Etiopia, proteste in sette città dell’Amhara: “Stop al genocidio”

Proteste di piazza, compreso nel capoluogo Bahir Dar, per dire basta alle violenze tra comunità che hanno causato in poche settimane decine di morti
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ROMA – Nella regione etiopica dell’Amhara si sono tenute proteste di piazza in almeno sette città, compreso il capoluogo Bahir Dar, per dire basta alle violenze tra comunità che hanno causato in poche settimane decine di morti. Le comunità locali, riporta la testata Addis Standard, hanno invocato la pace e chiesto misure per fermare l’ondata di violenze, ma soprattutto hanno espresso il loro dissenso contro il Partito della prosperità, che è al governo, e contro il primo ministro Abiy Ahmed Ali, accusato di non fare abbastanza per favorire la riconciliazione nazionale.

“Non ci rappresenta” è stato tra gli slogan più intonati dai partecipanti, un coro scandito per prendere le distanze dal Pp e dal governo federale. A Debre Markos, a circa 250 chilometri più a sud, hanno protestato anche gli studenti dell’università, esponendo cartelli con su scritto “stop al genocidio degli amhara”.

Nell’Amhara da marzo sono state uccise oltre 300 persone negli attacchi. L’ultimo è avvenuto pochi giorni fa nell’est, dove gli amhara vivono accanto alla Regione speciale degli oromo, etnia maggioritaria del Paese: due città sono state attaccate da milizie armate che, secondo le autorità locali, hanno ucciso un numero imprecisato di persone e costretto alla fuga migliaia di residenti. Sopravvissuti contattati dall’emittente Bbc hanno riferito di almeno 20 vittime.

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L’esercito etiopico, che non è stato in grado di respingere l’offensiva e che ha subìto perdite, ha accusato del raid il gruppo armato Esercito di liberazione Oromo (Ola). Il governo di Addis Abeba ha rafforzato il presidio dei militari e proclamato lo stato d’emergenza nell’intera regione.

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