Italia”. Ecco, è proprio la paura di vedersi sorpassare da Giorgia Meloni, e a quel punto ad essere costretto a cedere a lei la guida del centrodestra, che mette in agitazione il leader della Lega. Per questo deve salire sulla barricata quotidiana, mettersi al centro delle proteste anti governo, cercando di non finire nel mazzo dei traditori, di quelli che trattano con ‘Roma ladrona’. Deve giocarsi il tutto per tutto per invertire la rotta, perché un simile gioco funziona solo se la Lega tornerà presto a crescere. Altrimenti? Toccherà cambiare strategia e trovare un leader adatto per la nuova fase.

L’altra idea della Lega, quella che prima o poi salirà alla ribalta, è quella di una forza politica europea e responsabile, che si fa carico di rilanciare il Paese stando al Governo, dove si conta e si prendono le decisioni. Vero che in questa fase prevale la protesta dei tanti che non hanno visto nessun aiuto, che vogliono riaprire e tornare a lavorare. Ma nel mondo dei ‘lumbard’ altrettanto forte e maggioritario è l’universo di quanti aspettano i fondi europei e vogliono che vengano ben indirizzati. Questa è la partita e questi i giocatori. Ma stavolta, a fare la differenza, è l’arbitro: Mario Draghi non è uno che passava lì per caso, è personalità di grande forza, anche politica come si è visto in queste ultime vicende, riconosciuta nel mondo. Il premier andrà avanti spedito, ed è facile prevedere che non accetterà mai il ricatto di questa o quella forza politica visto che deve pensare al benessere del Paese. E se Salvini vorrà rompere si potrà accomodare fuori dal Governo, i voti di certo al premier non mancheranno.

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